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Accesso al mare, cosmetici nocivi, “massimo scoperto”.


Tra i diritti spesso sconosciuti dei consumatori, si annovera il diritto all’accesso al mare: e’ fatto obbligo per i titolari delle concessioni, il libero gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia antistante l’area compresa nella concessione anche al fine della balneazione (legge finanziaria 2006, art. 1, c. 251). La legge e’ chiara, ma molte restano le segnalazioni di consumatori di impedimenti pretestuosi ed anche di richieste di denaro per il solo transito dello stabilimento balneare al fine di raggiungere la battigia. Per queste ragioni è stato realizzato un ”Vademecum dei diritti del bagnante”. L’accesso alla spiaggia e’quindi libero e gratuito; e’ fatto obbligo agli stabilimenti di consentire il transito verso la battigia; la battigia e’ un’area esclusa dalla concessione (per battigia si intende la striscia di sabbia di 5 metri a partire dall’infrangersi dell’onda) e in quest’area non possono essere collocati oggetti ingombranti quali ombrelloni, sdraio, ecc. ne’ da parte degli stabilimenti balneari ne’ da parte dei singoli, poiche’ deve essere garantito il passaggio. In caso di violazione dei diritti rivolgersi alla Polizia Municipale, ai Carabinieri, alla Capitaneria di porto e alle associazioni dei consumatori.

 

I NAS hanno sequestrato sul territorio nazionale 175 mila confezioni di prodotti cosmetici contenenti sostante nocive per la salute, in grado di provocare dermatiti e irritazioni della pelle. Tra le sostanze incriminate, il methyildibromo glutaronitrile, che in passato veniva usato come antibatterico poi vietato dall’UE, il dibutyl phthalate, contenuto in oltre 2400 confezioni di cosmetici per la ricostruzione delle unghie, e l’idrochinone, una sostanza schiarente per la pelle in grado di causare forti irritazioni. L’operazione ha portato al ritiro dal mercato di confezioni di cosmetici per un valore di circa 850 mila euro: shampoo e balsamo, prodotti per la cosmesi di diversi marchi e lotti di produzione, addirittura confezioni di talco che contenevano arsenico. Sono state 45 le persone denunciate.

 

”L’abolizione della commissione di massimo scoperto rischia di essere scaltramente aggirata”. E’ quanto denunciano le associazioni dei consumatori, commentando ”l’ultimo escamotage” delle banche di reintrodurre la clausola modificandone semplicemente il nome, evadendo così le limitazioni previste dalla legge. Da gennaio 2009 molti i dati raccolti tra i consumatori per i quali spesso la commissione di massimo scoperto sconfinava in veri e propri tassi di usura. Lo scorretto comportamento delle banche che troppo spesso reintroducono con diversa terminologia clausole vessatorie e illegittime, grava sempre sui consumatori. Energica a tal fine l’azione costante e vigile delle associazioni dei consumatori che attraverso le loro indagini ed interventi sollecitano ed auspicano prima possibile un intervento del ministro Tremonti affinche’ venga garantita una maggiore trasparenza e osservanza delle norme esistenti da parte delle banche.

 

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