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Vediamo In che modo, con un buon progetto, si passa dalla fantasia alla realtà… per andare “oltre” la crisi!


Il segreto del successo – 6 ©

 

“Italiani, popolo di santi, poeti, inventori e navigatori!”

Questa è la convinzione che, nel mondo, hanno della gente italica! Una domanda sorge spontanea: come mai, allora, non occupiamo una posizione di prestigio (a livello internazionale) sul piano economico, imprenditoriale, politico, di ricerca scientifica, etc?

I “cervelli”, pare che non manchino, i “teorici” dei nuovi sistemi, neppure… e allora?

Partendo dal principio che, dopo i venti di crisi, l’intero sistema “globale” è investito da tempeste che, dopo un periodo più o meno lungo di recessione e un’altalena di fluttuazioni inflazionistiche, stabilirà nuovi scenari sui teatri internazionali, possiamo concludere che, in fondo, la vita procede “a cicli” volventi (che risentono dell’attrito generato dal rotolamento di azioni e reazioni) ed “evolventi” (che lasciano in piedi, sul terreno di scontro, solo coloro che siano stati in grado di determinare la costruzione di strategie più che adeguate).

Cosa resterà dopo questa nuova glaciazione geotermica che investirà l’economia condizionando fortemente anche il sociale?

“Gesù piccino picciò, Gesù Bambino, fa che venga la guerra prima che si può. Fa che sia pulita come una ferita piccina picciò; fa che sia breve come un fiocco di neve. E fa che si porti via la malamorte e la malattia, fa che duri poco e che sia come un gioco. Tu che conosci la stazione e tutti quelli che ci vanno a dormire, fagli avere un giorno l’occasione di potere anche loro partire. Partire senza biglietto, senza biglietto volare via, per essere davvero liberi non occorre la ferrovia. E fa che piova un po’ di meno sopra quelli che non hanno ombrello e fa che dopo questa guerra il tempo sia più bello. Gesù piccino picciò, Gesù Bambino comprato a rate, chissà se questa guerra potrà finire prima dell’estate; perchè sarebbe bello spogliarci tutti e andare al mare e avere dentro agli occhi, dentro al cuore, tanti giorni ancora da passare. E ad ogni compleanno guardare il cielo ed essere d’accordo e non avere più paura, la paura è soltanto un ricordo. Gesù piccino picciò, Gesù Bambino alla deriva, se questa guerra deve proprio farsi fa che non sia cattiva. Tu che le hai viste tutte e sai che tutto non è ancora niente, se questa guerra deve proprio farsi fa che non la faccia la gente. E poi perdona tutti quanti, tutti quanti tranne qualcuno, e quando poi sarà finita fa che non la ricordi nessuno” (F. de Gregori).


Al di là del troppo ovvio “nulla sarà più come prima…” è intuibile prevedere uno spiraglio di luce che partirà da quelle zone in grado di emergere dall’ombra della speculazione fine a se stessa per navigare sulle acque interessanti e “pescose” della solidarietà produttiva, in grado di generare “costrutto” dal valore intrinseco delle persone capaci di autovalutarsi e autoaffermarsi secondo assiomi logici, maturi e saggi.

Fin dalla notte dei tempi, si è ritenuto che il successo, nella vita (inteso come risultato positivo di un’attività frutto di iniziative tese ad ottenere esito concreto e soddisfazione oggettiva) sia la conseguenza (espressa in termini percentuali) di:

  • Adeguato impegno organizzativo – 45%

  • Capacità e intuizione – 30%

  • Collaborazione dall’esterno – 12%

  • Circostanze favorevoli – 8%

  • Casualità – 5%


Questa “scala” fotografa una realtà evidente: è indispensabile rendere attuabile, con una buona progettazione ed un’ottima programmazione le proprie capacità intuitive, potendo contare sulla collaborazione di fattori esterni come “aiuti” (e qui la lista potrebbe essere lunga e anche “imbarazzante”) e fattori casuali.

“Quelli dello stivale” (italico), soprattutto quelli verso la “punta” ed il “tacco” hanno dimostrato di essere bravissimi a costruire “fiumi” di idee, cercare comparaggi ed assistenzialismi di vario genere… e accendere ceri al santo di turno!

Le popolazioni un po’ più a Nord, forse avranno meno inventiva, ma hanno acquisito un pragmatismo organizzativo che può permettersi di sfidare cabala, malasorte e ire dei potenti rionali! E questa affermazione non deve meravigliare più di tanto in un momento in cui sembra ( appunto, all’apparenza!) che i pronipoti degli antichi romani se la cavino meglio degli altri: è solo per un maggior sviluppo dell’arte di arrangiarsi!

È vero che “chi non osa nulla, è meglio che non speri in nulla” (Friedrich von Schiller) e che “le idee ispirate dal coraggio sono come le pedine negli scacchi, possono essere mangiate ma anche dare avvio ad un gioco vincente” (Johann Wolfgang von Goethe) ma “le persone che riescono in questo mondo sono quelle che vanno alla ricerca delle condizioni che desiderano e se non le trovano, le creano” (George Bernard Shaw).



Facciamo un po’ di conti. Tutto ciò che appartiene al settore “secondario”, cioè le aziende che producono beni non indispensabili, è in forte declino dal momento che, durante ogni fase di contrazione di mercato (conseguente ad una ridotta capacità di spesa) tutto quello che costituisce voluttuario, viene drasticamente eliminato dalla sfera dei propri interessi.

Allora, non resta che ottimizzare, attraverso l’evoluzione del “terziario avanzato”, tutto quello che è “primario”, onde ripartire alla volta della realizzazione di una nuova rete di servizi, in grado di consentire l’appagamento dei bisogni che qualificano e determinano una vita degna di tale nome: una sorta di “quaternario post industriale”.

La decisione di progettare una nuova impresa (una qualunque attività professionale, commerciale o di altra natura, che coordina prestazioni di lavoro e strumenti adeguati, per il conseguimento di finalità anche economiche) ed entrare in un determinato settore, dovrà (più che mai) essere supportata da una valida programmazione tecnica, economica, finanziaria e di marketing che tengano conto di una nuova ottica.

Partendo dal concetto che ogni attività si traduce in successo, a condizione che si rispettino tre condizioni fondamentali ( motivazione adeguata – acquisizione del Know How – lunghe simulazioni di applicazione in condizioni avverse), arriviamo alla conclusione che, per creare valore ed opportunità, risulta fondamentale la realizzazione di uno Studio di fattibilità (Business Plan) globale in grado di:

  • perequare quei valori etici che faciliteranno il dialogo fra i partner dell’impresa;
  • valutare le attitudini di ogni componente;
  • osservare, settorialmente, la richiesta del territorio;
  • comparare il tutto con la propria disponibilità in termini di correttezza, lealtà e dignità personale (per evitare di intraprendere applicazioni “in odore di meretricio morale”)


“Un buon principio, se ben seguito, va sempre a buon fine”. (Proverbio Popolare)

Trovato un accordo su questi principi fondamentali, possiamo riconsiderare le tappe basilari di ciò che è definibile “Piano di fattibilità”.

Partiamo dalla definizione, nella lingua italiana; Documento programmatico, al cui interno vengano preventivamente analizzati gli aspetti strategici ed operativi che caratterizzeranno l’impresa nella fase di “Start Up” (introduzione sul mercato); rappresenta lo strumento più valido per evidenziare la fattibilità o meno della nuova iniziativa, ed è altresì imprescindibile per ogni domanda di credito o finanziamento presso Enti o Banche (anche se, di questi tempi, è meglio considerare l’idea di coinvolgere privati cittadini che non intendano più rischiare capitali in operazioni “a rischio fatale”, come si sono dimostrate gran parte delle attività di investimento!)

Tale documento, deve mirare a valorizzare gli aspetti positivi dell’iniziativa e catturare l’attenzione di possibili finanziatori (qualora sia necessario).

A tale scopo dovrà risultare il più possibile chiaro, conciso e ben pianificato.

Agli stupidi non capita mai di pensare che il merito e la buona sorte sono strettamente correlati! (Johann Wolfgang von Goethe)

Le problematiche strategiche ed operative possono essere riassunte in 4 punti principali:

  1. determinazione degli obiettivi ed individuazione della strategia complessiva aziendale – EXECUTIVE SUMMARY;
  2. definizione dell’area strategica d’affari (A.S.A.) e individuazione della strategia di penetrazione nel mercato;
  3. programmazione operativa della gestione (costruzione del piano di investimenti, del piano di marketing, progettazione della struttura organizzativa, pianificazione economico – finanziaria);
  4. verifica preventiva (collaudo preserie).

ANALIZZIAMOLI CONCRETAMENTE

PRIMO PUNTO EXECUTIVE SUMMARY

In 1 – 2 pagine al massimo, bisognerà riuscire ad illustrare le potenzialità di successo del progetto ed i tempi di inserimento nel mercato, gli sbocchi commerciali, i risultati economici ottenibili: insomma, gli obiettivi proposti ed il tipo di strategia complessiva da adottare. Ovviamente, per valutare i punti salienti del progetto e trasmettere interesse in potenziali partner (o finanziatori), è necessaria una buona presentazione in cui siano curati anche particolari quali la copertina e l’indice dei contenuti.

La copertina dovrà riportare, almeno:

  • Il titolo del progetto;
  • Il nome del proponente;
  • Il nome degli eventuali collaboratori, autorevolmente qualificati;
  • La data di redazione.

Nell’indice dei contenuti, si dovrà:

  • creare una elencazione sufficientemente dettagliata per facilitare la lettura e la comprensione del progetto;
  • mettere in evidenza i punti principali.


“Sicuramente i più coraggiosi sono coloro che hanno la visione più chiara di ciò che li aspetta, così della gioia come del pericolo, e tuttavia l’affrontano”. (Tucidide)


SECONDO PUNTO – Definizione dell’area strategica d’affari ( A.S.A. ) & Individuazione della strategia di penetrazione nel mercato.

Rappresenta un passo fondamentale per mettere in evidenza le reali possibilità di successo dell’iniziativa. Questa analisi deve essere focalizzata su due punti principali:

  • individuazione ed analisi delle caratteristiche del mercato (tipo di clientela di riferimento) e della concorrenza (domanda / offerta);
  • formulazione delle strategie di penetrazione (punti di forza rispetto alla concorrenza)

TERZO PUNTO – programmazione operativa della gestione (costruzione del piano di investimenti, del piano di marketing, progettazione della struttura organizzativa, pianificazione economico – finanziaria).

La programmazione operativa della gestione rappresenta l’area d’indagine più vasta, all’interno di un Piano di fattibilità, poichè il suo raggio d’analisi si estende a tutti i settori della vita d’impresa. Per programmazione operativa si intende la formulazione di piani funzionali in cui analizzare obiettivi e strategie validi per il numero di esercizi (anni di attività) contemplati nel “Piano”.

I piani operativi fondamentali, dalla cui formulazione non si può prescindere sono:

  • marketing – Ha come oggetto il cliente / consumatore, ne considera parametri che possono orientarne i consumi (età, reddito, lavoro, etc.) e ne analizza le motivazioni che potrebbero spingerli alla fruizione del servizio. Identifica gli obiettivi commerciali che, realisticamente, si pensa di poter raggiungere e stabilisce le strategie più opportune (in termini di prodotto, prezzo, promozione, distribuzione, risorse umane).
  • Investimento – Prevede l’entità delle risorse economiche necessarie al raggiungimento degli obiettivi previsti. Riguardano l’insediamento (l’insieme delle attività, delle modalità e dei tempi necessari per installare e rendere operativi gli impianti), le immobilizzazioni materiali (sono rappresentate da tutti quegli investimenti in strumenti di produzione percepibili fisicamente, come macchinari, impianti, terreni, fabbricati, computer, automezzi, etc.), le immobilizzazioni immateriali (si riferiscono a tutti quei fattori produttivi non percepibili fisicamente: software, licenze, etc.)
  • piano organizzativo – Ha la funzione di descrivere la struttura organizzativa meglio compatibile con gli obiettivi e le strategie perseguite, mediante un organigramma che illustri i livelli gestionali, le funzioni appartenenti a ciascuno di quei livelli e le relazioni fra le diverse aree di competenza. Per un’impresa da avviare è importante che il piano organizzativo comprenda anche un piano occupazionale che indichi i progressivi fabbisogni di manodopera, sia in senso quantitativo che qualitativo.
  • piano economico-finanziario – risponde all’esigenza fondamentale per ogni azienda, di prospettare l’attività d’impresa da un punto di vista economico-finanziario. A questo scopo risulta necessaria la formulazione di prospetti riassuntivi come: profitti e perdite – conto economico (ha lo scopo di prevedere la perdita o l’utile ottenuto al termine di ciascun anno di lavoro); fonti / impieghi – stato patrimoniale (ha il compito di indicare, per ciascun anno di lavoro, le fonti e gli impieghi di capitale relativi alla gestione dell’attività aziendale; è composto da tre “voci”: attivo, passivo, capitale netto); flussi finanziari – cash flow (serve a tenere sotto controllo le disponibilità liquide al fine di evitare che l’azienda possa trovarsi a corto di risorse finanziarie per supportare la propria attività: è necessario tenere conto di tutti i movimenti finanziari e patrimoniali che si verificano durante ciascun esercizio); punto di pareggio – break even point (indica il momento ed il volume di vendita in cui l’azienda raggiunge il pareggio tra costi e ricavi).

“Continua ciò che hai cominciato e forse arriverai alla cima, o almeno arriverai in alto ad un punto che tu solo comprenderai non essere la cima”. (Seneca)

QUARTO PUNTO – controllo preventivo, prevede:

  • Una valutazione di tipo imprenditoriale – Prefigura le future possibilità di successo competitivo e gestionale (è costituito dalla valutazione della “formula imprenditoriale”, mediante verifica dell’esistenza di una effettiva corrispondenza tra: l’offerta dell’impresa, il sistema competitivo, la struttura aziendale).
  • Valutazione di tipo economico-finanziaria – Questo tipo di valutazione risulta essenziale in riferimento a due tecniche fondamentali: analisi di bilancio, articolata nelle diverse aree d’indagine (redditività, liquidità, struttura finanziaria, ecc.) e metodi di valutazione degli investimenti.

Per concludere questa articolata disamina, si propone una interessante riflessione (proposta da un giovane e bravo giornalista che risponde al nome di Christian Coppolino) che, rispettando parametri solidaristici, consente di traghettarci, naufraghi del terzo millennio, verso una nuova e più efficace “Res Publica”

“Semina, semina, l’importante è seminare, poco, molto, tutto il grano della speranza. Semina il tuo sorriso perché splenda intorno a te; semina le tue energie per affrontare le battaglie della vita quando sembrano perdute. Semina il coraggio per risollevare quello altrui. Semina il tuo entusiasmo, la tua fede, il tuo amore. Semina i tuoi desideri, la tua fiducia, la tua vita. Semina tutto ciò che c’è di bello in te: le più piccole cose, i nonnulla; semina e abbi fiducia: ogni chicco arricchirà il più piccolo angolo della terra”.

In fondo… “Il modo migliore per realizzare un sogno è quello di svegliarsi e darsi da fare!”

 

G. M. – Medico Psicoterapeuta

Si ringrazia la dott.ssa Barbara Gordano per la gentile e preziosissima collaborazione.

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