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Questa da dove nasce? Forse, e per ironia, da una fiaba, scritta con amore e per incontrare il sorriso dell’innocenza. Ma non solo. Diciamola tutta, non solo, anche per gratificare la mia penna.

In questo periodo dell’anno ritornano indisturbate le ansie del passato e quelle che verranno. Ma se ne saranno mai andate? E allora mi ritrovo in questo tardo pomeriggio di inizio inverno e di preludio alla festa più sentita a riflettere camminando.

Le vie del centro. Un pensiero a come le cose cambiano nel corso degli anni, a come radicalmente sono cambiate. E noi, siamo rimasti sempre gli stessi oppure siamo cresciuti, tornati indietro, etc.? Qualunque sia, penso che il cambiamento si riferisca a qualcosa che si modifica, cambia aspetto dentro e fuori.

Qual è la più grande paura?

Rileggo con attenzione, come se non fossero nati da dentro di me, i fogli accarezzati dalla penna della magia. Con un altro spirito rileggo cercandone il significato ed il piacere del sorriso, ma proprio non mi viene.

Si aggiunge questo anno, ad un lungo estenuante periodo che proprio non vuole trovare luce, o almeno la luminosità da inseguire per arrivare fino in fondo.

Mi ritorna nella mente un brano del più grande cantautorato che ci appartiene con orgoglio, e ripenso al momento in cui l’ho ascoltato. Forse, in verità, ne ho letto i versi prima ancora di ascoltarne la musica.

Qual era, allora, la paura?

Sempre la stessa.

Diventa parte integrante dei pensieri, vive indisturbata nell’animo tormentato e scava senza sosta, come l’insistere di una goccia sulla durezza della roccia.

Mi sollevo nel silenzio adornato dalle luci della mia casa e affacciandomi alla finestra questa volta cerco quello che non vive più. Ha intenerito tanti miei solitari mattini di primo caffè, ha illuminato il mio sguardo, ha rischiarato il pensiero dell’inevitabile. Ha dato la speranza e, anche se dai miei occhi sporgono le lacrime di tristezza, so bene che quello che mi è rimasto, che mi è stato donato è tanto.

Assume contorni diversi e le forme più svariate, ma spesso è sempre uguale. C’è chi per sfuggirla la ignora, ma così facendo la lascia libera di muoversi indisturbata nel di dentro, alimentando scintille di dolore che diventano fuochi indomabili.

Le scintille di dolore. Le scintille di passione.

Che grande prova! Le prove della vita. A cosa serviranno, quanto maggiore sarà la capacità, non di gestire, ma di saperle affrontare la prossima volta? E, soprattutto, avranno un significato?

L’aria è frizzantina questa sera in questo magico mese che vola senza dare il tempo al respiro di riempire.

Che peccato! Ma, messi insieme questi anni faranno un bel viaggio.

Un soffio, delicato in superficie, svolazza via un pensiero e si accende un desiderio. Non si possono accendere i desideri e poi all’improvviso spegnere la luce!

È vero, la si sente dappertutto. La si può sentire nelle strade affollate dal passaggio della gente, nelle fredde folate di vento che irrigidiscono qualsiasi movimento, anche al tepore del gradevole calore del fuoco della casa. E allora, perché tenerla?

Lontano, miglia e miglia come un tempo, seduta all’ingresso di una grande struttura; voci di altri posti; volti mai visitati.

Mi ritrovo a leggere ascoltando i versi di un grande pezzo che ha segnato un momento indelebile nel cuore.

Fernanda

Francesco De Gregori – L’Infinito

Lascia che cada il foglio

Dove sta scritto il nome

Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume

E’ un riflesso sull’acqua

Una bolla di sapone

E alla fine del libro non c’è spiegazione

Ho viaggiato fino in fondo alla notte

E stava nevicando

E ho visto un grande albergo con le luci spente

E ho avuto tanta paura

Ma nemmeno tanto

La strada andava avanti

Ed io slittavo dolcemente

Lascia che cada il foglio

Dove sta scritto il nome

E metti un palio

Al mio dolore

E non guardare il tempo

Il tempo non ha senso

Domani sarà tempo

Di cose nuove

Ho viaggiato fino in fondo nella notte

Senza guardarci dentro

Senza sapere dove stavo andando

E alle mie spalle il giorno

Si stava consumando

Ed ho provato un poco di tristezza

Ma nemmeno tanto …..

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