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Cosa abbiamo nelle mani?

Quante volte ce ne rendiamo conto?

Quanti ne sono veramente a conoscenza?

La trasmissione dell’impulso nervoso. Il passato con prepotenza guida le mie mani quest’oggi, anche se a così poca distanza le cose appaiono essersi sistemate in maniera naturale, in linea col mio stile di vita, col mio modo di essere. Eppure manca ancora qualcosa…

Ci rimettiamo in viaggio dopo una lunga notte trascorsa a vagare freneticamente fra le pieghe dell’anima. Mi sollevo e ricomincio.

Senza più limiti.

Corro, inconsapevole di quello che mi spinge, senza guardare in avanti, lo sguardo invece in alto, fisso nello spiraglio di tenue celeste che spunta dal cielo minaccioso. Dopo un pomeriggio di respiri altalenanti cerco di cogliere quello che appare agli altri, ma si nasconde a me.

Posseggo lo strumento, senza accorgermene, lo afferro e, dopo averlo smontato, provo ad usarlo senza voler capire a tutti i costi. Alberga una grande confusione nella mente. Inchiodata a terra dalle ansie, trattenuta dalle mie stesse incapacità, arresa all’evidenza della realtà. Eppure… tutto lì, nello strumento.

Ho dimenticato qualcosa? Facile in questo periodo della vita. Perdo il filo, parole a cascata con senso però ma senza filtro di protezione. Graffiano appena fuori, lasciando un segno profondo, una riga a solcare e definire un percorso intrapreso naturalmente.

Mi aggrappo ad un desiderio inespresso e provo a farlo vivere.

Attraverso di me. Ritorno sui limiti, ne vedo con trasparenza tantissimi, sistemati intorno a creare dei muri ad impedire.

La distorsione.

Ma cosa abbiamo creato? Quali sono i modelli cui ci siamo ispirati, o meglio dove sono i modelli che ci hanno guidato?

Senza più possibilità.

Un sorriso inaspettato ma tanto atteso mi dona finalmente la serenità, quella giusta a ricordarmi che del godere della vita ne ho fatto la mia filosofia, unica e sola. Ogni volta me ne si da la possibilità la trasferisco orgogliosamente, sperando possa servire a riaccendere un momento un po’ offuscato dai tomenti.

In dono dalla nascita, ma affinato da tutto ciò che ruota intorno e che è importante provare a cogliere. Non è tardi quasi mai.

Immagino il viaggio.

Piena di speranze mi sollevo velocemente, ma una spina di delusione mi trafigge, riportandomi alla realtà. “Da fare impressione”. Come sempre è una questione di equilibrio: lo raggiungiamo, si frantuma, ci si riprova e via ancora, seguendo una traiettoria circolare, ma sempre più larga.

La scala dei valori.

La si può considerare non statica, ma diversa nei vari momenti della vita? Sarebbe forse una incoerenza? La soluzione, la risposta nello strumento.

Aria insolitamente fredda a scandire una stagione diversa dalle altre. L’imprevedibilità che mi appartiene in questa realtà però, mi crea un leggero turbamento, un fastidio che non trova via di uscita e si trasforma nella perdita del respiro. L’ordine delle cose come per magia risolleva dalle tensioni, allarga lo sguardo all’orizzonte senza definirne i confini.

Un elenco di cose, un insieme di righe, parole messe tutte in fila fanno un bellissimo pensiero, dipingono un momento, colorano i sentimenti.

Fernanda

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