Posted on


Finestre di vita, fotografie di istanti… catene di parole.


 

Pensieri degli anni difficili – 36

Siamo in estate! E quale modo migliore per inaugurarla e darle il benvenuto è ricominciare con le notti magiche?

Scrivo tanto e parlo poco. Poco di me, solo quello che c’è in superficie viene fuori.

Le modalità di comunicazione sono varie e differenziate a seconda delle personalità, dei modi di essere, degli interlocutori che ti trovi a fianco. Spesso si ha necessità di guardare negli occhi, a volte li abbassi perché non si riesce e reggere, oppure vuoi trattenere il sorriso.

Si, mi capita di recente abbastanza spesso di non riuscire ad alzare lo sguardo, forse quando si ha un po’ di imbarazzo a dire, oppure quando vorresti che in mezzo trovasse forma solo la comprensione.

E come se niente fosse la mia mente in questo momento viaggia sull’intuito. Non voglio in alcun modo sforzarmi di trovare il nesso. Ci sarà.

Ma dov’è il limite fra la realtà e la suggestione?

Vorrei trovare il confine, delineare la traccia che segna la differenza. Non può essere che l’una sfuma nell’altra. Anche questa è conversazione. In questo momento e su di un foglio, ma è come se innanzi a me ci fosse una persona. Quella che ancora una volta guardi nella profondità degli occhi ritrovando te stessa. Non dà più fastidio ormai. Quando però vedi quello che non ti piace, allora vorresti chiudere gli occhi. E la porta.

Ritorno a riflettere sull’intuito. Lo senti scorrere dentro, non fa rumore ma ti tiene all’erta ed è sostenuto da nessuna evidenza. Questo nella fase iniziale. E’ come se improvvisamente al tuo olfatto giungesse un profumo intrigante, che ti invita a seguirlo. Non è concreto, è un odore, ti devi fidare di te stessa a trovare la strada che conduce alla verità. Una verità intesa come tassello che alla fine si incastra perfettamente fra l’evidenza e la fantasia.

Il buio, la luce della notte favoriscono le parole. Parli senza pensare, l’intesa è totale, senza paure. E senza paura vengono fuori i timori più nascosti. Mi sento parlare dall’esterno, è una sensazione che difficilmente riesco ad esternare. Come se ascoltassi un’altra persona descrivere me stessa, facilmente e nella libertà più totale. Via le costrizioni mentali che offuscano i pensieri, libero sfogo alla semplicità nel trasmettere e comunicare i sentimenti come gli stati d’animo. I “vorrei lasciarmi andare” accompagnati dai “mi devo trattenere”.

Ma non è questo il punto!

Ancora una volta l’oscurità rende le forme argentate, un’atmosfera densa di emozioni avvolge lo spazio che divide e nello stesso istante lo riempie, colma i vuoti e addolcisce le espressioni.

Le paure alimentate dalle incapacità. Vorrei imparare ad essere meno severa, ad avere la pazienza.

…mi affaccio ad una delle tante finestre della mia vita ed incontro il rosso del tramonto che si fonde nel blu del cielo. Si prepara un’altra notte, ormai di silenzi densi tipici dell’estate, della calda stagione che risveglia, dei pensieri che inseguono le tracce segnate dal brillare delle stelle che si infiltrano nella profondità e nella parte più nascosta del cuore.

Sono affascinata dall’imprevedibilità, dalla vibrazione che si produce quando mi sfiora l’idea del non sapere quello che accadrà. In fondo posso contare sull’intuito, sulla percezione che avverto, anche quando l’evidenza poco protegge e ti affidi solo a quel profumo, di cui parlavo prima.

Adoro fotografare gli istanti mettendo a fuoco in primo piano, sfumando lo sfondo, lasciando il profondo sfuocato e dare risalto solo all’essenza. Alla ricerca delle certezze che complicano l’immaginabile, lo scontro crea un conflitto, un altro pensiero.

Una parola dopo l’altra. Il legame di complicità trova conforto e si alimenta del piacere della conversazione. Mi lascio guidare dolcemente dall’impulso e sento di aver naturalmente sorpreso, svelato…

 

Fernanda

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email