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Fino al quartierino: per non dimenticare…


Inesorabile, come le pandemie influenzali, ecco che si ripropone, alla ribalta degli eventi politici nostrani, l’ennesimo scandalo nel quale sono coinvolti, ancora una volta, Enti, Società, Banche, Politici e finanzieri d’assalto.

Noi, cittadini comuni ed anonimi, assistiamo, ormai sfiduciati, al volgersi degli eventi, convinti che i malevoli ed i grassatori, la faranno franca, ancora una volta; tutt’al più, con tre o quattro anni di prigione, salvo l’intervento dell’affidamento ai servizi sociali, anticipando, così, l’uscita dalle patrie galere; negli Stati Uniti, uno scandalo simile a quello della Cirio o della Parmalat, sarebbe costato, ai malversatori, ai corrotti ed ai corruttori, almeno trenta anni di reclusione, e senza sconti; mi riferisco al crak della societa elettrica ENRON.

Si è giunti a tal punto di degrado politico ed economico per cui l’attività economica in genere scade a traffico illecito e ad altrettanti illeciti arricchimenti. Ma, ci si domanda, che cos’è l’economia? Esiste un codice etico che regola i rapporti finanziari? C’è un’autorità che sia capace di effettuare un controllo autorevole ed efficace in questa delicata materia?

A queste domande è stato risposto da moltissimi secoli: precisamente, da oltre 2400 anni or sono, da un…” tale” ISOCRATE, più conosciuto come PLATONE, che espose ampiamente, nei suoi scritti, l’arte della politica e gli esempi di buon governo della società. Nel suo trattato “Le Leggi” auspicava (ed ancora auspica) quella visione, poi Kantiana, della sacralità delle leggi, la cui formulazione, oggettiva ed astratta, sia determinata dalla saggezza di chi è chiamato a guidare la Città, affinché gli uomini siano capaci di raggiungere la dignità di cittadini votati al bene comune, attraverso la pratica delle virtù, sia patrie che domestiche.

Nel dodicesimo ed ultimo libro del dialogo ” Le Leggi ” ( pubblicato postumo, dopo la morte del Maestro ), Egli parte dalla considerazione che la natura umana è fragile, facilmente coartabile e connotabile, per cui auspica un sistema legislativo che, ancorché sia reso imperativo dalla sanzione, sia improntato, primariamente, ad una finalità educativa del popolo, quasi fosse una funzione pedagogica che, grazie alla graduale conoscenza e pratica delle virtù, guidi gli uomini alla conoscenza del Bene; in definitiva, Platone ricalca quel mito della caverna, nel quale tratteggia, mirabilmente, la forza della ragione che rifiuta le false immagini delle ombre riflesse, sul fondo della Caverna, dalla luce che simboleggia la Verità; per cui diventa arduo superare l’inganno della fatuità del contingente.

Solo colui che si volge verso l’ingresso della Caverna avverte il bisogno della vera conoscenza, alla cui acquisizione concorrono le leggi che gli uomini, divenuti cittadini, sanno accogliere nel proprio animo, come si accoglie la musica ed il canto, antagonisti insuperabili del rumore e della dissonanza, simboli inequivocabili, questi ultimi, dell’ingiustizia.

Ne deriva che, per Platone, il governo della città deve essere affidato ai filosofi, a quei saggi che sono usciti fuori dalla Caverna delle vanità, incapaci di superbia ed egoismo, che non sono preda dell’invidia, che sono tetragoni alle lusinghe dell’oro, delle ricchezze e dei privilegi, capaci di rapportarsi con i bisogni degli altri, attraverso la pratica della solidarietà.

Quando si hanno governanti capaci di guidare saggiamente la città, allora si determina il progresso, il benessere e la pace sociale. Ne deriva che se la città è affidata a coloro che ancora sono offuscati dalle tenebre della caverna si rischiano leggi senza diritti o diritti senza leggi: nel primo caso s’instaura la tirannide; nel secondo, l’anarchia.

Fra gli antichi greci, il termine ” economia ” ( principi operativi per il buon andamento della casa), caratterizzò quelle regole di buon senso alle quali il “pater familias” si atteneva; per converso, gli stessi principi aiutavano gli Arconti a gestire la cosa pubblica.

Al giorno d’oggi, il termine economia caratterizza quell’azione amministrativa, sia pubblica che privata, deputata all’uso razionale dei mezzi di produzione; così, almeno si legge sui testi di economia politica. Ma per arrivare a questo assunto, la storia dell’umanità, si è riempita delle sofferenze e dei lamenti di interi popoli assoggettati alla cupidigia dei Mida, dei Creso e dei Crasso.

L’antica Roma ebbe il suo massimo splendore con il Principato di Augusto; la ” pax augustea ” garantì al popolo romano ed alle sue province un periodo di pace e di benessere; ma ci si dimentica di sottolineare che quel tempo gioioso era riservato alla casta dei patrizi e dei grandi banchieri del tempo, le cui ricchezze erano determinate dal rastrellamento dei beni più disparati che arrivavano a Roma, dal suo vasto impero.

Era, quella, un’economia garantita dalle legioni e dai proconsoli, la cui crescita non dipendeva dal lavoro, dalla produzione, dall’impegno di propri capitali, ma dalle grassazioni, dalle requisizioni e dall’oppressione fiscale che Roma imponeva ai popoli conquistati; ed al porto di Ostia sbarcavano, cereali e vino, granaglie e sete, oro e marmi e schiavi a non finire.

Poi, quando le legioni furono costituite da barbari, sì che di romano era solo rimasto il nome, quell’immenso dominio si frantumò come un castello di sabbia e sull’Italia calarono le ondate dei barbari. Fu necessario sopravvivere, per alcuni secoli, all’ombra di poderosi castelli; ed una volta cessate scorrerie ed invasioni, lentamente sorsero piccoli nuclei sociali; i contadini abbandonarono il castello ed i castellani e si raggrupparono dove l’acqua potesse dissetare i nascenti orticelli e sbocciò, con la stessa intraprendenza, una economia primitiva, rappresentata dal baratto; e man mano che gli scambi aumentavano, cresceva l’importanza di questo nuovo nucleo abitativo: il Borgo. Ed i borghesi, dopo secoli di oppressione, rivendicarono la guida delle loro borgate, mentre, una nuova categoria di operatori economici si faceva largo con la propria inventiva e la propria manualità : gli artigiani. Nacquero, così ” le botteghe “ove s’imparava un mestiere, ove si lavorava il legno, il ferro, la tessitura; e qualcuno cominciò a giocare con i colori vegetali, a riprodurre la realtà, forse sulla scorta degli antichi graffiti dei cavernicoli; altri, si diede a lavorare il marmo; in breve, l’artigianato fu matrice di arte e il possesso di ricchezza consentì, a pochi, di rinnovare modi di vita, si che lo sfarzo valse a nascondere le antiche origini plebee e contadinesche. E le antiche virtù comunali si degradarono nella tracotanza delle Signorie; e fu la fortuna dell’artigianato, della pittura e della scultura e del turismo nostrano; e poiché l’artigiano traeva dal proprio lavoro i mezzi di sostentamento, per sé e per i propri familiari, le sue prestazioni costavano, anche perché le tecniche di produzioni, dapprima limitate e faticose, si affinarono sempre più . Per esempio, le serrature per porte, cassapanche e forzieri in genere, avevano bisogno di due chiavi: una per chiudere e l’altra per aprire; ce lo ricorda Dante nel 13° canto dell’Inferno, allorchè il suicida Pier delle Vigne, rimpiangendo il suo passato di consigliere segreto di Federico II, così si esprime: “…del cor di Federico tenni ambo le chiavi, serrando e disserrando…” ma persino la statua di San Pietro è raffigurata con l’Apostolo che detiene due chiavi, con le quali aprire e chiudere le porte del Paradiso. Questo, a dimostrazione della tecnica primitiva del tempo. E mentre le Signorie ingigantivano per ricchezza e potenza, il popolino minuto, privo di mezzi di sostentamento, si offriva o come servitore, o come armigero nei ranghi dei vari eserciti privati, o continuava l’estenuante fatica dei campi.

Solo le Signorie crescevano in potenza, al punto da comprare, per sé o per i propri figli, le patenti di vescovo o di cardinale, mentre nelle sfarzose corti si trascorreva una vita fatua, ove pullulavano gli adulatori e, talvolta, qualche genio della poesia e dell’arte in genere. Tutto questo apparato, però, esigeva grandi disponibilità finanziarie: e quale metodo migliore per accrescere le proprie ricchezze, se non ricorrere all’obbrobriosa pratica dell’usura, ancora oggi tanto tristemente “in auge”? E San Tommaso predicò, inutilmente, che il denaro, già di per sé, è peccaminoso; figurarsi, poi, il prestito dello stesso gravato dall’usura; comportamento, quest’ultimo che Dante considera come il peccato che, più di tutti, offende” la divina bontade” ( canto XI dell’Inferno ).

Con questi esempi di ammonimento, possiamo dire, insieme al grande economista “Piero Ottone” che Carlo MARX è stato l’ultimo dei tomisti.

Ma, riprendendo il dire, notiamo, ancora all’inizio del 3° millennio, che l’imbarbarimento del mondo finanziario è determinato, proprio da grandi dirigenti preposti alla guida di grossi complessi bancari, assicurativi e produttivi, ai quali non bastano le faraoniche prebende mensili, ma, spinti dall’orgia demoniaca della ricchezza non esitano a distrarre, spavaldamente, masse di capitali, loro affidati e, sistematicamente sciupati dalla malversazione, per propri interessi personali o di qualche sodale; aveva ragione il Guicciardini allorché sosteneva che ognuno cerca di soddisfare il “suo particulare”. Veri mercenari del profitto, questa genìa approfitta della protezione politica di cui gode, venendo meno, anche, a quel doveroso rispetto che alcuni rappresentanti istituzionali meritano.

Possiamo concludere che manca una vera cultura dell’economia politica ; che alcuni si improvvisano finanzieri d’assalto, senza un minimo di competenza in materia, certi di farla franca, fidando sulla propria furbizia, mentre le leggi dell’economia sono talmente inesorabili da determinare improvvise fortune ed altrettanti crolli nel mondo finanziario.

Migliaia di risparmiatori si sono visti volatilizzare sudatissimi risparmi a seguito del crollo dei “bond” argentini; e quanti altri ingenui sono stati turlupinati dalle azioni Cirio ?

Con questo si vuol dire che le diverse teorie economiche, sia che predichino il risparmio, sia che incitano alle spese, sia che privilegino investimenti sicuri, come il ” mattone ” o i gioielli o le opere d’arte, tutte, comunque, possono essere valide in determinati momenti storici, all’insegna di specifiche circostanze, la cui aleatorietà può riservare brutti scherzi.

Ma questi sono argomenti complessi e vasti che si spera di riuscire a delineare, sommariamente, in un articolo successivo.

Giuseppe Chiaia (preside).

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