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Michele Zarrillo – Tour 2004 –

Siamo intorno alla metà di febbraio, comincia la quarta data del tour invernale di Michele Zarrillo, presente al teatro Rendano di Cosenza grazie al management di Elio Caferro.

La scenografia si presenta molto essenziale: solo alcuni tralicci ai quali sono fissate le luci (ideate e curate magistralmente da Massimo Tomasino) protagoniste, insieme alla musica, della serata.

Sul palco sei musicisti: due chitarre, due postazioni di tastiere, batteria e basso. Il concerto non prevede molti interventi parlati, come dice Michele, si basa su uno “scambio privato di energia ed emozioni”; scorre fluido, gradevole nel susseguirsi di brani vecchi e nuovi (contenuti in Libero sentire, ultimo album) mentre il tempo passa veloce.

Zarrillo si esibisce con grande energia, si dà al suo pubblico completamente, senza risparmiarsi.

La sua performance si fa portavoce dei suoi entusiasmi che coinvolgono i presenti mentre canta (con una perfezione direi assoluta), salta, corre, balla in una maniera completamente spontanea, figlia appunto del suo “sentire” la musica…

Ma, assistendo a questo concerto, si ha la possibilità di apprezzarlo anche come eccellente chitarrista, sia sotto il profilo tecnico che sotto quello interpretativo e del gusto. Michele suona ed è sempre il protagonista assoluto della scena, ci stupisce continuamente con i suoi virtuosismi vocali e strumentali godendo, lui stesso per primo, di ogni suono che riesce a produrre ed a regalare a chi lo ascolta. Il concerto si apre con Strade di Roma, L’acrobata, L’amore vuole amore, ma, sicuramente, i primi momenti veramente magici sono stati quelli dedicati a grandi successi come L’elefante e la farfalla (rivisitata negli arrangiamenti), Una rosa blu, Il vincitore. Nella stesura dei brani, oltre ad un buon “impasto” dei suoni ed una cura degli arrangiamenti di alta qualità, risulta evidente, a volte, la ricerca di sonorità e melodie etniche che, con grande naturalezza, si vanno a mescolare al resto. Tutto il concerto è caratterizzato dall’energia di un suono graffiante che catalizza l’attenzione del pubblico e lo porta a cantare con e al posto di Michele come quando, con un assetto strumentale basato maggiormente sugli incastri armonici prodotti da tre chitarre acustiche, arriva il momento di Su quel pianeta libero, Non arriveranno i nostri, Ragazza d’argento, Questo mondo sta prendendo il sopravvento. Ma, alla fine del concerto, con il bis, arrivano brani senza tempo come La notte dei pensieri e Cinque giorni in cui la gente canta e Michele ci improvvisa sopra…. Grande dolcezza e grande poesia!!!

Lo spettacolo termina tra gli applausi scroscianti di un pubblico soddisfatto, ma forse non ancora “sazio” della bella musica che un artista così maturo come Michele Zarrillo ha saputo dispensare nelle due ore di “scambio emozionale”.

Un bilancio sicuramente positivo per il nostro cantautore che, nel renderci partecipi del suo “Libero sentire“, ci ha saputo trascinare, con la forza delicata della sua musica, “su quel pianeta libero“!!!

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