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Per irridere di quel tanto che ci attornia, occorre rifarsi ancora ad Ennio Flaiano, fonte inesauribile di suggestioni realistiche, quando scriveva che “la situazione politica in Italia è grave, ma non è seria”. Irridere non basta, non basta nemmeno arrabbiarsi alla visione di “Report” (RaiTre) che la domenica sera cerca (e lo fa con dati ineludibili) di fare luce sul buco nero del deficit nazionale, scrutando nelle carte del malaffare diventato istituzione. Ultima rovina si chiama Consob, la Commissione nazionale per le società e la borsa, che il programma della Gabanelli ha smascherato in ogni meandro dell’inutilità, ovvero della utilità a coprire sperperi senza controllo alcuno. Come a dire: chi controlla i controllori? Vi è una “povera” signora al suo posto di lavoro in quegli edulcorati uffici che si sente persino mobbizzata: da molto tempo non ha un carico di lavoro, e come lei tanti suoi colleghi. Ma quanto prende di stipendio? Le chiede con insistenza l’autore dell’inchiesta. Ma lei non lo dice, rivelerà solo che prende tanti soldi. Tanti, ma quanti? Almeno, crediamo, la quintuplicazione dello stipendio di un dipendente Fiat, o di un impiegato qualsiasi che la poveretta ha vergogna di svelare. E i “capitani” di questi carrozzoni? I numeri si sprecano nell’abbondanza degli zeri… PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Tanti, troppi, mentre una nazione intera, la sua maggioranza almeno, si appresta ad una deriva, economica prima ancora che morale. O viceversa. C’è la Grecia o l’Irlanda dietro l’angolo – ammoniscono gli economisti – ma tanto questa gente così risibilmente smascherata ancora una volta da Report non modifica di un millimetro la propria posizione, auto di servizio ed autisti compresi. Mentre si dà atto ancora una volta della efficienza di questo giornalismo d’inchiesta (ben altro che i tg serali dei cappottini ai cagnolini), l’ascoltatore rimane passivamente arrabbiato, indignato senza una sua convinta reazione. Non reagiscono nemmeno quei partiti che dovrebbero coagulare la irritazione collettiva, non lo fanno le associazioni di massa, lo fa negli intenti il mondo della cultura, dai libri al cinema al teatro, persino i comici. Può tuttavia non bastare a ricreare coscienza di quanto ci attornia e ci mortifica, ci calunnia e ci offende nel profondo. Intanto cadrà un altro governo, si avverte nell’aria…Gli stessi replicanti si riproporranno come in un girone dantesco nel grigio delle città i cui grattacieli emergono dalla nebbia. E’ la lezione di “Blade Runner”, quel profetico film che Ridley Scott ha girato per farci specchiare nel futuro claustrofobico delle dissonanze. E delle assenze. Si replica, ancora un giro di vite e si ritorna come prima. “Report” rimane solo un tentativo. I replicanti riappariranno per le questue, anche senza di noi.

di Armando Lostaglio

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