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Cimentarsi nella stesura di un editoriale, durante il periodo delle festività natalizie, comporta notevoli difficoltà perché si corre il rischio di risultare troppo qualunquisti. Però non si possono sottacere alcune riflessioni che assumono un valore particolare, visto il periodo che ci prepariamo a vivere. Vorremmo, allora, invitarvi a sfogliare il libro dei ricordi, che è in ognuno di noi, per rivedere e rivivere, con un pizzico di nostalgia, i giorni delle festività della nostra infanzia. Se li paragonassimo a quelli degli ultimi anni, salterebbe agli occhi la differenza di spirito con il quale ci apprestavamo a viverle. Fino a qualche anno fa, infatti, eravamo noi a vivere la festa, una festa interiore, esteriorizzata con estrema felicità; oggi, invece, è la festa a viverci con i ritmi frenetici di un consumismo in evidente crescita a caratterizzarle. Chi di noi non ricorda i profumi degli abeti che inondavano le nostre case, insieme all’odore dei dolci natalizi che ogni brava mamma si apprestava a preparare in cucina coadiuvata, magari, da nonne e zie? E sè, erano veramente altri tempi visto che, oggigiorno, i dolci si usa acquistarli nei negozi specializzati delle nostre città e gli abeti sembrano aver perso quel forte odore di resina che li caratterizzava. C’era una grande spontaneità nel vivere il Natale, c’erano le tombolate in famiglia, c’erano tante sedie occupate intorno a quei tavoli da gioco mentre si estraevano i numeri della tombola, mentre si chiamava il lattante o la paradiseaPER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



…del mercante in fiera, tra urla di gioia e sbuffi di delusione per dovere restituire quella maledetta carta che pensavamo dovesse essere il primo, agognato, premio. Gli unici dolci , oltre a quelli tipici, erano il panettone e il pandoro che lasciavano, in bocca, un retrogusto pieno e dolce, così come dolce era, per noi, l’intero arco delle festività natalizie. Era bello guardare il presepio risplendere delle mille luci che lo facevano brillare, al pari degli occhi di chi lo ammirava, entusiasta, perdendosi nelle piccole case di cartone o nelle grotte di cartapesta che mettevano a dura prova la pazienza di quanti si dedicavano alla loro realizzazione. Eravamo famiglie unite che vivevano di quel poco che i tempi ci offrivano. Era bello attendere il cenone, era bello gustare le pietanze al caldo tepore della famiglia unita…si avvertiva un senso di protezione che oggi, purtroppo non è più. Era anche bello guardare fuori, attraverso i vetri appannati delle nostre finestre, e sbirciare nelle case altrui dove, almeno per un giorno, ma in maniera vera e spontanea, albergava la serenità e si viveva di calma, intorno ad un tavolo che esprimeva unità. Era bello uscire dopo la mezzanotte e unirsi in un lungo e vero abbraccio d’augurio, magari, solo avanti l’uscio di casa o l’androne di chiese ricolme di veri fedeli…ecco, l’augurio che ci sentiamo di esprimere è proprio questo, poter rivivere un po’ di passato nel presente che viviamo e che non ci accorgiamo di vivere. Buon Natale


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