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Ancora una volta mi ritrovo di fronte alla dignità del dolore della separazione, la gratitudine della presenza, la lenta consapevolizzazione dell’amara ma naturale realtà.

Raccolgo le mie lacrime e vado via, le piango a voce alta, da sola fra le mie cose senza bisogno di nasconderle né di mostrarle. Quel che mi resta. L’immagine calda dei paesaggi di freddo, la musica allegra della speranza, il caldo abbraccio nel tenero sguardo.

Non mi stancherò mai di ringraziare: ringrazio la luce del sole che annuncia il buongiorno, i suoni allegri delle strade in festa, il colore del tramonto al di là delle montagne, il brillare delle stelle nel silenzioso cuore della notte.

La magia dell’inaspettato.

Sogno e proietto ogni desiderio e poi qualcosa avviene. Ne resto incantata.

Un po’ di me. Scrivo sorridendo facendo mio il tempo dell’infanzia. Mi immergo nelle favole di maghi e di regine, di boschi e di fiammelle e mi emoziono.

Ripenso all’insegnamento della vita, quello che ho ricevuto fin dall’inizio, solo ora ne scopro il valore, dopo che gli anni sono passati e hanno tracciato sul mio viso i segni del ricordo.

Un turbinio di sentimenti. La nostalgia frammista all’inquietudine: vorrei poter vedere solo per un momento, respirare il profumo dei giochi, sentire il calore dell’affetto incondizionato.

Tutto quello che possiedo ora nell’animo mi è stato donato.

Osservo attentamente e rivedo quello che conosco bene e sempre uguale mi appare. La gratitudine che appartiene a chi di delicatezza e rispetto ne ha fatto una delle leggi della propria vita.

E penso che sono stata fortunata, che anche tu sei stata fortunata.

Cambio pagina e prendo una pausa. In fondo è Natale e bene sappiamo che vive non solo la malinconia del ricordo ma anche la calda allegria negli occhi dei bambini, la tenera eccitazione dell’attesa.

Ritorno bambina. Mi lascio inebriare dai momenti trascorsi più intensi, vissuti a pieno ma nell’inconsapevolezza che, un giorno lontano, avrebbero dato il colore ai miei sentimenti. Al mio sentire, al colore dei sentimenti.

Al mio sentire. Al colore dei sentimenti.

E tutto ritorna come prima: il ciclico alternarsi degli eventi. Provo a mettere da parte quelle paure che impediscono qualsiasi tentativo e vado avanti.

Quest’oggi, di primo mattino, mi sveglio con la voglia di lasciarmi andare senza troppi pensieri da sistemare. Cerco il collegamento fra me e quello è stato e traccio le analogie.

Quante volte ci si può innamorare nella vita?

Il dono della vita.

È vero che non mancherà, oppure la forza dell’amore che è stato manterrà vivo il ricordo anche nei momenti in cui è richiesta l’urgenza della presenza?

Lo so bene, purtroppo. Ma, una punta di orgoglio si fa sentire e mi rende fiera.

Vorrei poter donare quello che ho già vissuto, solo la parte più bella, però.

Parliamo ormai utilizzando sempre più il linguaggio del passato, che ha costruito il mio presente e che ne farà il futuro. E ne sorrido.

Così per tutti. Per tutti quelli che si fermano ad ascoltare, per tutti quelli che corrono senza però perdersi il piacere del paesaggio, per tutti quelli che vivono non solo di speranza ma anche di certezza di quest’oggi.

Il sole sulla brina, depositata nel primo freddo mattino, promette sorridendo.

A tutti quelli che hanno lasciato una traccia

Fernanda – 8 dicembra 2013

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