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Abbiamo incontrato Fabrizio, il figlio del prof. Giuseppe Poggi Longostrevi per scoprire se, oltre quello che è stato scritto sui fatti che lo coinvolsero nel 1997, potesse esistere anche un’altra faccia della stessa medaglia. la risposta ai lettori.


Dott. Poggi, dal 1997, anno in cui è scoppiato lo scandalo relativo alla Sanità, molto e di più è stato detto su suo padre. Di cosa, invece, non si è, mai parlato e che lei può riferirci?

Non si è mai detto, per esempio che mio padre era innanzitutto uno studioso, appassionato della conoscenza e del sapere. I suoi interessi culturali erano molto ampi. Oltre ad essere medico specialista, era giornalista ed aveva anche una libera docenza all’università.

Relativamente alla nota vicenda giudiziaria che lo ha visto protagonista, egli fu scelto come capro espiatorio nell’ambito di un sistema, quello della Sanità che funzionava sul meccanismo diffuso e consolidato del “do ut des”.

Come emerse dagli atti del processo, il dott. Giuseppe Poggi Longostrevi si procurò, un pacco di impegnative dalle ASL e fece fare dei timbri, per cui non escludo che vi furono dei medici che si ritrovarono ad aver prescritto esami, senza saperlo, ma questa fu una cosa “marginale” che avvenne nel periodo finale della sua vita e, comunque, si può dire che mio padre non era cosciente di quello che faceva, non era consapevole delle sue azioni e di quelle che sarebbero state le conseguenze delle sue azioni. Inoltre, egli tendeva a sottovalutare un po’ tutto.

Ancora oggi, io mi chiedo perché tutto avvenne proprio in questa fase, proprio in Lombardia….

Questo, ritengo, che sia qualcosa a cui non possiamo rispondere, perché in quel periodo ci furono tante trasformazioni e tante novità, sia dal punto di vista politico che legislativo…

Io non credo nell’indipendenza e autonomia della Magistratura; credo che la Magistratura sia armata dalla politica e sia, a livello politico, superiore a quello giudiziario e che dia le direttive. Questa, però, è una convinzione personale.

Ma, guardi, secondo la Costituzione Italiana dovrebbe essere un organo autonomo……..

Come il corpo umano, in Italia è tutto collegato e da una cosa piccola si arriva a quelle più grandi. Credo che la verità non si saprà mai, come sempre avviene quando vi sono anche delle implicazioni politiche: in quel periodo, a livello politico, stava cambiando qualcosa e quello che capitò a mio padre non era una storia a sè stante.

C’è qualcosa, in merito alla vicenda che ha visto protagonista suo padre, che lei vorrebbe che non fosse mai accaduta o che non fosse mai stata detta?

Ce ne sono tantissime. In particolare, la strumentalizzazione del colloquio avvenuto nel carcere il 25 giugno del 1997, quando mi fu attribuito il vergognoso proposito di aver incoraggiato mio padre ad inscenare un suicidio che ricordasse quello di un altro noto personaggio, del quale, peraltro, ho un grandissimo rispetto e del quale ho letto, recentemente, la lettera che scrisse prima di compiere quel gesto e che mi ferì profondamente creando in me un trauma che mi porto dietro ancora oggi. Sui giornali mi fecero apparire come l’ideatore di questo piano. Direi che questa è la cosa più grave e vorrei che non fosse mai accaduta; questo tentativo, cioè, da parte dei giornalisti di mettere il figlio contro il padre, come se io lo avessi in odio, ed, inoltre, dipingendo mio padre come un appartenente a quella categoria di persone che, come unica ambizione, ha quella di possedere il motoscafo veloce, la macchina sportiva, la villa in Riviera, insomma un volgare ladro, senza rendersi conto che si infieriva, comunque su un uomo sofferente, malato. Inoltre, i giornali riportarono brani di intercettazioni telefoniche, brani tratti dagli atti giudiziari… e allora ho capito in cosa consiste, in alcuni casi, il mestiere di giornalista, almeno quello della carta stampata. Ciò che interessa è fare notizia e non importa se quello che si scrive sia corrispondente o no alla realtà dei fatti, se corrisponda o meno alla volontà dell’intervistato…

In che cosa si è sentito leso da ciò che è stato scritto di recente su suo padre e anche su di lei?

Ciò che mi ha particolarmente turbato è relativo al fatto che sono stato descritto come uno che, nella vita, in riferimento al periodo precedente all’arresto di mio padre, si è sempre divertito, quando, invece, ho avuto una vita veramente difficile. All’epoca della separazione dei miei genitori avevo solo cinque anni, inoltre non è facile crescere ed accettare l’idea che tuo padre annulla il matrimonio con tua madre e si mette con una donna di trent’anni più giovane. Per quanto riguarda, poi, gli aerei, i motoscafi e la bella vita che mi è stata attribuita, non mi ha mai, in effetti, interessato, perché mi sono sempre dedicato allo studio…

Ma, probabilmente, la cosa più difficile per un figlio è assistere alla separazione dei genitori.

Io l’ho vissuta in modo particolarmente traumatico perché ero molto piccolo.

Ma, qualcuno si è mai interessato di conoscere i suoi veri sentimenti, le sue gioie, le sue sofferenze…

Tra i giornalisti, sicuramente nessuno, come le ho appena finito di raccontare. Furono tutti bravi a calpestare i miei sentimenti, ad offenderli.

Si è mai sentito rispettato come essere umano sofferente, figlio di una persona che lei non ha scelto come padre?

La sofferenza è categoricamente esclusa, nel senso che chi è ricco non ha il diritto di ritenersi sofferente, di mostrarsi sofferente o di essere considerato sofferente. Chi è ricco, o ritenuto tale, non può soffrire. Non può avere o mostrare tali emozioni.

A livello umano, io ho approfondito molto il legame con mia sorella e ho trovato anche, tra le ragazze che ho avuto, delle persone squisite con le quali ho vissuto dei momenti molto intensi, di gioia, di condivisione, di pathos. Sono stato fortunato, ma anche sfortunato allo stesso tempo. E’ tutto un paradosso, perché io e mia sorella abbiamo sempre vissuto con nostra madre che proviene da una famiglia benestante, però nei limiti, non ricca. Mio padre, ovviamente, contribuiva. Poi, quando ci fu il suo arresto, i sequestri, noi ci ritrovammo sulle spalle di mia madre, con pochissimo in tasca, però nel contempo, paradossalmente, tutti i giornali favoleggiarono e scrissero : “mazzette con giro d’affari di mille miliardi”. Ingigantirono moltissimo. E, quindi, mi ritrovai a dover subire le discriminazioni di tutti, che mi ritenevano depositario di chissà quali ricchezze. E inoltre, poiché con la mia patologia di depresso mi sono sempre sentito psicologicamente molto meglio la sera, giravo molto la notte e trovavo ragazze che si mostravano disponibili solo perché leggevano sui giornali che avevo mille miliardi, cose assurde…

Ma lei, dal punto di vista umano, che cosa ha tratto da questa vicenda, “amara e difficile”? Al di là della sua rabbia, nel momento in cui lei riesce ad essere un po’ più tranquillo e distaccato cosa pensa di “aver ricevuto” da questa esperienza?

Innanzitutto, sono maturato molto e ho aperto gli occhi su come vanno le cose nella nostra società, in Italia, relativamente a persone che si presentano come difensori, come amici e spesso non è vero, sul marciume, sul gioco di interessi, sull’influenza della politica in tutto, su questo sistema quasi mafioso di gestione dell’informazione, di tutto.

Io non credo che ci sia un uomo che possa giudicare un altro. Secondo lei, anche alla luce di questa esperienza, è possibile valutare e giudicare una persona dall’esterno, solo in base a ciò che gli è accaduto, senza averla mai conosciuta, senza sapere quali sono i suoi pensieri quando si ritrova da sola con se stessa?

No, non dovrebbe essere mai possibile, ma, purtroppo, molto spesso avviene proprio questo.

Io sono sgomento del potere di cui è investita in Italia la magistratura; il fatto di vincere un concorso abilita i magistrati a poter disporre della libertà personale di una persona che è un bene supremo, della vita e ad abusare dello strumento della carcerazione preventiva.

Queste persone sono esseri umani come noi e possono essere mossi anche da debolezze, come il voler fare carriera, la vanità…e non esiste un controllo su chi prende le decisioni.

Per quanto tempo, complessivamente, suo padre è stato in carcere?

Due mesi e poi, mi pare che per otto mesi è stato agli arresti domiciliari perché continuavano a prorogarglieli.

E’ possibile, secondo lei, che un essere umano possa sbagliare e non per questo possa essere perseguitato e condannato?

Il principio cardine è quello che la pena debba essere proporzionata all’offesa, ma mio padre ha pagato diecimila volte in più, rispetto alle sue colpe, perché prima è stato isolato nell’ambiente scientifico, accademico e medico; è stato messo nella condizione di non potersi difendere, di non avere neanche il denaro per pagarsi gli avvocati. E’ stato scelto come capro espiatorio di tutto il marciume della Sanità privata italiana e la pena che fu chiamato a pagare non fu assolutamente commisurata alla reale sostanza della sua responsabilità.

Ma, secondo lei, suo padre non aveva già pagato abbastanza con i suoi disturbi psicologici?

Sì. Ma aveva già dovuto pagare per il solo fatto di essersi ritrovato rinchiuso in una “prigione” fatta di collaboratori ignoranti che volevano solo arricchirsi con lui e dai quali non poteva neanche allontanarsi perché subì dei ricatti, anche molto pesanti sulla vita di noi figli.

All’epoca dell’arresto, lei non viveva con suo padre…lei non ha mai vissuto con lui se non per i primi anni di vita, quando i suoi genitori erano insieme… poi ha sempre vissuto con sua madre e sua sorella….

Sì, esatto. A parte un paio di mesi, quando avevo 8 – 9 anni, che mia madre stette a casa di mio padre, ma fu una parentesi, un flash.

E sua madre, adesso?

Mia madre è molto sofferente, perché ha una miopatia che le comporta dei gravissimi problemi di deambulazione, non riesce a camminare senza le stampelle…

Dove si trova?

E’ ricoverata presso una clinica milanese dove l’ha indirizzata il suo medico di fiducia per fare degli accertamenti … Ovviamente, anche mia madre ha sofferto moltissimo, perché all’epoca della separazione ci furono molti problemi tra lei e mio padre, come spesso succede alla fine di un matrimonio. Tramite alcuni amici, lui voleva toglierle noi figli per mandarci in collegio, inoltre, non versava mai l’assegno di mantenimento che aveva stabilito il giudice…Nonostante tutto, mia madre si era riavvicinata moltissimo, proprio in considerazione della pena che le faceva quest’uomo che era stato distrutto, annullato, annichilito, annientato, nella consapevolezza che si era trovato a pagare molto di più rispetto a quello che sarebbe stato giusto. Mio padre è stato ritenuto pazzo, gli fecero almeno una cinquantina di elettroshock che, tra le altre cose, provoca amnesia che può durare per qualche giorno, oltre agli effetti dannosi, di cui parlano gli esperti, sui neuroni.

Quali sono i suoi progetti per il futuro da un punto di vista professionale?

Noi eredi stiamo cercando di salvare quel che è rimasto, dopo aver pagato tutti i debiti nei confronti della Regione Lombardia, di quanto ha costruito nell’attività professionale nostro padre a livello di strutture sanitarie. Io mi sono laureato e specializzato in economia aziendale all’università Bocconi di Milano con riferimento proprio alla gestione delle aziende sanitarie e, quindi, vorrei, sul piano professionale, portare avanti quanto ha costruito mio padre e, sul piano personale, sono molto contento dell’opportunità che ho avuto di scrivere e di raccontare, perché mi piacerebbe veramente che, come ho aperto gli occhi io, potesse aprirli il maggior numero di persone possibili. La vicenda di mio padre è emblematica di quello che può succedere nella società.

Attualmente lei dove lavora?

In un centro medico che si chiama “Diagnosis”, a Milano, una struttura creata da mio padre, dove si svolge ogni genere di esami diagnostici e dove lavorano una serie di specialisti che si occupano delle varie branche della medicina. Io lavoro all’interno degli uffici amministrativi, che convogliano l’amministrazione di tutti e quattro i centri creati da mio padre ed attualmente esistenti.

Quando riusciremo a pagare tutti i creditori e ad entrare in possesso delle azioni CIF, che sono quelle da cui dipende tutto, cercheremo di inserirci nella gestione di queste proprietà, cioè dei centri medici.

Io credo che lei ce la farà, già il fatto di poter scrivere sulla vicenda che ha visto protagonista la sua famiglia può essere positivo, lei non crede?

Sì, certamente. Poi, mi piace l’idea di un’interazione umana con più interlocutori, come mi è capitato ultimamente con un vecchio amico, di cui avevo perso le tracce, che ha letto ciò che avevo scritto sul giornale lastrad@web e mi ha chiesto se potevamo incontrarci; e ancora, un’altra amica che mi ha detto di averle suscitato tante emozioni….Sono cose che gratificano immensamente.

Lei forse ha bisogno di rasserenarsi…di riportare la cosa sui giusti binari…

Ma io non credo che sia possibile, ormai. Si è verificata tutta una serie di modificazioni, si è indotto, cioè, nell’opinione pubblica, anche attraverso gli atti giudiziari, un visione di tutta la vicenda che, secondo me, non è più reversibile, cioè non può più essere ribaltata.

A mio parere, però, c’è sempre una verità che può venire fuori…indipendentemente da quegli atti giudiziari…che rimangono. Si possono mettere in evidenza degli aspetti di questa vicenda che, da quanto ho letto, non sono mai stati toccati.

E, allora, al di là di tutto quello che è stato scritto su suo padre, e della vicenda giudiziaria che lo ha visto coinvolto, chi era effettivamente il dott. Giuseppe Poggi Longostrevi?

Una persona estremamente sofferente. La sua vita va scandita in due parti: quella precedente al ‘78 e quella successiva, in cui egli cominciò a ricorrere in maniera smodata alla psicofarmacologia, agli elettroshock e a tutto il resto. Dal punto di vista umano, era una persona molto estroversa, brillante, che, come ho scritto nei miei racconti su lastrad@web, amava molto la compagnia, lo studio, la medicina, un vero scienziato che se avesse potuto alienarsi da qualunque problema di carattere economico, avrebbe trascorso la sua vita immerso nei libri dalla mattina alla sera… Anche perché il suo motto era “io so di non sapere”, come Socrate, per cui era alla ricerca continua di un accrescimento culturale e di lavoro su se stesso. Era estremamente sensibile al valore supremo della conoscenza…

Che poi è l’unico che veramente arricchisce l’uomo…

E, comunque, vorrei precisare che io sono consapevole di sapere molto poco rispetto a quello che ci sarebbe da sapere su quello che è accaduto, perché la verità, anche per come la possono percepire i diretti interessati, non emerge mai e poi perché mi sono reso conto che mio padre divenne una pedina in un meccanismo più complesso di cui neanche lui capiva bene il significato.

Si è ritrovato a dover fronteggiare un ingranaggio che poi si è rivelato più grande di lui; è stato cioè travolto dagli eventi e ha perso il controllo della macchina che egli stesso aveva creato.

Pensa che suo padre è stato strumentalizzato?

Sì, e, purtroppo, hanno influito molto anche le persone di cui si era attorniato, perché temeva in maniera maniacale la solitudine. Ciò lo portava a frequentare qualsiasi ambiente e persone, senza operare nessuna scelta cosciente. Inoltre, non era pienamente consapevole del fatto che ciò che faceva potesse essere contro legge. Il denaro girava, come ho già detto, era una prassi diffusa quella del “do ut des” nell’ambito della sanità e lui viveva nella presunzione di essere intoccabile, perché, comunque, era perfettamente inserito nell’ambiente scientifico milanese, anche accademico. Era circondato da persone senza scrupoli che, però, nel momento in cui ci fu l’inchiesta lo abbandonarono, addossandogli qualsiasi responsabilità, anche quelle che non aveva. Un esercito di “burattini” che lui credeva di controllare, ma in realtà non era così: per i suoi disturbi psicologici era mio padre ad essere gestito e controllato.

Relativamente, poi, a ciò di cui è stato accusato e che ha preso origine dalla famose impegnative del servizio sanitario, c’è da dire che la cosa non era stata assolutamente organizzata; chiunque, infatti, dall’inizio, nel settore sanità, avrebbe potuto accorgersi che in riferimento ad un singolo paziente era tecnicamente impossibile prescrivere un certo numero di esami al giorno e ciò dimostra che mio padre non era un criminale, ma piuttosto uno sprovveduto.

Secondo lei, di ciò che suo padre ha fatto o realizzato, cosa non è stato detto?

Per esempio, non è mai stato detto che il centro di medicina nucleare, messo su da mio padre, che poi è stato il centro dello scandalo secondo l’accusa, è una struttura all’avanguardia ed efficiente, con medici molto bravi. In questo centro, mio padre riusciva a fornire in poco tempo esami, come la tac o la risonanza magnetica, che di solito richiedono tempi lunghi, ed erano considerati esami di altissima qualità e valore. Tutti erano molto soddisfatti sia dei tempi che della qualità delle prestazioni.

Suo padre è mai stato dichiarato incapace di intendere e di volere?

Sì, anche nel 1999 dal dott. Ugo Fornari, docente all’università di psichiatria forense; attraverso una serie di esami si accertò, infatti, che era incapace di intendere e di volere. Ma lui, per le sue problematiche, non volle che venisse fuori questa verità.

Secondo lei c’è un nesso causale tra i disturbi psicologici a cui fa cenno parlando di suo padre e ciò di cui lo stesso è stato accusato e condannato?

Per me si, anche se potrebbe sembrare un alibi far risalire tutto alla sua malattia. Io penso che se fosse stata una persona equilibrata non avrebbe sicuramente posto in essere alcune condotte, mio padre è stato in parte vittima dei suoi disturbi.

Se lei potesse tornare indietro, con l’esperienza di oggi, cosa farebbe?

Forse cercherei di estraniarmi un po’ di più. Se non fosse stato per il fatto che dovevo completare gli studi alla Bocconi, per qualche periodo sarei andato fuori Milano, anche perché, per ciò che è stato, per alcuni versi, la mia presenza ha generato dubbi negli stessi magistrati circa capitali occulti e/o occultati all’estero. Cosa assolutamente non vera per il semplice fatto che, tutto ciò che mio padre era riuscito a realizzare come patrimonio era tutto investito nelle attività, gli utili, i profitti venivano reinvestiti in altre iniziative. Gli unici contanti esistenti sono stati quelli da noi utilizzati per coprire i debiti con la Regione.

Come ha vissuto suo padre gli ultimi tempi della sua vita?

Da indigente e, poi lasciato dalla seconda moglie. Dopo la sua scarcerazione è ritornato a vivere nella villetta da lui abitata prima della vicenda giudiziaria, ma siccome tutto il suo patrimonio era stato posto sotto sequestro, non aveva per vivere che la sua pensione ogni mese, di circa £ 1.100.000, un po’ poco per un imprenditore. Lo aiutavamo un po’ noi figli, il fratello con umiliazioni di ogni genere. Comunque, rimase solo rispetto a quelle persone che gli erano state sempre intorno.

Quindi, per suo padre, non è stato come quando affonda una nave che si affonda tutti insieme….

Assolutamente no.

Se potesse rincontrare suo padre, cosa gli direbbe?

Con mio padre ho sempre avuto un rapporto a fasi alterne, un po’ d’amore – odio, forse come avviene in molte famiglie. Era un po’ autoritario con noi e spesso ci parlava di cose che non capivamo circa la sua attività. Io ero immerso nella mia vita di studente, mia sorella altrettanto. Riguardo a me, non gli ho mai perdonato la relazione con quella che è diventata poi la sua seconda moglie, di 30 anni più giovane, che proveniva da un ambiente sociale e culturale completamente diverso dal suo. Comunque, penso, che tutti noi in una dimensione ultraterrena, ci ritroveremo sullo stesso “treno”, quindi rivedrò mio padre ed avrò modo di riparlare con lui, forse con una maturità diversa da parte mia.

Quali sono i suoi progetti di vita?

A me piacerebbe riuscire ad acquistare un po’ di indipendenza ed autonomia nella gestione di me e della mia vita. Anche dal punto di vista sentimentale, vorrei poter vivere un rapporto equilibrato, non opprimente. Inoltre, vorrei prendere una seconda laurea in sociologia o in scienze politiche. Al di là di tutto vorrei riuscire un po’ a tranquillizzarmi….ma non so se sarà possibile.

Io glielo auguro ed a nome della redazione la ringraziamo per l’intervista e per la sua testimonianza di vita.

Io ringrazio il giornale La Strad@ per l’opportunità che mi ha dato di scrivere la mia storia e quella di mio padre.

Maria Cipparrone

La stesura di tale lavoro è stata realizzata con la collaborazione della dott. Laura Trocino.

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