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Finalmente.
La luce dei lampioni ci rivede sulle barricate e si riflette sulla
strada lucida di un Web tanto utile quanto, ancora, troppo
vulnerabile. Siamo in rete dall’alba del terzo millennio, nati come
una scommessa che si vince o si perde, la mattina, nello specchio di
un caffè. Siamo qui per chi ha qualcosa da dire o solo voglia
di ascoltare. Piccoli dolori, che vivono dentro ai cuori: non
vogliono dottori ma solo spazi per pensare. Per chi non può
dormire ma non riesce a svegliarsi; per chi ha la notte alla finestra
e cerca il chiaro del semplice e vero; per chi ha vuoti nel futuro e
morsi nella memoria. Siamo qui e non ci smuove nessuno. Come
una cosa che era meglio non fare, come polvere di sabbia in bocca a
un assetato, qualcuno ci ha oscurato. O meglio, ci ha provato.
Quest’acqua che ha rotto gli argini, però, ha lasciato una
riga nera lungo i muri del nostro lavoro. Anni di impegno corale,
avvolti nell’oblio di un server lontano. Così come il
giorno, che ha gambe per andare, ci siamo rimessi all’opera per
ricostruire l’architrave dei nostri database, con gli occhi a
cercare il passato in una terra diventata straniera, alla stregua di
un giorno di festa, diventato tempesta. Prendiamola come un’assenza
che ci ha reso migliori, non come un lungo saluto, o un sorriso che
dura un minuto. Semmai, uno sguardo rivolto al futuro, un’occhiata al
di là del muro. Come una nuvola sul sereno, però, non
siamo ancora completi. Manca, all’appello il frutto di quelli (voi
e noi) che hanno voluto creare sogni sulle pagine di questo giornale.
Provvederemo. Siamo stati nel buio… e non c’era nessuno.
Solo un po’ di nebbia che annuncia il sole. Andiamo avanti
tranquillamente
.

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