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“A Perugia un marito con il volto solcato dal dolore piange la propria moglie, barbaramente uccisa nel corso di una sanguinosa rapina; un padre lacerato dal rimorso di non essere stato presente forse nel momento più importante piange con la consapevolezza di chi sa di non poter abbracciare il figlio atteso da otto mesi e accarezzato amorevolmente solo attraverso una pancia che prometteva la gioia di una nascita e invece…Le lacrime di quel padre inumidiscono la mia coscienza, il suo dolore annebbia i miei pensieri e vorrei solo per qualche momento quei barbari assassini tra le mie mani… Solo per qualche momento nulla di più, perché sono consapevole di non poter desiderare altro.”- Più o meno con queste parole concludevo un mio articolo scritto con rabbia e dolore all’indomani di quel caldo giovedì di maggio quando una donna, incinta di otto mesi, Barbara Cicioni, fu ritrovata esanime nella propria abitazione di Marciano, in provincia di Perugia; tutti ritenevamo che fosse rimasta uccisa durante una maledetta rapina nel tentativo di difendere da barbari senza volto ciò che era suo, tutti ritenevamo che la donna avesse difeso fino all’ultimo anelito anche la propria dignità e quella degli altri due figli…almeno gli elementi forniti dai mass media fino a quel momento portavano a credere proprio questo in quanto era stato ingegnosamente… PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



…(poi neanche tanto) simulato uno squallido tentativo di rapina. Invece le cose non andarono esattamente così, infatti, una tremenda notizia cominciò a galoppare veloce tra le mura e i silenzi del paese, turbando ancora una volta le anime ferite degli abitanti di Marsciano; quella notizia, quell’ipotesi impossibile da credere, stava in realtà assumendo i contorni di una drammatica verità, divenuta certezza prima dei funerali delle due vittime, madre e figlia: niente rapina, niente aggressione da parte di ignoti malviventi, solo la brutalità di un assassino dal volto più che familiare, Roberto Spaccino nella sua duplice veste di marito e padre delle vittime; a poco, a poco quella verità vera assumeva contorni sempre più macabri e inquitanti, infatti lo stesso uomo (vorrei definirlo bestia ma arrecherei grande offesa al mondo degli animali che, in tutta verità, apprezzo più degli uomini) si era già reso colpevole protagonista di gravissimi maltrattamenti nei confronti della moglie e degli altri due figli verso i quali avrebbe esercitato violenza psichica e fisica di cui dovrà rispondere, a suo tempo, alla magistratura superiore intesa nell’accezione Divina del termine. A questo punto cosa dobbiamo pensare di fronte a simili comportamenti? In primis vorrei congratularmi con la magistratura competente che ha risolto (almeno sembrerebbe) brillantemente questo triste caso, e poi che forse, anche alla luce di quanto sta accadendo nel nostro Paese in questi ultimi anni, tra genitori che uccidono o maltrattano i propri figli, figli che uccidono o maltrattano i genitori, mogli e mariti che si uccidono barbaramente, sia giunto il momento di istituire una commissione di esperti ( visto che siamo soliti istituirne anche per la consistenza della pasta e fagioli) per valutare attentamente questa raccapricciante situazione nel tentativo di trovare una seria soluzione al drammatico e dilagante fenomeno che sta insanguinando il nostro Paese al pari delle nostre coscienze e della nostra dignità di esseri umani: forse è giunto il momento di pensarci, ma non all’italiana, però perché risulterebbe, come al solito, poco serio…o no?

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