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Una strada per imparare a creare ordine nel corpo e nella mente. Per “durare” a lungo… e bene!


A spasso verso un futuro migliore

Caro dottore, ho letto con interesse il suo articolo sulla paura di invecchiare. Quest’oggi vorrei rivolgerle delle domande che mi aiutino a capire come rispettare in pieno le indicazioni che lei ha suggerito.

Va bene, sono pronto.

In che modo si tiene allenata la mente?

Precisiamo che la mente bisogna tenerla impegnata, dal punto di vista neutrergico, affettivo ed aggressivo, perché altrimenti si vive in maniera poco equilibrata. Per quanto riguarda l’aspetto neutrergico, si può “operare” attraverso lo studio, verso qualcosa che interessa, che chiaramente sia costruttivo: qualunque cosa utile, che attiri la nostra attenzione e ci “costringa” a spremere le meningi, può andare bene. Dal punto di vista affettivo, attraverso la visione di filmati o la lettura di libri che attirino la componente sentimentale, in modo da pensare e vivere meglio… d’amore.

E l’aspetto aggressivo?

Tutto quello che migliora il nostro dinamismo, attraverso la programmazione di strategie che, pur partendo da una base neutrergica, protendano verso un’attività di movimento, che abbia a che fare con dei progetti, va bene.

Abbiamo sempre detto che la psiche ha un grande potere, sia nel bene che nel male. Allora, come possiamo ottenere il massimo del benessere?

Appagando in maniera matura ed equilibrata degli standard qualitativi che, tecnicamente, vanno sotto il nome di bisogni primari necessari non indispensabili e ci consentono, da una parte di realizzarci come individui “completi” e dall’altra, di calarci all’interno di un contesto sociale difficile. Riuscire a concretizzare un programma di vita che tenga conto delle proprie aspirazioni e che, al tempo stesso, ci consenta di integrarci in mezzo a tante persone condizionate da elementi di difficoltà, ci offre la possibilità di maturare e vivere nella maniera migliore possibile.

Mi può parlare delle endorfine?


Le ENDORFINE appartengono alla famiglia delle encefaline, sostanze presenti nell’organismo dei mammiferi, specialmente a livello del sistema nervoso centrale, responsabili della regolazione della percezione del dolore. Sono definite “oppioidi endogeni” per le proprietà analgesiche simili a quelle dei derivati dell’oppio. Furono scoperte per la prima volta nel 1975.

Mi ha spiegato più volte che le cause del mal di testa possono essere diverse (tensione emotiva, disfunzione del sistema neurovegetativo, malformazioni o infiammazioni artero- venose, sinusite, etc.). Volevo farle sapere che ho letto di un fattore legato all’astinenza da caffeina. Lei cosa ne pensa?

Effettivamente la caffeina è un potente analgesico. Quello cui lei si riferisce, potrebbe riguardare un quadro conseguente ad una terapia antidolorifica a base di caffeina (o un suo uso incongruo per altri motivi), cui consegue un periodo “rebound” (di “rimbalzo”) da astinenza. Trovo inverosimile, invece, che possa verificarsi una cosa del genere legata alla mancata assunzione di caffè da parte di chi ne faceva largo uso.

Secondo lei, i miei mal di testa sono dovuti esclusivamente allo scarico di tensione sul corpo?

Non mi risulta che lei abbia nevralgie da sinusite, perché non è stato un motociclista, o ha mai svolto lavori in condizioni climatiche avverse, non ha carenze di tipo alimentare e quindi non è giustificato che ci siano delle cause organiche; fra l’altro, le manifestazioni dolorose dovrebbero essere molto frequenti e avvenire indipendentemente da fattori emotivi. I suoi mal di testa sono conseguenze di conflitti emotivi, risultanti dallo stress cui è sottoposto ogni volta che deve affrontare problematiche impegnative. Ovviamente, anche se la base è psicologica, il coinvolgimento organico è sempre presente, con la produzione di quadri sintomatici dolorosi.

Siccome stiamo andando incontro a periodi climatici che, alla stregua del freddo invernale, stressano per gli sbalzi termici, come possiamo migliore l’attività del sistema immunitario?

Le fornisco alcune indicazioni di carattere generale su cui farebbe bene a riflettere in maniera adeguata.

  • Evitare stress termici – Infatti, per mantenere costante la temperatura, si consuma energia che si sottrae al circuito generale.
  • Dormire a sufficienza – Presso la University of California di San Diego, hanno studiato gli effetti del sonno sul sistema immunitario ed hanno scoperto che, in coloro che dormono meno del necessario, i linfociti K che aggrediscono direttamente gli agenti infettanti e li eliminano mediante produzione di sostanze tossiche, diminuiscono del 30%
  • Evitare l’assunzione di farmaci che disturbano il sonno fisiologico – E’ meglio consultare il proprio medico di fiducia ed evitare il “fai da te”.
  • Disintossicare ciclicamente l’organismo – Quadri sintomatici come il raffreddore o l’influenza, rappresentano occasioni per allontanarsi da fumo, caffeina, zuccheri in eccesso ed alimenti eccessivamente lavorati, in quanto si sviluppa una naturale repulsione verso queste sostanze nocive. La caffeina esplica un’azione diuretica, producendo una disidratazione dannosa per la patologie catarrali in quanto non consente la necessaria produzione di “espettorato” ; il fumo riduce le difese di bronchi e polmoni e produce radicali liberi, che danneggiano le cellule; l’eccesso di zuccheri riduce la capacità dei globuli bianchi di sopprimere virus e batteri; i cibi fritti e molto lavorati sono “ricchi” di radicali liberi che, elettivamente, riducono la funzionalità del sistema immunitario.
  • Praticare una sana e regolare attività fisica – Aiuta a scaricare la tensione, anche se bisogna moderarla o sospenderla quando si molto raffreddati o influenzati, per evitare di depauperare altre energie
  • Mantenere una buona attività sessuale – Secondo gli psicologi della Wilkes University in Pennsylvania, una normale attività sessuale (almeno due volte a settimana) aiuta a mantenere alti i livelli ematici di IgA, prima linea difensiva anticorpale del nostro organismo, operativa dappertutto, 24 ore su 24.
  • Non ridurre le relazioni sociali – Frequentare molte persone, porta ad assumere quantitativi continui ma diluiti di virus e batteri che fungono da agenti “vaccinatori”: in pratica allenano il sistema immunitario.
  • Evitare condizioni da stress cronico – La persistenza di situazioni che richiedano una capacità di adattamento superiore alle nostre disponibilità del momento, porta, inevitabilmente, ad un esaurimento delle nostre attività vitali. (suggerisco la lettura dell’articolo “Colpiti dallo stress!”).

Molto interessante! Mi viene in mente una domanda un po’ più impegnativa, non so se fargliela…

Non abbia timore, tanto… se non saprò rispondere non mi nasconderò “dietro un dito”!

E va bene! Partendo sempre dall’articolo “La paura di invecchiare”, come possiamo migliorare l’efficienza globale dell’organismo, per rallentare le lancette dell’orologio biologico?

Premettendole che c’è anche l’articolo L’età biologia e la buona salute, da cui trarre utilissime indicazioni, Barry Sears, biochimico statunitense, propone tre fattori come responsabili della velocità della nostra “parabola discendente”:

  • Cibo
  • Esercizio fisico
  • Buona gestione dello stress


In merito all’esercizio fisico, viene consigliato quello all’aria aperta, di tipo “aerobico” per non aumentare l’acidità metabolica.

Per quanto riguarda lo stress, ho già detto e scritto tanto, basta andare a cercare gli articoli presenti in questo Web Magazine.

Parliamo, invece, di dieta alimentare. Sears sostiene che modificando le proprie abitudini alimentari, cominciando a fare attenzione a quello che mangiamo e a “come” lo mangiamo, si possano avere effetti positivi sulle connessioni biochimiche che regolano il funzionamento dell’organismo. Uno degli aspetti “chiave” di una buona alimentazione consiste nell’ingestione di cibo che non scateni un’eccessiva produzione di insulina

Perché?

Dopo l’assunzione di un qualunque alimento, si verifica un innalzamento del livello di zuccheri nel sangue. Per consentirne l’ingresso nelle cellule, il pancreas endocrino secerne insulina, la quale provvede, in tal modo, ad abbassare la glicemia ematica favorendone l’utilizzo corretto, a livello cellulare. Un pasto troppo ricco di carboidrati “raffinati” (pasta e pane non integrale) provoca un eccessivo innalzamento degli zuccheri nel sangue, scatenando una risposta insulinica “imponente” che provvede all’immagazzinamento dello zucchero in eccesso, sotto forma di grasso di riserva, nelle cellule adipose, e di glicogeno, nel fegato.

E cosa succede?

Che ingrassiamo e ci sentiamo progressivamente sempre più stanchi e intossicati

Conviene mangiare più carne, allora!

Non direi, perché l’assunzione di proteine attiva la secrezione di Glucagone, che è un ormone antagonista dell’insulina (prodotto sempre dal pancreas endocrino). In pratica cerca di mantenere alto il livello di zucchero nel sangue, attraverso lo “sblocco” delle riserve accumulate. Un eccesso di proteine stimolerebbe la secrezione abnorme di questo ormone, con i seguenti effetti: affaticamento del fegato, iperglicemia (che, alla lunga, potrebbe portare ad un quadro pre-diabetico), riduzione delle masse muscolari e deperimento, eccessiva presenza di acidi grassi nel sangue, squilibrio dei sali minerali.

E allora, cosa bisogna mangiare?

Carboidrati a “lenta combustione”, che non modificano più di tanto l’assetto insulinico (frutta e verdura); carni bianche; pesce azzurro; moderato consumo di uova (un paio di volte la settimana); moderato consumo di legumi; olio di oliva (sempre) e olio di semi di mais o di girasole (solo per i condimenti a “crudo”); moderato consumo di carboidrati a “rapida combustione” (pane e pasta) e, possibilmente, di tipo “integrale”; ridotto consumo di carni grasse (salumi cotti); ridotto consumo di formaggi (preferendo, ovviamente, quelli magri); eliminazione dell’assunzione di grassi idrogenati (in pratica quelli utilizzati, a livello industriale, per rendere gli alimenti, soprattutto dolci e panini, molto morbidi).

È un bel guaio… e come si fa a rispettare queste indicazioni?

È un guaio maggiore se non ne tiene conto. Pensi che, nei panini venduti all’interno dei Fast Food, sono molti i grassi idrogenati…

E quindi?

Ora le spiego alcune loro caratteristiche nocive:

  • bloccano gli enzimi che intervengono nel metabolismo dell’acido linoleico, Omega 6 essenziale che l’organismo non è in grado di produrre e che si deve assumere con la dieta;
  • interrompono la produzione di sostanze come le prostaglandine che regolano la pressione arteriosa, le funzioni renali e modulano i meccanismi infiammatori.
  • Rendono le cellule più permeabili alle sostanze tossiche;
  • Alterano la risposta immunitaria;
  • Favoriscono la deposizione di colesterolo, sulle pareti dei vasi sanguigni.

Ma non è possibile toglierli dal commercio?

No, perché il loro utilizzo risponde a criteri di utilitarismo produttivo (come gli estrogeni nella carne ed altre “sostanze controverse”) cui, chi governa, non si può opporre…

E perché?

Perché… o fa parte del sistema (e quindi non può eliminare se stesso), oppure viene manovrato dal sistema stesso, che rappresenta una sua fonte di “foraggiamento”.

Cosa possiamo fare?

Integrare la propria dieta quotidiana con cocktail di sostanze antiossidanti a base di frutta e verdura naturali, come faccio da anni e cercare di mettere in atto quello di cui ho già parlato negli articoli “La paura di invecchiare” e “L’autoaffermazione – Il senso della vita”. In pratica, imparare a creare un “ordine” comportamentale ed alimentare che ci dia una spinta a “durare” a lungo e bene!

Ecco perché io parlo di Igiene Mentale!

G. M. – Medico Psicoterapeuta

Si ringrazia Giuseppe Dattis per la collaborazione