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Nelle relazioni umane, quale dei due pronomi è più conveniente usare?

Io faccio lo psicoterapeuta da moltissimi anni ed ogni giorno, per alcune ore, dialogo con Esseri Umani.

Fin dai primi tempi della mia professione, nella relazione analitica, ho avuto il problema della forma

TU o LEI?

È poco importante, si potrebbe pensare, trattandosi di forma. Eppure, la lunga esperienza mi ha dimostrato che il veicolo ( Tu o Lei ) nella relazione umana è molto importante.

La Grammatica italiana dice:


il pronome è una parola che sta al posto del nome ( pro= invece, nomen= nome )

i pronomi si distinguono in:

pronomi personali, soggetto:IO – TU ecc…


pronomi personali, complemento: LEI ecc…

IO e TU

Sono pronomi personali intercambiabili, importanti – simili a me (vicini).

LEI

È un pronome sostituibile: accessorio – poco importante ( lontano da me ).


Il TU, quindi è più vicino, è un mezzo di comunicazione confidenziale, è un’arma potente; se si usa bene è il canale attraverso cui si veicola; passano:

  • LA CONFIDENZA
  • LA FIDUCIA
  • L’EDUCAZIONE
  • IL RISPETTO
  • LA CALDA INTIMITA’
  • L’AMORE
  • L’AFFETTIVITA’

  • LA RELAZIONE UMANA POSITIVA in genere;

se si usa male, fa scivolare più fluidamente, più liberamente, anche:

  • L’AGGRESSIVITA’ NEGATIVA
  • L’ODIO
  • LA MALEDUCAZIONE
  • LA VILLANIA
  • LA DIFFIDENZA
  • IL DISPREZZO
  • LA VIOLENZA

Cioè tutto ciò che di brutto l’Essere Umano è capace di sviluppare e di trasmettere.

Può fare quindi molto male: genitori, figli, innamorati, amici, parenti in generale, quando si litiga, usiamo solo il TU.

Anche tra persone che prima si davano del Lei o che non si conoscevano, se in macchina si hanno divergenze, cosa si nota?

Apostrofandosi con energia:

si usa solo il TU.

Il Lei è un mezzo di comunicazione protettivo, più distaccato, più freddo, più impersonale, ma è più sicuro, tiene a distanza, ci difende ( tra esseri umani ove tutto è paura ).

Due Esseri Umani che non sono mai stati presentati da un comune conoscente ( che unisce, che ci garantisce dalla paura ), sono sconosciuti e se si incontrano per la strada non debbono salutarsi; se invece sono stati presentati è d’obbligo che incontrandosi, si salutino, anzi si devono salutare pena l’ “offesa”.


Svicolando un pò, ti voglio raccontare ciò che mi è accaduto tempo fa, verso la fine degli anni ’70, mentre stavo mettendo a punto la Mappa della Personalità ( studi che oggi rappresentano le basi della teoria della “Scuola di Formazione di Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico” , che ho ideato, fondato e che dirigo ) e, giusto in quel periodo, cercavo continuamente verifiche alle mie riflessioni.

Una mattina dirigendomi verso un bar per il solito buon caffè mi venne incontro un essere umano che non conoscevo, ma che a parte un viso “sconosciuto” per il resto era come me, con tutti i suoi pezzi a posto: gambe, braccia, testa, corpo ecc.

Pensai “fammi provare”, ed il mio umore era molto gradevole, “mi va di salutarlo, desidero augurargli una buona giornata, è possibile che nessuno, questa mattina, l’abbia fatto

Arrivato a tiro, tranquillo e sorridente “Buona giornata, signore” gli dissi.

Costui, distolto dai suoi pensieri, con l’atteggiamento indagatore, tra la paura ( oh dio è un pazzo!) e la sorpresa timorosa ( che vorrà?), mi rispose garbatamente schermendosi: ” Mi scusi, ma noi ci conosciamo?” e magari pensò ” Questo mi ha scambiato per un altro“.

No“, gli risposi con un tono di voce calda ed un tranquillo sorriso candido, che voleva esprimere “Stai tranquillo, non voglio farti del male“.

Ed aggiunsi: ” E’ proprio indispensabile essere stati presentati per augurare ad un Essere Umano buona giornata?”.

No, no” rispose tra il sorpreso e l’imbarazzato, “Ha ragione“, aggiunse ed in tono trionfale “Buongiorno anche a lei” concluse deciso, e tirò via, accelerando il passo, come uno che sta pensando ” Non si sa mai…”, tirando fuori tutte le “sane “paure dell’Essere Umano.

Buon giorno anche a lei” mi risuonava nelle orecchie e al ricordo mi risuona ancora.

Con quel “a lei” voleva rimettere le cose a posto, recuperando la distanza di sicurezza.

Ecco a che serve il Lei, mi sono detto; quella famosa distanza (lei) che ci permette di vivere il nostro spazio vitale e che il Tu, troppo spesso, invade come un bulldozer.

Il Lei in analisi, io l’ho reso più vicino con il sorriso e la calda accoglienza, che riserbo a tutti: analizzati o no, e che ho applicato anche a Scuola per quella necessaria regola di vita che si chiama rispetto, senza il quale la comunicazione umana è più difficile.

Giovanni Russo

COMMENTO E RIFLESSIONI

il problema non è la scelta del pronome, ma l’uso che se ne fa.

Ricordiamoci che ogni cosa può essere espressa in modi differenti, a seconda del nostro stato d’animo del momento. Nel dialogo con gli altri, diversi da noi, quindi, diventa utile saper scegliere adeguatamente le modalità ed i tempi della nostra comunicazione. Non dimentichiamoci che le parole hanno un significato, ma, soprattutto, un significante, che qualifica in quel momento la personalità di colui che le esprime.


Francesco Chiaia – 10 novembre 2002

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