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Vi diciamo come.


 

La crisi finanziaria internazionale di questi ultimi tempi, oltre a far crollare le borse, sta mettendo a dura prova l’umore dei risparmiatori, che si chiedono con preoccupazione, quale sarà il futuro dei loro depositi bancari.

Innanzitutto, come prima notizia rassicurante c’è da dire che le banche italiane aderiscono al Fondo interbancario di tutela dei depositi o al Fondo di garanzia dei depositanti del credito cooperativo, in caso di banche del credito cooperativo.


In caso di dissesto, dunque, è previsto un rimborso dei soldi depositati dai correntisti fino ad un importo di 103.291,38 euro.

Il Fondo, però, interviene solo a seguito di liquidazione coatta amministrativa o di amministrazione straordinaria dell‘istituto di credito, dietro autorizzazione della Banca d’Italia.

Entro 3 mesi dalla data del provvedimento con cui viene disposto la liquidazione della banca, vengono rimborsati i depositi fino ad un massimo di 20.000, 00 a depositante. In circostanze eccezionali il termine può salire a nove mesi.


Nel caso di cointestazione del conto, l’importo sopra citato viene corrisposto a ciascun correntista.


Se la banca dovesse fallire, i titoli, che a differenza dei soldi depositati sul conto corrente, non sono un credito nei confronti delle banche, non sono tutelati dal fondo e, quindi, dovrebbero essere restituiti dall’emittente.

Stesso discorso vale per i fondi comuni, anche se potrebbe insorgere qualche problema nel caso in cui la banca fallita agisca come depositaria del patrimonio della Sicav (Società di investimento a capitale variabile).

Le Sicav, infatti, non possono usufruire del fondo di garanzia per recuperare le somme depositate.


Se fallisce una SIM ( Società di intermediazione mobiliare autorizzata dalla Consob a svolgere servizi di investimento) interviene il fondo nazionale di garanzia che risarcisce fino ad un massimo di 20.000 euro.

Per chi ha investito in azioni Lehman Brothers non ci sarà nessun risarcimento.

Per quanto riguarda le obbligazioni, gli obbligazionisti hanno due alternative:

la prima è attendere e sperare nel processo di liquidazione, in questi casi si rientra in possesso del 30 o 40% del capitale investito. La seconda è cercare di vendere subito le obbligazioni, operazione in questo momento sospesa.

Infine, per quanto riguarda le polizze vita index linked, queste sono degli investimenti finanziari che di assicurativo hanno ben poco.

Ci può essere il rischio che queste polizze siano in realtà basate su titoli emessi dalla banca americana.

Sono polizze che alla scadenza, oltre a garantire il rimborso del capitale investito, permettono di godere di un extra – rendimento.

Ad oggi, fra gli assicuratori che hanno costruito polizze con prodotti Lehman, solo pochi di loro si sono fatti avanti per tutelare i clienti.

Maria Cipparrone.


 

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