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Realmente parlando?


Pensieri degli anni difficili.


Una rete a maglie, non troppo strette, da lasciare passare quello che c’è dentro, ma senza filtrarlo.

Facile lasciarsi condizionare da quello che ci prende durante le nostre giornate. Ci appassioniamo ai momenti, cerchiamo di tenerli a noi stretti, ma, poi, arresi li lasciamo andare.

Quando la tensione raggiunge l’istante in cui si incomincia a perdere il senso della realtà, allora diventa necessario alzarsi e riprendere fiato. Perché, forse, si era solo dimenticato di farlo.

Impulsiva in tante cose, riflessiva in molte altre. Dipende, credo, dall’importanza che lego agli eventi. Mi prendo tutto il tempo, pur fidandomi della sensazione immediata, per rispondere ad una domanda studiata. Ma, così facendo, finisco per controllare le cose.

Come ho già avuto modo di dire più volte, vivo molto dell’istante e poco cerco di sistemare il futuro, ma, per ciò che riguarda i successi e gli impegni e quant’altro possa contribuire alla mia formazione, mi piace guardare lontano. Mi calo talmente tanto nelle situazioni che finisco per … trovarmi in un tubo! Flessibile, ma troppo stretto da impedirmi i movimenti, riesco appena a respirare, ma non vedo la luce. Come si fa a stabilire quali sono i “confini del tubo”? E “realmente parlando”?

Anche questa volta analizzo.

Realmente parlando vorrà dire non usare le metafore, direttamente quindi e senza lasciare intendere. Ma se la sensazione provata è proprio questa, come si fa a dare un confine ad una cosa che stretta ci avvolge proprio perché non vuole che ne vediamo la fine?

Ho sempre paura di perdere la spontaneità. Potrei non riuscire ad esprimere quello che veramente io sento, perché troppo presa ad osservare la reazione che detta il pensiero. E partono nella mia testa le cento domande…

Cogliere quanto più è possibile è giusto, aiuta a comprendere e ad avanzare, ma se si traduce in qualcosa che fa perdere il senso, forse è meglio fermarsi.

I confini del tubo.

Non capisco proprio le giornate incerte e, allora, per superare il conflitto le prendo al volo e le vivo fino all’ultimo minuto dell’ultima ora. Quando ormai, veramente stanca, sento il bisogno di uscire dalla realtà e affacciarmi al mondo dei sogni.

Ho davvero guardato bene da tutte le parti? Oppure il mio scetticismo, legato forse anche alla mia formazione, mi impedisce di vedere fino in fondo.

Non credo di andare oltre quando quello che innanzi mi si presenta poco mi piace. Semmai cambio strada e proprio non so se ciò vuol dire non affrontare gli eventi.

Tempo fa un amico mi disse: “La vita? In leggerezza”.

Aggiungo io ed ora: “E non con tutti questi contorni che rendono talvolta netti e non smagliati i confini”.

Non voglio per nessuna ragione sistemare e definire i confini. Ecco, questa è la risposta! Sarà per questo che adoro guardare l’orizzonte e perdermi in esso. È solo un’illusione, so che oltre c’è altro. Una linea che divide due cose, il mare dal cielo, ad esempio, è quello più conosciuto. Ma proprio là, dove sembra si fondono, una volta arrivati si può invece proseguire rivelando una grande verità. Il confine è quel punto dove al di là c’è qualcos’altro, che potrebbe o meno piacerci, ma non è questo il problema. A volte siamo portati a definire un confine solo per darci una regola, per seguire una strada fin dove arrivare. Poi, sta a chi percorre, avanzando e guardando di fronte, scegliere se fermarsi o meno una volta arrivati.

Mi fermo, rileggo, sorrido, constatando che il “realmente parlando” ha sforato il confine…

Sarà forse un meccanismo di difesa che porta a gironzolare sulle parole cambiandone l’ordine e forse anche il significato per non affrontare il “realmente” realmente cos’è? Ma chi, guardiamoci bene in faccia ora però, è veramente capace di dire la verità, proprio tutta, senza rivestirla dolcemente per essere non troppo cattivi con se stessi?

Ecco, ho detto la verità! Quella mia, ovviamente.

Fernanda

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