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Il datore di lavoro può controllare l’uso privato del telefono da parte del lavoratore, il quale rischia addirittura il licenziamento.


I mezzi di comunicazione di massa hanno dato molto rilievo, qualche anno fa, alla sentenza della Corte di Cassazione (Sezione Lavoro n. 3386/1999), con cui veniva rigettato il ricorso di una lavoratrice licenziata per avere effettuato una serie di telefonate interurbane, utilizzando il telefono aziendale durante l’orario di lavoro, e si affermava l’adeguatezza del licenziamento rispetto al comportamento illecito della lavoratrice.

Quest’orientamento ha trovato conferma, più recentemente, in una ulteriore decisione della Corte di Cassazione (sentenza n. 4746/2002), con cui è stato dichiarato legittimo il comportamento del datore di lavoro che controlla le modalità d’uso del telefono aziendale da parte dei suoi dipendenti.



In particolare, la Corte ha precisato che il divieto di utilizzo di apparecchiature per il controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, previsto dall’articolo 4 della Legge n. 300/70, non consente di usare impianti ed apparecchiature per controllare a distanza l’attività dei lavoratori, ma non include i controlli diretti ad accertare condotte illecite del lavoratore, quali, appunto, quelli diretti alla rilevazione di telefonate ingiustificate.

Conseguentemente, l’utilizzo del telefono per uso personale può costituire una valida motivazione per sostenere l’applicazione di una sanzione disciplinare e può giustificare persino il licenziamento, in relazione alla gravità della condotta attribuita al lavoratore.

Erminia Acri-Avvocato

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