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Shhh! qualcuno è “in ascolto…” sul Pianeta Longostrevi!

Una vita al buio (c)

La vita, per il giovane Longostrevi, ha avuto a tratti il sapore amaro dell’emarginazione. Si può giungere persino a credere che alcuni episodi non “accadano” per caso. In questa puntata ci viene offerto uno spaccato dei pensieri di Fabrizio, in relazione a determinati momenti storici ed episodi, il tutto, volutamente romanzato, come sempre. Buona lettura.

Quelli del Big Brother d’ora in poi semplicemente “loro”.


Loro sanno tutto quello che so io “prima e meglio” perché sanno anche come l’ho saputo, dove, quando e perché l’ho inteso come l’ho inteso o come ho creduto d’intenderlo e se anche non l’avevo inteso come dovevo e potevo intenderlo l’avevano gi` inteso loro per me.


Hanno letto tutti i miei temi scritti a scuola fin dalle elementari (ne ho la quasi certezza), hanno conosciuto e parlato con tutte le persone (vive o morte) che ho conosciuto io.

Hanno tutta la mia vita in mano dai zero fino ai 29 anni di oggi.


Hanno cercato di farla finire questa vita più di una volta e anche con discreti risultati: a causa di una macchina guidata che mi taglir di netto la strada da un certo Sig. B. di Lodi nel ’91, che uscì all’ultimo momento da una via perpendicolare a quella che percorrevo io con la mia Honda nsr 125, ad elevata velocità senza rispettare lo stop, che gli avrebbe dovuto imporre di dare la precedenza, persi il controllo della stessa e ne uscii con un numero imprecisato di fratture (polso sinistro con frattura di radio e ulna e capitello ulnare ruotato di 180 gradi):

mi trovavo a pochi isolati dall’ospedale S.R. ma l’ambulanza partita dallo stesso arrivò dopo circa un’ora e trenta….

Durante il successivo intervento chirurgico per la ricostruzione del polso eseguito in anestesia totale (forse a causa di un errato “dosaggio” della stessa) intervenne, mi riferirono, un arresto cardiaco che mi lasciò, non mi fu mai detto per quanto tempo, tra la vita e la morte.


Quando avevo 15 anni e cioè nel 1988 mentre mi trovavo in collegio fui condotto all’interno della stanza di un compagno (tale P.P.) il quale con l’aiuto di un altro (tale C.C., figlio di un noto sociologo) mi immobilizzò e mi strinse intorno al collo con tutta la forza che aveva in corpo la cintura del suo Kimono da karatè facendomi perdere conoscenza.

Ma questo fu un fatto sicuramente del tutto casuale. Meno casuali sono molti altri fatti tipo la porta di un treno che viaggiava alla massima velocità alla quale ero appoggiato che si aprì inspiegabilmente tutto a un tratto: evitai di essere risucchiato solo grazie alla straordinaria prontezza dei riflessi che mi consentì di aggrapparmi a un maniglia.

Quanto vale la vita di un essere umano?


I ricoveri coatti (malgrado io stessi in uno stato d’equilibrio psichico discreto) che ho subito presso un reparto di un noto ospedale lombardo avevano il solo scopo, realizzato con artifici di ogni tipo (farmaci contrari alle mie necessità terapeutiche, presenza fra i pazienti di finti pazienti infiltrati, libri e giornali scritti ad hoc…) di “caricare” nel cervello tutto quello che serviva per rendere lo stesso inutilizzabile, giusto per usare un eufemismo.

A proposito di acqua, con un chiaro parallelismo con quanto avvenne a mio padre in carcere (cella allagata) la camera che mi ospitava (la sola del reparto) un notte si riempì d’acqua.


So bene che non ho, né posso o potrò avere mai le prove di quello che ho appena riferito nelle righe che precedono. Quindi avete tutto il diritto di giudicarmi come un mitomane, paranoico, egocentrico e da ricovero. IT’S UP TO YOU, ma per un solo attimo, uno solo, provate a pensare di trovarvi nelle condizioni, seppur romanzate, che sino ad oggi ho descritto dalle pagine di questo web-magazine, cosa pensereste: “ma certo, sono solo coincidenze…”; mi domando: ne siete sicuri?


La psiche umana funziona reagendo a degli stimoli (parole, frasi, suoni, immagini) e loro conoscono le mie reazioni alla perfezione, le conoscono al punto che pare mi manipolino, “marionettino” e strumentalizzino secondo i loro fini al punto che io possa credere che come entità individuale non esisto nemmeno più: nella mia psiche è come se ci pensassero loro, sono un burattino di legno asservito a scopi che non conosco.


Per questo mi convinsi, infondatamente, che durante un intervento chirurgico eseguito nel ’98 per una otoplastica in anestesia totale (per la cronaca dalla dott.ssa P.G. dell’Ospedale S.R., figlia di un alto ufficiale di P.G.) fosse avvenuto qualcosa di anomalo e arrivai persino la ragione (me la fecero perdere loro) che nella voluminosa protuberanza che ancora conservo nella parte posteriore delle orecchio costei avesse inserito dei microchip…fino a che punto posso essere arrivato, ora potete immaginarlo?


Giunsi sull’urlo della follia (mi ci fecero giungere loro facendomi credere che conoscevano i miei pensieri ancor prima che io li pensassi) e la superai solo grazie ad un miracolo.


So che è molto difficile scommettere mezza lira bucata su quanto ho appena riferito in questo frettoloso, confuso e, forse, allarmante sfogo notturno, ma confido nell’intelligenza del lettore che mi preme sin d’ora rassicurare che sto bene e nella possibilità di riferire ulteriori notizie, chiarimenti e circostanze ( a mio parere) oggettivamente probanti in occasione del nostro prossimo incontro.

È come quando hai appena visto un film di spionaggio a sfondo noir e cominci a pensare che:

Io so che loro sanno.

Io so quello che mi hanno fatto.

E lo dimostrerò.

Non pretendo di essere creduto ma solo ascoltato.

A presto.

FPL – 05.04.2003

– CONTINUA


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