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E’ strano come la solidarietà, nel terzo millennio, si debba riscontrare solo nei momenti di calamità, un esempio è rappresentato dal disastroso evento naturale che ha sconvolto l’Algeria. Come si sa, questo Paese dell’area nordafricana che si affaccia sul bacino del mediterraneo, ha sempre manifestato una certa riluttanza nei confronti di un occidente che viene apostrofato come “spregiudicato imperialista che, con lo strumento del capitalismo e, attraverso il progetto della globalizzazione, vuole conquistare il mondo, col mero fine di aggiungere virtualmente il maggior numero di stelle alla bandiera del grande satana: gli Stati Uniti” Questo è il clima con cui si vive la quotidianità in Algeria, sebbene ad onor del vero, vengano sottaciuti dai governanti la maggior parte degli accordi di sottobanco proprio con quei Paesi per lo sfruttamento delle proprie risorse… ma si sa, stando al pensiero di Malthus, “la fede è cieca e l’unica ad avere gli occhi bene aperti è quella nel Dio denaro”; e dire che molte stragi, per quanto deprecabili possano essere, vengono compiute proprio da quanti, accecati dai messaggi di odio sposano la causa, arrivando ad immolarsi per essa! In un istante, la violenza di un evento tellurico che non ama fare distinzioni tra capitalisti e non, tra appartenenti ad una fede religiosa piuttosto che ad un’altra, tra ricchi e poveri riporta tutti alla realtà, ad una dura realtà fatta di sofferenza, morte e distruzione! Oltre 6000, al momento, il numero delle vittime del sisma in Algeria, e più di 8000 risultano essere i feriti, e, di fronte a queste cifre e alle immagini di sofferenza di un popolo che… PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO



…null’altra colpa ha se non quella di essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato, si muovono le coscienze ad estremi gesti di solidarietà, nel tentativo di lenire parte di quella sofferenza e di riaccendere la speranza in quegli occhi ricolmi di paura perché perfettamente consapevoli della propria impotenza…sentimento di impotenza che si impadronisce di ognuno di noi quando veniamo percorsi dal brivido dell’imponderabile, dalla paura del domani e dalla consapevolezza di essere “sub iudice”, in qualsiasi momento della nostra vita; tali riflessioni ci fanno capire d’un tratto che discrimine e differenze di varia natura non hanno motivo di essere, in quanto siamo tutti accomunati dall’appartenenza al genus di essere umano e, per questo, obbligati, eticamente, al rispetto degli altri, obbligati a comprendere l’importanza ed il valore di una vita umana, obbligati a difenderla e non a cancellarla, magari sotto le macerie di un edificio crollato a causa di un autobomba….peccato che questi pensieri vengano in mente solo in queste drammatiche occasioni e che tra non molto ricominceranno odio e violenza. Peccato che altre vite umane saranno mietute prima del tempo…peccato non rimanere fratelli anche dopo simili circostanze, avremmo l’occasione di dimostrare a noi stessi di essere una civiltà degna di questo nome….peccato che ancora non sia così!

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