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Nella capitale del cinema italiano si è celebrata la 4° edizione del Festival internazionale del film di Roma.


 

Si è concluso venerdì 23 ottobre uno dei più grandi eventi del cinema mondiale con il trionfo dei nazi-gay di “Brotherhood” ed il doppio premio a “L’uomo che verrà”.


La giuria internazionale presieduta da Milos Forman ha portato sul podio, durante la cerimonia di premiazione graziosamente condotta da Vanessa Incontrada, l’intensa opera prima del regista danese, di origini italiane, Nicolo Donato che parla di una tormentata storia di amore gay tra due militanti neonazisti.

Ma la quarta edizione delle kermesse romana (che nulla ha da invidiare a quella veneziana) sarà ricordata anche per il trionfo dei film italiani. Duplice, infatti, è stato il riconoscimento al film di Giorgio Diritti “L’uomo che verrà” che ricorda, durante la seconda guerra mondiale, la strage di Marzabotto: il Gran premio della Giuria e il premio assegnato dal pubblico. Ma non finisce qui, è ancora l’Italia protagonista con il Marc’Aurelio d’argento per il miglior attore a Sergio Castellitto, padre, pugile e allenatore del figlio in “Alza la testa” di Alessandro Angelini.

L’attrice più brava è, invece, Helen Mirren (già premio Oscar) per la sua interpretazione in “the Last Station”di Michael Hoffman, della moglie di Lev Tolstoj. Per la sezione ‘L’Altro cinema /Extra’ (sezione dedicata all’innovazione ed agli esperimenti), la giuria capitanata da Folco Quilici ha decretato “Sons of Cuba” di Andrew Lang, storia sui baby pugili dell’isola caraibica,come il miglior documentario. Menzione speciale, invece, a “Severe clear” di Kristian Fraga, che narra dell’Iraq vista dagli occhi di un marine. Due i premi per la sezione “Alice nella città”: “Last ride” di Glendyn Ivin, assegnato dagli spettatori sotto i 12 anni e a “Winter in wartime” di Martin Koolhoven, da quelli sopra i 12 anni. Anche qui una menzione speciale a “Vegas” di Gunnar Vikene. A chiudere ufficialmente la manifestazione è stato il film con Meryl Streep, “Julie and Jiulia” di Norah Ephron, una commedia che parla dell’amore, del matrimonio e della possibilità di cambiare la propria vita.

Grande successo, dunque, per il festival Internazionale del cinema di Roma che, per il secondo anno, ha avuto al suo timone, Gian Luigi Rondi, che ha cercato con le sue scelte, insieme al direttore artistico Piera Detassis ed al direttore generale Francesca Via, di non scontentare nessuno e di non dimenticare, con due retrospettive, chi ha reso celebre il cinema italiano nel mondo, come Luigi Zampa e Sergio Leone.

Roma, dunque, ha aperto di nuovo le braccia ai grandi, schierando intelligenze e professionalità in una kermesse che ha il pregio (ed è questo il segreto del suo successo) di essere popolare ed elitaria al tempo stesso.

Il fil rouge di quest’edizione 2009 sono state le donne. Donne al timone, donne alla promozione, donne protagoniste, come Margherita Buy, madrina di apertura, dalla professionalità assoluta, come Stefania Sandrelli al suo esordio da regista con il film “Christine Cristina”, una storia vera tutta al femminile, come Margarethe Von Trotta con “Vision”, come Meryl Streep, diva di Hollywood che ha ricevuto il Marc’Aurelio d’oro alla carriera.

Ma a dare l’avvio al festival, il 15 ottobre, è stato il film di Danis Tanovic, “Triage”, con Colin Farrell, Paz Vega e Christopher Lee che narra la storia (vera) di due fotoreporter in Kurdistan al tempo della guerra, seguito da “Viola di mare”, che racconta l’amore tra due donne in Sicilia, durante lo sbarco dei mille. Il film è diretto da Donatella Maiorca e la colonna sonora originale è firmata da Gianna Nannini.

Grande attesa, poi, il 17 per la presenza di George Cloneey e Richard Gere che, in ossequio alla regola che fin dalla sua prima edizione ha caratterizzato questo evento, si sono (a dir la verità, molto volentieri) sottratti ad ogni forma di protocollo e si sono concessi molto generosamente al pubblico, soprattutto femminile che, al loro passaggio sul red carpet, è andato letteralmente in delirio (e non poteva essere diversamente).

I due film delle star sono stati molto apprezzati, anche se solo quello di Cloneey, “Up in the air” di Jason Reitman, era in concorso e che si pensava vincesse qualche premio. Non è stato così. La pellicola tratta un argomento molto attuale, cioè la necessità di procedere a licenziamenti in tempo di crisi da parte di un uomo che, a causa del suo lavoro, è solo, in quanto vive sugli aerei. La riflessione di questa commedia amara è che il troppo lavoro allontana dagli affetti e dalle amicizie, come è capitato a Clooney che ha vissuto sia l’esperienza della disoccupazione che della solitudine, anche se ora la sua vita è stupenda, come ha affermato in conferenza stampa, glissando, con stile e simpatia, le domande (stupide) sulla sua presunta omossessualità e quelle sulla Canalis.

Il film, fuori concorso, di Gere, per la sezione “Alice nella città”, s’intitola “Hachico a dog’s story” di Lass Hallstrom ed è una commovente storia (vera) di fedeltà tra un cane ed un essere umano, a testimonianza di quanto questo legame possa essere speciale.

Altro momento intenso di questa 4 edizione del festival è stato il bagno di folla il 22 ottobre per l’evento “New Moon” , secondo capitolo della saga sui vampiri inaugurata da Twilight. Un’invasione di teenager erano, infatti, pronte a farsi mordere sul collo di fronte all’anteprima di alcune sequenze di “New Moon”.

A rendere speciale, inoltre, quest’edizione sono stati anche gli incontri tra i protagonisti del cinema ed il grande pubblico, ad iniziare il 16 ottobre con Gabriele Muccino e Giuseppe Tornatore, a seguire il 17 con Richard Gere, il 19 con Asia Argento, il 20 con Paolo Coelho ed infine il 22 con Meryl Streep, considerata l’attrice di maggior talento della sua generazione, a cui è stata dedicata una retrospettiva dei suoi film più famosi.

In occasione, poi, dell’arrivo a Roma di una grande mostra su Antonio Ligabue, per la sezione ‘Extra’ è stato presentato il film di Salvatore Nocita, prodotto da Rai Trade in collaborazione con il Centro Studi & L’Archivio Antonio Ligabue, “Antonio Ligabue: fiction e realtà “, sulla vita folle e disperata del pittore maledetto ed allo stesso tempo autore straordinario.

Altra chicca della manifestazione sono stati gli omaggi a 4 grandi protagonisti del cinema. Heath Ledger, attore australiano morto prematuramente a 28 anni il 22 gennaio 2008, di cui è stato presentato “Parnassus l’uomo che sfidò il diavolo”, film che il regista Terry Gilliam è riuscito a salvare grazie a tre straordinari amici di Ledger, Colin Farrell, Johnny Depp e Judy Law che hanno interpretato gratis le scene che lui non era riuscito a finire. Luciano Salce, la cui vita e carriera è ripercorsa nel documentario “L’uomo dalla bocca aperta” che ricostruisce il ritratto di un artista che ha saputo vivere il proprio tempo in ogni campo dello spettacolo: cinema, teatro, tv e radio. Luciano Emmer, regista e sceneggiatore, ha iniziato la sua carriera al cinema per poi passare alla televisione e pubblicità, realizzando la sigla del primo carosello. Tullio Kezich, sceneggiatore cinematografico e televisivo, ha lavorato con grandi registi come Luigi Zampa, Ermanno Olmi e Federico Fellini.

Senza dimenticare temi etici, drammaticamente attuali, il festival internazionale del cinema ha dedicato una sezione ‘Occhio sul mondo’ sul tema globale dell’ambiente, attraverso una serie di testimonianze, eventi speciali, incontri e film selezionati da tutte le sezioni del festival, con il coinvolgimento di personaggi del mondo dello spettacolo, ma anche ambientalisti, imprenditori ed architetti.

Maria Cipparrone

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