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In arrivo una legge per la sindrome da “attrazione fatale”.


  

Un fenomeno sempre più noto sta prendendo piede negli ultimi tempi nella nostra penisola, e non solo, anche nella nostra Regione: si tratta dello “stalking”.

Con tale termine di origine anglosassone, traducibile in realtà nella nostra lingua con diversi vocaboli, si identifica un comportamento di tipo molesto ed ossessivo condotto da uomini e donne i cosiddetti “stalkers” nei confronti di una vittima quasi sempre di sesso opposto.

Questi molestatori, che per diversi motivi sviluppano disturbi della personalità, con il loro comportamento rendono la vita delle proprie vittime un vero e proprio inferno.

Nel Cosentino lo “stalking” ha subito una forte impennata , negli ultimi due anni infatti sono almeno una cinquantina i casi finiti all’attenzione delle forze pubbliche.

La condotta ossessiva degli “stalker” è corredata da tutto un “repertorio” di attenzioni ai danni delle vittime: telefonate, pedinamenti, sms, e-mail, visite a sorpresa, l’invio di regali o fiori, comportamenti questi, che inizialmente possono sembrare semplicemente fastidiosi e dettati da affetto, dal bisogno di palesare un forte interesse o attrattiva, ma che perdurando lungamente nel tempo, (solitamente questi comportamenti si protraggono per mesi o anni), diventano vere e proprie forme di persecuzioni, in grado di limitare la libertà di una persona e di violare la privacy, di spaventare e nei casi peggiori, ledere fisicamente la vittima.

Una sindrome che trasforma soggetti apparentemente normali in molestatori senza scrupoli.

Lo “stalker” o “molestatore assillante” può essere una persona chiunque con cui si è entrati in contatto casualmente, magari per motivi di lavoro, o con cui si ha avuto un qualche tipo di relazione. Le indagini condotte dagli esperti per individuare e codificarne i comportamenti, indicano che nella maggior parte dei casi si tratta di ex partner che non accettano un rifiuto o la fine di una relazione e le cui attenzioni non vanno mai sottovalutate, anzi è bene prendere tutte le precauzioni necessarie per difendersi.

Il termine stalking, come già detto, è anglosassone e letteralmente significa “perseguitare”, sebbene dal punto di vista etimologico il termine “stalk” è variamente traducibile con “pedinamento furtivo”, “avvicinarsi furtivamente”.

Questi vocaboli non chiariscono esattamente la connotazione che è data agli stalkers dagli anglosassoni che indicano coloro che pedinano una vittima per scopi puramente molesti. Letteralmente stalking vuol dire “fare la posta”, “inseguimento”. In realtà non esiste una definizione generalmente accettata di stalking, ma gli studiosi sono concordi nell’identificarlo con colui che apposta, insegue, pedina e controlla la vittima.

Il termine “inseguimento” è il più vicino dunque a connotare quello che è il comportamento dell’individuo molesto e assillante, inseguire la vittima, dunque, per controllare i suoi movimenti e per poi intromettersi nella sua vita privata, alla ricerca di un contatto personale per mezzo di pedinamenti, telefonate oscene o indesiderate.

L’atteggiamento persecutorio, ha infatti inizio dalla convinzione di avere una relazione, un rapporto con l’altra persona, in molti casi infatti ci si trova innanzi a persone con problemi di interazione sociale, che agiscono in modo molesto e persecutorio con l’intento di stabilire una relazione sentimentale, imponendo la propria presenza ed insistendo anche nei casi in cui si sia ricevuta una decisa risposta negativa.

Il comportamento molesto-ossessivo si articola in un crescendo di minacce scritte e verbali o produce atti vandalici che portano al danneggiamento di beni e degenera spesso in aggressioni fisiche con il ferimento o addirittura con l’uccisione della vittima.

Tutto ciò o parte di quanto sin ora descritto, se compiuto in maniera persistente e tenace tanto da indurre paura e malessere psicologico o fisico nella vittima è stalking, chi lo attua è uno stalker.

Qual è l’identikit dello stalker?

Lo stalking non è un fenomeno omogeneo, è difficile fare rientrare i “molestatori assillanti” in una categoria ben definita, omogenea. I comportamenti degli stalker sono dettati da immagini mentali e da impulsi ossessivi legati alla persecuzione, il perseguitare dona loro soddisfazione.

L’organizzare l’assalto provoca una sensazione di piacere, di forte espressione di potere.

Dietro ai loro comportamenti ossessivi e molesti ci sono una diversità di motivazioni anche molto differenti tra loro.

Indagini condotte dagli studiosi del settore ha fatto si che si possano distinguere cinque categorie di stalker :

  • Il “risentito”, in questo caso il molestatore è spinto dal desiderio di vendetta, perché convinto di aver subito un torto o un danno. E’ una categoria di stalker pericolosa perché ha una percezione distorta della realtà ed è sospinto dal desiderio di vendetta, è capace di spingersi “oltre” ledendo l’immagine della persona o addirittura il soggetto stesso.
  • Il “bisognoso d’affetto”, questa tipologia di stalker è spinta dalla ricerca di una relazione che può essere di amicizia o amore. Si vede nella vittima l’amico o il partner ideale, che può attraverso la relazione desiderata, aiutarlo e sopperire così alla mancanza di affetto/amore. Spesso il rifiuto da parte della vittima viene negato e vissuto non come una non accettazione dell’altro ma come una difficoltà della persona a sbloccarsi e ad superare una qualche difficoltà psicologica.
  • “corteggiatore incompetente”, questo tipo di molestatore è alimentato dalla sua scarsa capacità di relazionarsi all’altro, le sue “attenzioni” generalmente sono meno durature nel tempo, ma possono diventare aggressive e villane, tende inoltre a reiterare il proprio comportamento ossessivo a discapito di altre vittime.
  • Il “respinto” è uno degli stalker più difficili da dissuadere, spinto generalmente da un rifiuto o dalla fine di un rapporto da cui non riesce a liberarsi. E’ generalmente un ex che punta al riallaccio di una relazione o a vendicarsi per l’abbandono subito. E’ un soggetto insicuro che vede nel proprio inseguimento un rapporto di continuità, non lasciandosi intimorire dai rifiuti della vittima.

La persecuzione infatti rappresenta comunque una forma di relazione che rassicura rispetto alla perdita totale, percepita come inaccettabile. L’abbandono dell’altro è una minaccia per sé, è l’annientamento del proprio io.

  • Il “predatore” è lo stalker spinto da istinti sessuali, si eccita all’idea di spaventare la propria vittima che pedina e perseguita prima di aggredirla, accrescendo in lui il senso di potere. Questo tipo di stalker ha tra le sue vittime anche bambini, a tale categoria spesso appartengono pedofili o feticisti.

 

Chi è la “preda” dello stalker?

Nel mirino degli stalker sono per la maggior parte dei casi giovani donne tra i 18 ed i 24 anni, la fascia di età sale dai 35 ai 44 anni, quando le persecuzioni sono legate a rifiuti ai danni di ex partner. Recenti studi del settore hanno dimostrato che esiste una “categoria sociale “a rischio di stalking, cioè i professionisti che entrano in contatto con persone bisognose di aiuto: medici, psicologi, infermieri i cosiddetti “helper”.


I destinatari dell’aiuto distorcono la realtà e ritengono responsabili delle loro frustrazioni i loro “helper”, perché si attribuisce loro colpe come la sofferenza di una persona cara; motivazioni tutte incontrollabili, generate da una percezione distorta della realtà.

Quali sono le conseguenze psicologiche prodotte dalla vittima degli stalker?

Chi è vittima di questi molestatori assillanti ha certamente ripercussioni sulla propria quotidianità che si rispecchiano col tempo anche sulla propria sfera emotiva. Il proprio equilibrio psicologico è certamente messo a dura prova da intromissioni continue nella sfera privata, con la conseguenza di generare stati d’ansia, insonnia, paure, e l’insorgere, dunque, di quadri clinici relativi a disturbi da stress.

Gli effetti negativi di queste persecuzioni si riflettono non solo sulla vittima diretta, ma generano conseguenze negative anche su coloro i quali sono spettatori di quanto accade. Parenti, amici e persone care in genere, che si trovano a vivere in uno stato di continua allerta per tutelare se stessi e chi è accanto.


Lo stalking è considerato reato in molti paesi d’Europa e perseguibile penalmente, anche negli Stati Uniti.

In Italia, la scorsa settimana, la Camera ha approvato il disegno di legge contro lo stalking, che ora passa all’esame del Senato.



Si tratta di un progetto normativo diretto a colmare una grave lacuna del nostro ordinamento che non consente alla magistratura di bloccare sul nascere queste forme di persecuzione che spesso sfociano in gravissimi casi di violenza. Sinora gli atti persecutori realizzati nei confronti di donne e soggetti deboli e’ affidato alla modesta tutela offerta dall’articolo 600 del c.p., cioe’ ad una fattispecie genericamente riferita ai casi di disturbo e molestia della persona considerati non come delitto, ma come semplice contravvenzione adatta, ad esempio, a colpire un ubriaco che disturba i clienti in un bar.



Il progetto normativo sullo stalking, che ora dovra’ essere discusso dal Senato, fa parte del cosiddetto ”pacchetto antiviolenza”
che da tempo sta discutendo la Commissione Giustizia.

Le pene previste per tale reato vanno da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 4 anni.

Come difendersi dai molestatori?

Non è semplice difendersi da uno stalker, dalle sue telefonate, dalle “visite a sorpresa”, soprattutto quando da queste manifestazioni, che da colui che le attua vengono il più delle volte viste come manifestazioni di affetto o/e richieste di attenzione, di aiuto, si degenera in comportamenti violenti.

Qualora la molestia consiste nella richiesta di cominciare o riprendere una relazione indesiderata, è bene essere decisi nel “dire no”, in modo inequivocabile. Cercare di convincerlo con attenzioni o discorsi particolari produrrebbero l’ effetto contrario, lo stalker interpreterà questi tentativi come manifestazioni di affetto e di interesse nei suoi confronti. Ciò nonostante è importante non stimolarne l’aggressività, quindi il tipo di comunicazione deve essere razionale ma al tempo stesso pacato. Lo stalker è pronto a procurarsi con violenza ciò che crede gli spetti, un ‘atteggiamento deciso ma tranquillo dall’altra parte lo destabilizzerà e farà guadagnare un po’ di tempo utile per cercare una strategia di protezione.

E comunque, i comportamenti da evitare per non incorrere in brutte sorprese, sono gli stili di vita abitudinari, come uscire da un luogo al medesimo orario, percorrere le stesse strade magari poco affollate, uscire da soli in fasce orarie in cui c’è poca gente.

Può essere utile, conoscere tecniche di auto difesa o avere al proprio seguito un cane addestrato alla difesa. Infine, qualora le molestie siano telefoniche, è inutile cambiare il proprio numero, ciò aumenterebbe le frustrazioni del molestatore che cercherebbe altre strade per violare la propria privacy.

E’ bene richiedere una seconda linea, e lasciare che sulla prima chiami lo stalker a cui si risponderà sempre meno nella speranza che smetta di assillare.

Quando si è fuori, tenere a portata di mano un cellulare in più per chiamare in caso di emergenza. Se in strada ci si rende conto di essere seguiti o di essere in situazione di pericolo, non imboccare strade solitarie, o avviarsi a casa propria o di un conoscente, ma recarsi in un commissariato a alla stazione dei carabinieri.

In tutti i casi, è bene denunciare immediatamente i fatti alle forze dell’ordine.

Maria Cipparrone

(avvocato e counselor)

 

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