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Un affettuoso omaggio alla grecità, ed alla pregnante attualità delle nostre origini, in un momento delicato delle vicende europee, che valga come rifiuto di ogni terrorismo.


Gli antichi greci non furono il risultato di una razza autoctona, né ci è dato di conoscere il ceppo razziale che li ha originati.

Forse, furono il risultato di una fusione tra una razza ariana – gli Achei e i Dori – con gli abitanti originari dell’isola di Creta. Né archeologi, né paleontologi sono riusciti, fino ad oggi, a capire e decifrare l’improvviso declino che travolse la civiltà minoico-cretese; c’è chi ipotizza, come causa di estinzione, una violenta conquista di popoli nordici; oppure, si è pensato ad un enorme evento sismico che determinò un’immensa onda anomala da sconvolgere a tal punto l’isola, sì che i pochi sopravvissuti abbandonarono Creta per sempre, emigrando definitivamente nella vicina penisola greca; da ciò, forse, è nato quello spirito avventuroso che indusse i greci a percorrere le vie del mare, divulgando, in tal modo, la loro civiltà; e dal mare trassero le loro fortune, economiche e politiche.

Dice una leggenda greca che il buon Dio, allorché condusse a termine la Creazione, gli sopravanzò un bel mucchio di pietre, per cui le buttò nel mar Egeo e sorse la Grecia, scarsa di pianure, ricca di gole e di anfratti, arida nelle colline ma piena di insenature marine e porti naturali, oltre ad una miriade di isole ed isolotti, quasi formanti un guado marino, che li collegava, per come li collega, all’Italia meridionale, ad ovest, e all’Asia Minore, ad est.

E così, curiosi come lo fu Colombo, si avventurarono fino alle coste della Lidia, e, spinti dalla necessità, fondarono, per primi, le colonie che punteggiarono le coste dell’Asia Minore e che furono il prezioso salvadanaio dell’antica civiltà micenea, allorché i barbari invasori nordici travolgevano, ad ondate successive, la penisola greca.

Dagli antichi filosofi della scuola Ionica ci è stato conservato quanto di più prezioso culturalmente essi avevano creato: la filosofia.

Ma, nello stesso tempo, queste migrazioni non recidevano il cordone affettivo con la madre patria, perché ogni colonia non era altro che una propaggine della città-stato da cui provenivano, mentre quest’ultima era sempre pronta a portare aiuto in caso di necessità: era una specie di NATO ante litteram che tutelava ed incoraggiava queste imprese.

Fu così che i greci assimilarono saperi e culture diverse, come il conio delle monete dai Lidi, mentre dai babilonesi e dagli Egiziani impararono a leggere il corso degli astri, e se il soleggiato ed aspro territorio greco era più adatto alla coltivazione della vite e dell’ulivo, dagli opimi campi ucraini importavano il grano e dalla profonda Russia, le pellicce e l’oro degli Urali.

Dalle soleggiate sponde del Mediterraneo, alle algenti rive del Ponto, dal Guadalquivir al Don era tutto un pullulare di piccoli e grandi insediamenti di coloni greci; e così Marsiglia, Cirene, Napoli, Elea, Sibari, Crotone, Siracusa, Gela costituirono il nerbo principale di una civiltà che parlava greco, adorava le divinità antropomorfiche, attuava la politica democratica che era nata nella ” Agora’ ” di Atene, rinnovando il gusto delle arti , della scienza, della filosofia; insomma, della vita intesa come alto grado di civiltà sociale.

La fantasia greca era così fervida da riempire i fiumi , i monti, i mari le pianure, le stesse città di una miriade di divinità il cui aspetto rifletteva la bellezza delle donne greche e la callistenica virilità dei loro giovani; conseguentemente, anche la sede degli Dei – l’Olimpo – ricalcava l’architettura e lo stile di vita della più famosa delle città greche : Atene.

Un sistema di vita così solare esigeva anche una fantasia artistica e maestosa di cui furono eccelsi interpreti, artisti come Ictino, Fidia, Mirone, Prassitele, tanto per citare i più noti.

Ma l’aspetto più originale dei greci in generale e degli ateniesi in particolare lo si ricava dal sistema politico di cui si dotarono; e ciò, grazie alla mitezza del clima, fu originato dalle usanze del cittadino d’Atene, abituato a vivere nelle strade, vicino al porto o nella accogliente piazza prospiciente il Partenone, a teatro come allo stadio olimpico; in tal modo si accrescevano i rapporti interpersonali e si vivacizzavano i confronti intellettuali, per cui era difficile imporre massimalismi religiosi o politici; in questo tipo di società, fertile e viva intellettualmente, non c’era posto per un sistema di governo assolutistico, tanto che quella che erroneamente viene definita come tirannide – quella di Pisistrato che incentivò la cultura o quella di Clistene, fondatore della democrazia in Atene – sono oggi considerate dalla storiografia come esempi di saggezza politica e precursori della filosofia politica del nostro continente.

Infatti, pur nelle secolari lotte politiche, religiose e militari che hanno dilaniato l’Europa per mille anni, a noi, per fortuna, è mancata quella tirannide teocratica tipica del satrapo orientale, che ci ha permesso, sì, di subire la violenza fascista, nazista e comunista, ma, altresì, di combatterle: perché non si è mai spenta la visione razionale di un vivere sociale basato sulle scelte consapevoli, espresse attraverso la libera determinazione elettorale, una volta messe a confronto le opposte tesi politiche.

Dai saggi politici dei grandi filosofi greci abbiamo appreso il principio di uguaglianza che è posto a base delle moderne costituzioni; e se ancora oggi usiamo considerarci eletti eredi di una grande civiltà, ciò lo dobbiamo a quegli antichi progenitori che portarono i loro Penati nelle nostre contrade.

Giuseppe Chiaia ( preside )

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