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Astrociti, finalmente!


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Dopo tanto tempo (forse troppo, dal momento che Giovanni Russo lo dichiarava fin dagli anni settanta del secolo scorso) si è arrivati a capire e, soprattutto, ad accettare l’idea che, come l’Universo, dove la materia e l’energia osservabili sono solo una frazione del totale, anche il nostro cervello è fatto per la maggior parte di qualcosa di cui sappiamo poco o nulla. Glia è il termine ombrello che indica astrociti, oligodendrociti, microglia e tutte le cellule del sistema nervoso non neuronali. Sono oltre il 90% della massa cerebrale.

In particolare gli astrociti, grosse cellule a forma di stella i cui filamenti avvolgono i neuroni, stanno diventando uno degli argomenti più interessanti per chi studia il cervello.


“Dieci anni fa, ai grandi convegni internazionali, le relazioni su questo tema non erano più di quattro o cinque l’anno, ora sono 400 o 500” – conferma Giorgio Carmignoto uno dei primi al mondo ad essere stato riconosciuto a studiare gli astrociti, all’Istituto di Neuroscienze del Cnr di Padova – “Ormai le perplessità che accolsero i nostri primi studi sono superate, ed è evidente che per capire il cervello non basta studiare i neuroni”


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Assieme ad altri colleghi sparsi per l’Europa Carmignoto fa parte del progetto Neuroglia, finanziato dall’Unione Europea proprio per capire di più sul ruolo di queste cellule e sulla possibilità di trasformarle in bersagli per nuove terapie, in particolare l’epilessia.

Alcuni sostengono che gli astrociti dialoghino tramite una lenta depolarizzazione, altri, dichiarano che, invece, siano privi di attività elettrica; comunque sia, dal concetto di “semplice” impalcatura per consentire ai neuroni di funzionare, incapaci però di comunicare, in realtà, oggi si è capito che gli astrociti comunicano grazie a flussi di calcio, che a loro volta stimolano il rilascio di trasmettitori: gli stessi usati dai neuroni, solo che in questo caso si chiamano gliotrasmettitori.

Sono gli astrociti che richiamano un maggiore afflusso di sangue per fornire ai neuroni l’energia necessaria per lavorare quando “sentono” le sinapsi attivarsi; intervengono nel processo che ci consente di immagazzinare ricordi. La cosa nuova è il livello di comparazione cognitiva cui si è giunti. “Quando impariamo qualcosa di nuovo, alcune sinapsi si rafforzano, ma allo stesso tempo quelle circostanti si indeboliscono, in modo da farla risaltare ulteriormente“, spiega Carmignoto.

È proprio l’astrocita vicino alla sinapsi da rafforzare, che si occupa di spegnere quelle vicine.

Una funzione fondamentale per l’apprendimento e la memoria. Il rapporto tra astrociti e neuroni cresce lungo il cammino dell’evoluzione. I vermi hanno 10 neuroni per ogni astrocita; i topi li hanno più o meno in numero uguale; noi abbiamo 10 astrociti per ogni neurone.

Come concludere?

Onore a coloro che si occupano di cercare anche dove “qualcuno” (per interessi vari) pensa bene di “spegnere la luce”. Un ricordo e un ringraziamento al Dr. Giovanni Russo che, forse fra i primi al mondo, senza poter contare su laboratori all’avanguardia e, soprattutto, senza coperture finanziarie e/o politiche di alcun genere, ha proposto in maniera convinta e convincente, il ruolo fondamentale della glia, all’interno dell’economia vitale dell’essere umano.

Fonti

  • La Stampa, pag. 28, 29. (06’04’2010)
  • www.edott.it 07.04.2010

 

Dr. Giorgio Marchese – docente di fisiologia psicologica c/o la Scuola di Specializzazione ad Indirizzo Dinamico – SFPID di ROMA


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