Posted on

Le “macchine”, potranno mai sviluppare un’intelligenza biologica?


 

Una macchina, per poter essere considerata intelligente dovrebbe mostrare una conoscenza che prescinde dalla capacita di imitare il comportamento umano, deve cioè essere dotata di “coscienza”. Per il Dr. Chomsky l’intelligenza è strettamente dipendente dall’uso del linguaggio e pertanto una macchina che non è in grado di parlare non può essere definita intelligente.

Per linguaggio si deve intendere la capacità di formulare ed enunciare pensieri mediante un complesso meccanismo mentale.

L’oggetto del linguaggio è un “organo mentale” e non fisico posseduto solo dagli esseri umani, infatti gli animali pur essendo dotati di laringe non sono in grado di parlare in quanto mancano del complesso meccanismo di connessione tra le varie esperienze provenienti dal mondo esterno. Tali esperienze vengono catalogate e trasformate in risposte ad un dato problema attraverso l’uso di strutture mentali preesistenti quali l’organo del linguaggio.

Secondo Chomsky la dotazione genetica innata che controlla e sostiene il linguaggio è “universale” ed innata e pertanto comune a tutti gli esseri riviventi. Le singole capacità che caratterizzano una mente intelligente sono indipendenti poiché sono collegate con altrettanti organi mentali che tra loro non presentano collegamento. Durante il processo di maturazione può essere necessario sintonizzare tra di loro i vari organi in modo da promuovere un buon funzionamento dell’organismo in relazione all’ambiente in cui esso vive.

Secondo la prospettiva di Chomsky per spiegare le differenze individuali è necessario considerare la mente comune un’accozzaglia sconnessa di organi specializzati per la matematica, la musica, il linguaggio ecc. Pertanto risulta ovvio che ci siano persone brave in alcune discipline, ed altre che abbiano del talento per altre cose. Nel paradigma di Chomsky manca del tutto il fattore ambientale nella spiegazione delle differenze individuali ed inoltre non si riesce a capire quale sia il meccanismo che promuove l’apprendimento del linguaggio.

Le capacità di apprendere ed usare il linguaggio sono indipendenti da altre capacità cognitive, infatti non si può parlare di ciò che non si comprende e certamente non si può imparare e parlare senza capire. L’espressione linguistica è una capacità mentale propria degli esseri intelligenti che determina una connessione tra corpo e mente e pertanto non riscontrabile in una macchina. In contrapposizione, il prof. Searle ritiene che come la macchina, anche l’uomo può essere capace di seguire istruzioni e compiere impressionanti gesti di comprensione. Perciò se le istruzioni fossero regole per parlare il cinese, allora l’essere umano che le seguirebbe sarebbe in grado di esprimersi in cinese senza comprenderlo. Per Searle, il seguire le regole, senza comprendere quale comportamento ne possa derivare per conseguenza significa non avere coscienza delle proprie azioni.

Secondo Searle anche gli animali hanno coscienza di ciò che fanno mentre le macchine no.

Il suo esempio del cane che scodinzola nel rivedere il padrone è una dimostrazione che l’animale è cosciente della relazione che il padrone ha con lui e quindi ne è felice. Questo esempio è usato per dimostrare che il cane è cosciente mentre una macchina non può esserlo mai. In base alla posizione di Searle è possibile affermare che i cani pensano ed i computers no e pertanto per quanti miglioramenti si possono apportare ad una macchina, essa, non potrà mai avere più coscienza, quindi più intelligenza, di quanta non ne abbia già.

Mentre Chomsky differenzia tra intelligenza umana ed intelligenza animale, Searle ritiene che siano fondamentalmente uguali e che l’intelligenza non sia incrementabile poiché l’essenza dell’intelligenza non ha origine nelle regole, nei fatti o nell’esperienza ma in radici ben più profonde che hanno alla base la coscienza. Dare ai computers regole, fatti o esperienze non li rende più intelligenti poiché non può renderli coscienti. Pertanto l’azione di una macchina non può essere considerata cosciente e mentre l’uomo si rende conto di tale situazione la macchina si comporta seguendo le istruzioni senza avere una reale coscienza delle proprie azioni.

La differenza sostanziale tra intelligenza artificiale e intelligenza biologica è quindi data dalla capacità di essere cosciente mentre l’intelligenza biologica dimostra di esserlo, i computers non possono esserlo mai. Nella capacità generativa del linguaggio è insita la capacità generativa del pensiero e quindi la creazione di nuove frasi non è altro che la creazione di nuovi pensieri. Il problema per una mente intelligente non è rappresentato dall’apprendimento o dalla comprensione del linguaggio ma dal formulare nuove idee e concezioni sulla base di quelle già possedute. Ciò rappresenta la chiave per capire quale potrebbe essere il fulcro centrale di una intelligenza artificiale. In effetti ciò che rende una persona intelligente è quello che uno sa e pertanto rendere una macchina intelligente significa dotarla di conoscenza. Questo è quanto compresero i fondatori dell’intelligenza artificiale i quali notarono che, per far si che un computer facesse qualcosa di interessante, doveva conoscere moltissime informazioni relative a ciò che tentava di fare.

Il fattore centrale dell’intelligenza, in generale, è quindi rappresentato dalla conoscenza.

La conoscenza deve, essere intesa come una capacità di acquisire ed esplicitare contenuti infatti, un aspetto centrale dell’intelligenza è rappresentato dal bisogno di generare domande e di trovare risposte. La difficoltà di creare una intelligenza artificiale cosciente comporta quindi se non ha innato il bisogno di sapere. Già Darwin, in proposito, afferma che “tutti gli animali provano meraviglia e molti manifestano curiosità” e ritiene che questa capacità sia la chiave per comprendere le “facoltà intellettuali” degli animali i quali mostrano di sapere focalizzare l’attenzione verso un dato oggetto ed una data situazione e tale capacità è importantissima per il processo intellettuale sia nell’animale sia nell’uomo.

Per poter apprendere bisogna quindi sapere dove guardare.

Ma una macchina può essere programmata in modo da rivolgere l’attenzione alla risoluzione di un problema? E’ possibile una risoluzione del problema senza avere prima dato una istruzione specifica? Studiando il comportamento animale si notano dei comportamenti originali che prescindono dall’esperienza e che portano alla risoluzione del problema in maniera del tutto imprevedibile.

Darwin racconta la storia di un babbuino che aveva adottato un gattino; e poiché ne era stato graffiato, esso ne individuò le zampe e le asportò con un morso. Un simile comportamento secondo Darwin, dimostra che l’intelligenza “è semplicemente elaborare una cosa da soli” e pertanto la difficoltà di costruire una I.A. nasce dalla incapacità di costruire una macchina in grado di elaborare soluzioni senza avere delle istruzioni specifiche. Dato che l’intelligenza dipende tanto dalla conoscenza è realmente molto difficile costruire una macchina intelligente poiché il processo di acquisizione della conoscenza è realmente complesso.

Per risolvere tale problematica è necessario procedere per gradi, iniziando col costruire una macchina in grado di elaborare, in maniera efficace i dati posseduti in modo da collegare le cose senza rappresentarle esplicitamente.