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Gli slogan e la nostra salute.


 

Siamo sempre più bombardati da slogan pubblicitari salutistici che decantano virtù di alimenti a dir poco “intelligenti”, tanto che, sedotti dalle promesse di trovate pubblicitarie a dir poco accattivanti siamo sempre meno interessati al loro gusto e non solo, siamo anche disposti a pagarli a caro prezzo.

E quindi, eccoci a scegliere uno yogurt piuttosto che un altro perché, leggendo sulla confezione, scopriamo che favorisce il regolamento della funzione intestinale e/o addirittura rafforza le difese del sistema immunitario.

In realtà non esiste prodotto alimentare che possa sostituirsi alle classiche regole del viver sano cioè ad una moderata attività fisica, ad un’alimentazione varia e bilanciata e, per concludere, ad una corretta igiene orale. A proposito di igiene orale, non saranno sicuramente le gomme allo xilitolo per combattere la carie e per evitare i periodici controlli dal dentista!

Le associazioni dei consumatori sanno fin troppo bene quanto la pubblicità influenzi le scelte dei consumatori, tant’è che l’UE, dopo tante battaglie ha deciso di varare un regolamento il cui obiettivo è di mettere ordine nel settore pubblicitario alimentare, accertandosi che gli slogan di questi alimenti salutistici non siano ingannevoli.

Punto fondamentale della normativa (Regolamento 1924/2006) è l’azione di controllo da parte dell’Autorità Europea per la sicurezza alimentare, della validità scientifica di questi messaggi pubblicitari. Organo preposto a decidere se corrisponde o meno a verità quanto asseriscono gli slogan pubblicitari ed i produttori di questo tipo di prodotti, è l’ Efsa. Questo ente ha il compito di vigilare sui controlli scientifici a cui saranno sottoposti i prodotti che se, non supereranno i test non potranno essere pubblicizzati e, di conseguenza, non saranno immessi sul mercato, perché portatori di false promesse.

In tempi recenti si è calcolato che sono più di tremila le richieste di revisione relative a questi messaggi pubblicitari, ma fino ad ora l’Efsa è riuscita a valutare solo 41 domande, bocciandone la maggior parte.

Fra i prodotti che hanno superato l’esame dell’Autorità Europea vi sono quegli alimenti contenenti steroli vegetali che “possono ridurre il rischio di malattie cardiovascolari”, ma è evidente che, pur diminuendo il colesterolo, non è detto che tali alimenti riducano il rischio cardiovascolare, che è il risultato di più fattori legati tra loro.

Ciò a cui il consumatore deve fare affidamento per le proprie scelte alimentari, è il buon senso che impedisce di credere a tutto senza una verifica, evitando spese inutili e addirittura relative a prodotti che si possono rivelare dannosi.

Condizionati, dunque, dalla pubblicità e da un ritmo di vita frenetico, negli ultimi anni si è registrato un cambiamento nelle abitudini alimentari degli italiani. Sempre più spesso portati a consumare i pasti fuori casa (soprattutto il pranzo), fast food e mense sono diventati una meta quasi quotidiana, soprattutto nelle grandi città.

Quando si è a casa, invece, per il poco tempo a disposizione o forse per semplice comodità, si consumano cibi pronti, senza considerare che sono per lo più cibi ricchi di sale e grassi che alla lunga possono causare, insieme ad altri fattori, obesità, ipertensione ed altri tipi di patologie.

Le associazioni dei consumatori evidenziano che sono più di 3,7 milioni di italiani che pranzano fuori casa almeno 5 volte alla settimana per studio, lavoro ecc e che tra questi, i ragazzi tra i 14 ed i 17 anni sono una parte considerevole, consumando i loro pasti nei fast food o preferendo alimenti e snacks dei distributori automatici. Se ciò non bastasse, bisogna aggiungere che più del 20% di loro almeno una volta a settimana mangia in pizzeria o al ristorante con i genitori o gli amici.

Ai fornelli dunque, gli italiani passano sempre meno tempo; rispetto al 2006 si è ridotto del 5% il tempo dedicato alla preparazione del pranzo e del 3% quello della cena.

E’ aumentato anche il consumo di cibi pronti, nei primi sei mesi del 2008 le vendite hanno subito un aumento del 10% facendo sì che la cara vecchia e sana dieta mediterranea lasciasse il posto ad una alimentazione carica di grassi e carboidrati.

Le scelte alimentari si ripercuotono non solo sulla salute, ma anche sul budget economico delle famiglie, le quali spesso sono alla mercé della speculazione di quanti coloro aumentano ingiustificatamente i prezzi.

La Commissione Europea ha deciso così di istituire un osservatorio che tenga costantemente sotto controllo i prezzi al dettaglio di cibi e bevande, con lo scopo di promuovere la concorrenza del settore.

Trasparenza e concorrenza, dunque, gli elementi fondamentali per mettere un paletto all’aumento dei prezzi al dettaglio degli alimentari e per mettere al bando la speculazione, ma anche un monitoraggio costante sulla filiera e quindi sui mercati delle materie prime alimentari.

Oltre a questi necessari provvedimenti, è anche importante che i consumatori riflettano sul concetto, già più volte ripetuto da parte dei vari esperti, che la salute inizia a tavola e che, quindi, se ci si vuole bene, è fondamentale stare attenti a ciò che ingeriamo, perché è ormai risaputo che ognuno è quel che mangia, sia da un punto di vista organico che psicologico.

Non è, infatti da trascurare che alcuni cibi, ricchi di calorie e di grassi, non solo appesantiscono il fisico, ma fanno sentire il loro effetto anche sulla psiche, appesantendo con le loro tossine, i nostri elaborati e influendo, alla lunga, sulla nostra lucidità.

Maria Cipparrone

(avvocato e counselor)

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