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Se quel Bimbo è Gesù, non potrà sbalordirsi per quanto l’umanità abbia perduto il senso, lo scopo, la strada maestra da seguire.

Quel Bimbo non potrà stupirsi per la dis-umanità che appare di volta in volta assente mai giustificata.

Quel Bimbo non potrà destare ulteriore meraviglia per gli ultimi tra gli ultimi depredati di ogni salvezza e dignità.

Quel Bimbo non potrà rimandare emozione, restando appiedato a mezzo metro di distanza dall’esistenza lacerata.

Quel Bimbo grida dal basso, alla terra, al cielo, al mare sommerso di sguardi che non possono più sollevarsi.

Quel Bimbo è Gesù, là, dove la memoria è costretta all’inciampo, malamente ridotta a una caduta all’indietro.

Quel Bimbo è già un Uomo, frutto di evoluzione, di sofferenza, di speranza, un Uomo buono perché onesto, che diventa sangue, diventa lotta, piu’ ancora orma digitale di un futuro che c’è per ognuno e per ciascuno.

Quel Bimbo nasce a Lampedusa, in quel di Oleppo, nelle savane africane, tra gli alberi della gomma svuotati della loro linfa vitale.

Quel Bimbo nasce in ogni anfratto martoriato dalle etiche e dalle morali d’accatto, nel fallimento di generazioni tradite e colpite alle spalle.

Quel Bimbo dentro la culla è sospinto nel vicolo cieco, dove non c’è copione da ricordare, palcoscenico da allontanare, storia da rigettare, no, in quella culla non c’è possibilità di resettare come alla playstation, ogni gemito è urlo, è pianto, è l’ultima volontà di un perdono.

Quel Bimbo nasce e ci costringe a uscire dal nostro comodo rifugio dell’indifferenza, dall’angolo della nostra stessa disumanità, per tentare di essere più semplicemente persone migliori, infine se noi sapremo davvero esserlo, avremo una città migliore, una società migliore.

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