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Impegnatevi per ottenere ciò di cui avete bisogno, e quando non riuscite a ottenerlo, ebbene, sorridete e tentate ancora, in un modo diverso (William Hart)  

L’atleta può considerare il non raggiungimento di un obiettivo prefissato come una sconfitta personale. Ma nello sport si mettono in conto le sconfitte, servono a farti fermare, riflettere, fare il punto della situazione, osservare, valutare, capire cosa c’è stato di utile, di importante nella prestazione eseguita e su cosa, invece, bisogna lavorare, cosa si può migliorare. Quindi, tutto sommato, la sconfitta potrebbe servire per fare una valutazione delle proprie risorse, punti di forza e, al contempo, delle criticità.

Il dottor Siebert, psicologo clinico fondatore del Resiliency Center of Portland, spiega come si possono trarre lezioni preziose dalla scuola della vita in cinque passi:

  • Passo 1: dopo aver avuto un’esperienza importante, rivivetela mentalmente, in modo da chiarirvi bene cosa è accaduto. Poi ripercorrete la scena come un osservatore esterno.
  • Passo 2: descrivete l’esperienza. Raccontatela a u amico o riportatela sul diario. Siate osservatori obiettivi. Non si impara né quando si giustificano le proprie azioni né quando si è ipercritici nei confronti di se stessi. Quando riuscite a osservarvi con distacco vi ponete in condizione di elaborare delle opzioni di comportamenti diversi.
  • Passo 3: domandatevi: “Che cosa posso imparare da questa esperienza? Se ricapitasse la stessa cosa, che cosa potrei fare in modo diverso e che cosa alla stessa maniera?”
  • Passo 4: Immaginate di parlare o agire con maggiore efficace la prossima volta.
  • Passo 5. Provate a raffigurarvi mentalmente la vostra risposta migliore e più efficace. Nella vostra immaginazione, guardatevi compiaciuti mentre, la prossima volta, padroneggiate al meglio la situazione.

Lavorare attraverso l’esperienza, l’immaginazione, la visualizzazione, permette di esercitarsi, di allenarsi in vista di una situazione da affrontare.

Perls descrive come l’attività mentale sembra agire come risparmiatrice di tempo, energia e lavoro per l’individuo: “Quando medito su un problema, cercando di determinare quale corso d’azione seguirò in una data situazione, è come se facessi due cose molto reali. In primo luogo, ho una conversazione circa il mio problema: in realtà potrei avere questa conversazione con un amico. In secondo luogo, riproduco con l’occhio della mente la situazione in cui mi porrà la mia decisione. Anticipo nella fantasia ciò che accadrà nella realtà, e sebbene la corrispondenza tra la mia previsione fantasticata e la situazione reale possa essere non assoluta, così come non è assoluta la corrispondenza tra l’albero della mia mente e l’albero del mio giardino, così come è solo approssimativa la corrispondenza tra la parola ‘albero’ e l’oggetto albero, è tuttavia sufficiente perché io possa basare le mie azioni su di essa.

Pertanto l’attività mentale sembra agire come risparmiatrice di tempo, energia e lavoro per l’individuo.

Anche Gallese, soprattutto a seguito della scoperta dei neuroni a specchio, descrive l’importanza dell’immaginazione come una sorta di simulazione mentale: “In quanto esseri umani, abbiamo la facoltà di immaginare mondi che possiamo avere o non avere visto prima, immaginare di fare cose che possiamo avere o non avere compiuto prima. Il potere della nostra immaginazione può dirsi pressoché infinito.

L’immaginazione visiva condivide con la reale percezione diverse caratteristiche. Ad esempio, il tempo impiegato per scrutare attivamente con gli occhi una scena visiva coincide con quello impiegato per limitarsi ad immaginarla. Una serie di studi di brain imaging hanno dimostrato che quando immaginiamo una scena visiva attiviamo regioni del nostro cervello che sono normalmente attive durante la reale percezione della stessa scena.

Come nel caso dell’immaginazione visiva, anche l’immaginazione motoria condivide diverse caratteristiche con la propria controparte ‘attiva’ nel mondo reale. La simulazione mentale di un esercizio fisico, ad esempio, induce un incremento della forza muscolare che è paragonabile a quello ottenuto col reale esercizio fisico. Quando immaginiamo di compiere una data azione, vari parametri fisiologici corporei si comportano come se noi stessimo effettivamente eseguendo quella stessa azione. La frequenza cardiaca e respiratoria aumentano durante l’immaginazione di compiere esercizi motori. Tali aumenti inoltre, così come accade nel reale esercizio fisico, crescono linearmente col crescere dello sforzo immaginato.

L’immaginazione visiva è equivalente alla simulazione di una reale esperienza visiva, così come l’immaginazione motoria è equivalente alla simulazione di una reale ed attiva esperienza motoria. Dobbiamo tuttavia porre l’accento su di un aspetto molto importante: nell’immaginazione motoria il processo di simulazione non è automatico ed implicito, ma è il risultato di un deliberato atto di volontà del soggetto.” (4)

Come è possibile aiutare una persona in vista di una situazione da affrontare? E’ possibile facendo in modo che la persona in qualche modo si sperimenti, accompagnandola passo dopo passo in un’esperienza che la aiuti a rendersi conto, a considerare la possibilità che anche al di fuori del contesto terapeutico sia pensabile mettere in atto nuove modalità sperimentate nel setting protetto della terapia.

Lo psicoterapeuta può interessarsi al mondo dell’altro, restando presente davanti a lui e mostrandosi capace, interessato e, aspetto fondamentale, essendo umano: con nessuna certezza di guarigione, ma con la certezza che si è in quel momento lì presente per il cliente, paziente, persona.

Se un atleta è fortemente motivato nel voler praticare il suo sport che comporta lavori, sacrifici, rinunce, affronterà le sconfitte a testa alta, complimentandosi con se stesso per quello di buono che è riuscito a fare finora, complementandosi con l’avversario per la bravura dimostrata in quell’occasione, anche perché prima o poi lo trovi uno più forte o che comunque riesce a batterti; in questo caso un aspetto importante del vero campione è la resilienza, il cui significato è: “mi piego ma non mi spezzo”, che sta a significare che il vero campione esce fuori dalle sconfitte con più voglia riscattarsi, di far meglio, di migliorare gli aspetti, le aree in cui ha mostrato carenza; il concetto di resilienza è presente anche nelle persone che subiscono traumi, quelli che possiedono questa caratteristica non vanno incontro a stress acuti, o disturbi post traumatici di stress, ma ne escono più forti, con un valore aggiunto.

Riporto di seguito una testimonianza di un campione di nuoto.

Franco Del Campo ha disputato – primo italiano nella storia del nuoto – due finali alle Olimpiadi di Città del Messico (1968): “Partecipare ai Giochi Olimpici e magari raggiungere – anche se da ultimo – due finali, è il sogno supremo di chiunque faccia sport. Ma, per arrivare alla fine di questa lunga marcia, bisogna iniziare con un numero infinito di passi intermedi, di allenamenti, di gare piccole piccole, qualche volta vinte e più spesso perse (diffidare di quelli che vincono subito, troppo spesso e troppo facilmente: non riusciranno ad imparare dall’esperienza e a superare il prezioso stress formativo della sconfitta). Poi arrivano, lentamente, le gare più importanti, prima regionali e poi nazionali. E non ci sono scorciatoie. Ma a questo punto devi aver superato una certa selezione, basata – certo – sui tempi e sui risultati, ma soprattutto trascinata dalla determinazione, dalla testardaggine, dalla caparbia volontà di tener duro, anche se avresti voglia di fare altro.”

  1. Hart W., LA MEDITAZIONE VIPASSANA come insegnata da S.N. Goenka Un’arte di vivere, Edizioni ARTESTAMPA, 2011, Modena.
  2. Sielbert A., Il vantaggio della resilienza, come uscire più forti dalle difficoltà della vita. Edizioni AMRITA, Torino, 2008, pag. 119-120.
  3. Perls F., L’APPROCCIO DELLA GESTALT, Astrolabio, Roma, 1977, p. 24.
  4. Gallese V., La molteplice natura delle relazioni interpersonali: la ricerca di un comune meccanismo neurofisiologico, 2003, Networks 1, p.34.
  5. Del Campo F., Disciplinaliquida, Ibiskos Editrice Risolo, Empoli, 2009, pag. 61.

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

380-4337230 – 21163@tiscali.it

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