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Non credo ai miei occhi!


Pensieri degli anni difficili

 

Volgo lo sguardo distrattamente e dal piccolo oblò un po’ oscurato per evitare la luce diretta del sole, li intravedo in tre piccoli movimenti, insoliti per una pista di decollo. Due avanti saltellano in sintonia, il terzo, un po’ indietro, fa fatica a seguirli. Le orecchie ben tese e lunghe rivolte verso l’alto. La luce arancio del tramonto li rende ancora più graziosi. Si fermano sul bordo di un piccolo intervallo sistemato nel centro di questa pista enorme ad aspettare.

Non credo ai miei occhi! Dopo draghi ed elefanti domestici questa mi sembra la più grossa allucinazione visiva abbia mai vissuto. E allora cerco velocemente la complicità di qualcuno dietro me, per mostrare quello che si presenta ai miei occhi. Che non svanisce, nonostante l’assurdità.

Sono atterrata e decollata in tanti aeroporti italiani ed europei e posso dire che, al di là molto spesso dell’infausto bagaglio del viaggiatore sventurato, me compresa qualche volta, non mi era mai capitato di incontrare un essere vivente non di genere umano, né appartenente ad altro genere più frequente che abitualmente vive la città. Ma tre coniglietti dorati nel pelo e che parevano tenersi per le zampe sulla pista di decollo dell’aeroporto di Parigi, proprio mai. Eppure!

Allarmata con me stessa chiedo la conferma. Non li vedo solo io, sono veri e proprio lì. Ma come saranno mai giunti fino a qui, da dove arriveranno e soprattutto dove sperano di andare?

In ogni caso dopo due aerei spalmati su abbondanti 12 ore e con un ritardo di altre oltre due, questa insolita visione non può che strapparmi il sorriso. Anche se mi trovo su un trabiccolo piccolo per un altro pò e che non promette certo una rilassante serata.

Mi addormento, non voglio più vedere né sentire. Mi rannicchio su me stessa e senza occuparmi di chi mi sta a fianco, chiudo gli occhi pregustando l’arrivo. Più si sale più aumenta l’intensità luminosa.

C’è chi in viaggio porta con sé la voglia di vedere sempre più, di riempirsi lo sguardo di “mai visto”, elaborarlo per poterlo meglio comprendere come altro che poco ci appartiene. C’è chi invece prende tutto senza assorbire, alla ricerca di qualcosa possa saziare quella sete temporanea che serve solo a staccare con il mondo per distendere la mente. E poi c’è chi si diverte, senza voler troppo incasellare ciò che scorre innanzi a lui, gustando il nuovo e la sorpresa e sorridendo delle abitudini “nostrane” che difficilmente noi italiani all’estero lasciamo a casa.

Sveglia di primissimo mattino, un panorama mozzafiato su un porto tipico di malinconia, come lo può solo un gelido mare del nord. Vento, ad increspare il movimento delle barche che si preparano alle traversate e poi i gabbiani, marinai che promettono con il loro volo e che si lasciano accarezzare dallo sguardo, ogni volta che dolcemente si posano.

Scendo velocemente nella grande stanza che ci accoglie per la colazione, incurante del contorno e, senza alcun pudore, rispettando le regole del mio essere fiera italiana, chiedo un caffè espresso!

Appartengo alla categoria degli italiani all’estero che cerca la pastasciutta. Riesco a cogliere gli aspetti di quello che è molto diverso dal nostro, curiosa delle abitudini di vita di chi vive in maniera completamente opposta, ma proprio non posso tollerare la mancanza dello spaghetto.

La città si presenta da scoprire in ogni angolo, l’architettura tipica dei paesi del nord spunta fiammeggiate nei colori e festosa di particolari sullo sfondo di un cielo freddo e terso. La vegetazione sfavillante di verde incrocia le tonalità spumeggianti di fiori mai visti prima, almeno non in questa forma. Prati sterminati abitati da migliaia di specie curate nei dettagli e vissute di particolari per meglio essere ammirate.

Il viaggio è libertà. Libertà di gustare quello che si presenta ed elaborarlo per come lo si crede; libertà passeggiando senza meta, inseguendo solo i passi che avanzano senza regole; libertà portando indietro quello che si vuole senza ingombri né zavorre. E per questo che diventa sempre più libertà quando lo si vive con chi poco ha da condividere abitualmente con te.

L’alba di queste ore che quasi mai si tingono di buio lascia il posto ad un rosso fiammeggiante. Dietro, striature di nuvole bianche che sovrastano il mare accarezzato di vento freddo. La luce assume tonalità quasi irreali.

Torno a casa.

Riapro gli occhi un solo momento: Parigi, il decollo. Mi sporgo velocemente per cercare con lo sguardo…

 

Goteborg, Svezia – 11/15 giugno 2010

Fernanda

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