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Mancano pochi giorni al 14 dicembre p.v. e tutti gli italiani aspettano, trepidi, lo sviluppo di nuovi eventi politici che dovrebbero portare una ventata di gioiosa ripresa economica e sociale a tutti noi. Già in precedenza, il sottoscritto pronosticava un nulla di fatto e che il confronto, teso fino a sfiorare la violenza, fra la suddetta maggioranza attuale, sarebbe stata tutta una farsa tra secessionisti di tutte le parti parlamentari, per meglio lucrare poteri di varia natura. Ma che ragione c’era di apportare questo enorme putiferio, in un momento storico come l’attuale, che ci vede in prossimità di una grave crisi economica, alla quale non si vuole applicare una serie di interventi legislativi capaci di garantire il superamento della presente fase storica ? Si badi bene che quanto si andrà esponendo non è la panacea del problema, né un susseguioso suggerimento lapalissiano: è soltanto l’amara conclusione della gattopardesca visione della politica, per come, genialmente, l’ha intuita il grande ed attuale pensiero di Tomasi di Lampedusa: in sintesi, bisognerebbe cambiare tutto, perché tutto abbia a rimanere come prima ! ! ! Pertanto, ” nessun tema : tutto resterà immutato e le sorti d’Italia resteranno tali se non si determinerà un rivoluzionario e radicale rinnovamento di tutta la classe politica attuale, dall’estrema destra all’estrema sinistra da Roma alle regioni… PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



…fino alle entità territoriali più piccole. Qualcuno, con commiserevole sorriso, converrebbe che questa speranza supera la più rosea delle utopie; eppure, basterebbe dare impulso a quel secondo comma dell’art. 71 della lastra Costituzione, laddove, al popolo è riconosciuta la proposizione di iniziative legislative; basterebbero cinquantamila firme per mandarli tutti a casa! ! ! Ma c’è di più; A che servono 630 deputati e 315 senatori ? Negli U.S.A i senatori sono appena 94 ed i deputati 275; in compenso, vanno a rappresentare un territorio ed un popolo 12 volte superiore al nostro; ancora: per quale recondito mandato divino i presidenti della Repubblica diventano senatori a vita? Non basta, loro, essere stati parlamentari e sette anni di Quirinale ? Ancora: c’è una grave contraddizione nell’art.67 della Costituzione, laddove si riconosce, ai deputati tutti, l’onore di rappresentare la nazione, e, nel contempo, l’esercizio delle funzioni relative senza obbligo di mandato: il che sta a significare che la scelta elettorale, segretamente espressa nel chiuso di una cabina elettorale, perde ogni valore se l’eletto si sente libero e svincolato dal rispettare l’ideale politico, partitico( i latini cosi’ definivano questo mercato degli onorevoli : ” transire ab aliquo ad aliquem ” cioè, ” passare da un partito ad un altro “), ma che, almeno, si abbia il pudore di dare le dimissioni da deputato, e restituire all’elettorato quel mandato con dignità : anche per il rispetto che si deve al popolo che, tanto pomposamente, viene chiamato ” popolo sovrano “; basterebbe togliere al suddetto articolo la preposizione “senza ” e sostituirla con l’altra ” Con “. Ed allora, non ci resta che piangere direbbe il buon Troisi; ma una segreta speranza cova nel cuore di molti italiani: visto che non siamo stati capace di una bella rivoluzione alla francese, o alla russa o all’americana, che almeno si possa coltivare la soddisfazione di disertare le urne, come ultimo giudizio di disprezzo verso questi impiegati a vita del parlamento. Altro che ” aula sorda e grigia “.

 Dicembre 2010

 Giuseppe Chiaia – preside.-


 

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