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Pubblicato su Lo SciacquaLingua

Urlo essendo un nome “eteroclitoeterogeneo” ha due plurali: urli e urla. Il femminile plurale, però, contrariamente a quanto riportano alcuni vocabolari, si usa solo per “le urla” dell’uomo in senso collettivo. Insomma: gli urli di Maria ma le urla di Giovanni, di Maria e di Pietro. È errato, per tanto, dire o scrivere “le urla della vittima risonavano in lontananza”; in questo caso, anche se si tratta di una persona, bisogna dire “gli urli” perché non c’è la “collettività”. Anche per quanto riguarda il plurale di “grido” il discorso è lo stesso. I soliti vocabolari riportano: le grida per indicare quelle degli uomini; degli animali sempre gridi. Non è proprio cosí, come abbiamo visto.

E veniamo al plurale di orecchio. Questo sostantivo, al contrario di urlo e grido, ha anche due singolari: orecchio e orecchia. Il maschile si adopera in senso proprio, vale a dire come “organo dell’udito”; il femminile in senso figurato: l’orecchia della pagina. Nella forma plurale avremo, quindi, gli orecchi e le orecchie con la medesima distinzione che abbiamo fatto per il singolare.

Non sono forme ortodosse, quindi, anche se di uso comune, le espressioni “tirare le orecchie”; “sentirsi fischiare le orecchie”; “fare orecchie da mercante” e via dicendo. Non si tratta, come molti sostengono, di un uso figurato del sostantivo orecchio. Si deve dire, correttamente, “orecchi”. A questo punto qualche pseudolinguista – ne siamo certi – vorrebbe tirarci… gli orecchi. Ma tant’è. 

Fausto Raso

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