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Difficile cominciare quando sono tante le cose da dire, ma, nello stesso tempo, è come se l’eccessiva riservatezza bloccasse il mio pensiero sulla carta.

Questa sarà la storia di una giornata cominciata tempo fa, quando il sole, timidamente, scendeva sullo sfondo all’orizzonte, fra i monti al tramonto e, dalla parte opposta, dietro la linea che separava l’acqua dall’azzurro del cielo. Inverno rigido alle spalle, un periodo di grandi difficoltà. Giornate tirate all’estremo fra la necessità di soddisfare i bisogni fondamentali e la sete di allegria, quella richiesta all’umore per garantire alle note che risuonano la possibilità di comporre una gradevole armonia.

Cosa è successo? Quando le redini della razionalità sfuggono alle mani di chi conduce il carro, difficilmente si ritroverà velocemente la giusta strada.

Sogno. La trasformazione come mai l’ho desiderata, non posso più aspettare, è arrivato il momento di fare ordine dentro e fuori.

Si passa gran parte della vita a cambiare pagina, ogni svolta una fatica: la ricerca, la conoscenza, l’accettazione, il sorpasso. Detto così potrebbe sembrare facile e senza grossi perturbamenti. Ma…

Veloce come il vento senza essere trattenuto dal pulviscolo dell’aria, fantasia alimentata da un mondo parallelo, pomeriggi di pensieri freschi e leggerezza. Eppure… mancava qualcosa, forse quello che in tanti sentono di possedere senza troppi sforzi, così in naturalezza.

La penna dell’anima riuscì a catturare un sorriso da una lacrima e trovò, per la prima volta, un canale più diretto con l’esterno.

Un malessere, si potrebbe provare a trasformare un malessere in quel sorriso, invece che restare ore ed ore a rimuginare su, smontarlo per poterlo meglio capire e trovarsi intrappolati all’interno di una bolla trasparente e senza aria. Il tutto viene ad assumere un significato che va oltre la realtà, poco si riesce a vedere con chiarezza intorno e, senza avere la possibilità di correre, uno stato d’ansia supera il confine, quello che separa la verità dalla suggestione.

Un sassolino nella scarpa disturba la mia attenzione e, anche se tutto intorno splende nella lucentezza del sole nascente, manco alla promessa che ho fatto con me stessa.

Raggi di sole, freschezza nella limpidezza dell’acqua, un volo veloce verso l’orizzonte. Dall’esterno. La capacità di osservazione non accompagnata dal suono delle parole condiva le sue giornate, ricche e sempre diverse l’una dall’altra. Non avrebbe potuto essere altrimenti, la monotonia nella ripetizione degli eventi avrebbe tolto l’energia alla grande vitalità. Incantata dal suono del silenzio, trascorreva ore ed ore ad immaginare, senza accorgersi che la fantasia lentamente la trasportava un po’ fuori, oltre quel confine.

Perdo i confini e trasformo un sorriso in un incubo, vivendolo così a pieno che poco riesco a discriminare. È come se la ragione avesse abbandonato ogni pensiero nella mente e mi ritrovo a vagare in un prato di spine, in qualsiasi direzione io mi muova sento trafiggere la pelle. Un dolore acuto e insistente si trasforma in pensiero circolare, sfuggente e che non riesce a farsi prendere. La mente…

Camminiamo accanto, nella stessa direzione ma ognuno perso nei suoi pensieri. La via di mezzo, a volte mi ritrovo ingarbugliata nei desideri, fra la voglia di renderli vivi e la paura di non poterli realizzare.

Immediatamente prima, un attimo prima rifletto su quello che è avvenuto. E poi? Qual è il passo successivo? Travolta da un pensiero insistente e senza tregua, nato dentro la parte più profonda della mente, inviato da chissà quale meccanismo curioso e dispettoso. Nulla o niente posso fare, nemmeno aspettare lo sfinimento. Questa volta proprio non riesco.

Tanto tempo fa. Quando il sole all’orizzonte, quando il nutrimento nasceva dal silenzio, quando l’imbrunire non incuteva mai paura.

Ancora nulla è stato detto. Continuerà.

Fernanda

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