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Ritorno sui miei passi. Pochi gli anni trascorsi anche se hanno fatto gran parte della mia vita, quella importante.

E qui mi fermo e mi pongo la prima domanda. Ma esiste un frammento di vita senza valore?

Credo proprio di no.

Aspettiamo con ansia l’arrivo di questa nuova che promette colori di azzurro sui momenti grigi dell’anno, cominciato non da molto ma vissuto fra molti dolori e ansie tornate.

Scosto lo sguardo e rivedo lo stesso paesaggio.

Da un vetro appannato, una immagine sfuocata: i monti accarezzati dalle nuvole minacciose, la luce che sfugge dai ritagli di cielo, il verde ritrovato che accarezza le ondeggianti discese. Ma il tutto privato dai contorni netti e decisi che potrebbero dare un contorno definito a questo dipinto.

Insieme per mano.

Mi sveglio agitata e ritorno velocemente alla realtà delle cose di oggi. Nonostante il sogno mi ha trascinato all’indietro in un tempo già vissuto ma reale, mi rimane nella mente la sensazione dell’abbaglio che si avvicina al miraggio.

Una foto dopo l’altra. Sfoglio nella memoria del passato e rivedo un ritaglio di “vita vissuta”.

No, questa non è rivolta al passato ma a quello che c’è ora, quello che vive di oggi nutrendosi di giorni di inizio che non vogliono decollare.

La luce inonda ogni angolo illuminando e donando speranza.

Uno, due, tre dipinti accarezzano una bianca parete altrimenti nuda, priva di vita e di ogni colore. E anche se quello che appare di fronte i miei occhi è sfuocato, riesco a cogliere l’immagine come fosse nitida e chiara. Senza alcuna sbavatura nel colore.

Questo è il quadro di uno stato d’animo impresso e risvegliato dal tardo mattino, a ricordare che le parole all’interno dell’anima è bene siano liberate all’esterno, nell’aria o sui fogli. Comunque non imprigionate senza essere condivise.

Però …

Poche parole. Sono giorni ormai che a fatica riesco a tirare fuori pensieri e parole. Una strana tranquillità nasconde in realtà una inquietudine ansimante che mi costringe ad affannare il respiro. La mente offuscata non trova chiarezza e qualsiasi banale azione o movimento costa lavoro.

Eppure …

Ascolto nel silenzio dell’immagine sfuocata e cerco le voci.

Cambio pagina e immagine. Questa volta provo ad annusare l’odore, lo lego al momento e sorrido piangendo.

Apro bene gli occhi e osservo dalla mia finestra ogni cosa che muove cercandone il senso.

E mi ritrovo indietro. Quando il dolore nascente apriva la strada per troppo tempo serrata, quando la possibilità del risveglio trascinava guidando e l’orizzonte appariva non piatto ma ondulato di colori sgargianti. Era arrivato il momento di trovare quell’oltre alla linea che separava i pensieri.

Ed oggi?

Un dialogo interno, un sorriso spontaneo. Dal sorriso nasce la consapevolezza e la certezza, la capacità di imparare a saper ascoltare.

Fernanda

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