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Il crimine è certo. La verità no…Un film per riflettere sul pregiudizio con i suoi dannosi effetti.

A quattro giorni dalla sua esecuzione David Gale (Kevin Spacey), condannato a morte per lo stupro e l’uccisione di una sua amica, decide di rilasciare un’intervista in esclusiva ad una rampante giornalista Bitsey Bloom (Kate Winslet).

“Che ci faccio io qui?”

Comincia così il racconto della vita di David Gale attraverso l’utilizzo di diversi flashblack.

Da brillante professore di filosofia a padre affettuoso, socialmente impegnato nel movimento contro la pena di morte, la sua vita scorre abbastanza tranquilla, fino a quando una sera ad una festa dopo aver bevuto un po’ troppo ha un rapporto sessuale con una sua allieva appena espulsa dalla scuola.

A sorpresa l’allieva lo denuncia con l’accusa di stupro e David viene arrestato.

Nonostante dopo due settimane la denuncia viene ritirata la vita di David viene irrimediabilmente sconvolta da questo avvenimento.

La sua reputazione è oramai intaccata, viene allontanato dall’università e abbandonato dalla moglie.

Solo e senza lavoro David cerca conforto nell’alcool, a restargli vicina è solo Constance (Laura Linney), sua amica da sempre e attivista come lui del movimento contro la pena di morte.

Ma una serie di circostanze sembrano incolparlo quando Costance viene trovata morta, l’accusa per David è pesantissima: stupro ed omicidio. La condanna è la pena di morte.

Non ti sembra strano che proprio io, il leader del movimento contro la pena capitale venga condannato a morte?”

Ed è alla giornalista che David, il quale si proclama innocente, chiede aiuto per scoprire la verità…

Naturalmente non sveliamo il finale ma consigliamo la visione del film, perché ancora una volta Alan Parker ha fatto centro. Il regista, tra le cui opere ricordiamo Angel Heart-Ascensore per l’inferno, riesce a tenere ancora una volta lo spettatore inchiodato alla poltrona con il fiato sospeso fino alla fine.

The life of David Gale, non è un film sentimentale, Parker non si sofferma mai, più del dovuto, sull’aspetto umano; non è un film di cronaca perché non è ispirato ad una storia vera, ma frutto dell’abile penna di Charles Randolph (professore di filosofia a Vienna, alla sua prima sceneggiatura) con dei dialoghi curatissimi quasi da manuale.

Non è nemmeno un film politico, o meglio non solo, è innanzitutto un avvincente thriller costruito abilmente, ricco di citazioni filosofiche e di colpi di scena.

Attraverso la passione, la sofferenza, l’impegno civile, il regista britannico sceglie la via del mistero per arrivare al risultato finale.

Brava Kate Winslet, assolutamente convincenti Kevin Spacey e Laura Linney.

 

“…una società civilizzata deve convivere con una dura verità : chi cerca vendetta scava due tombe”

Naturalmente il film offre spunti di riflessione sulla pena di morte che negli Stati Uniti è applicata in 28 stati e dal suo ripristino nel 1982, si sono registrate 802 esecuzioni in tutto il paese. A guidare la classifica interna è il Texas che insieme alla Virginia prevede anche la possibilità di condannare i minori e i malati di mente.

Ma il film, pone anche l’attenzione sul ruolo degli attivisti e sulla sottile linea che separa la passione ideologica dal fanatismo, come ha dichiarato lo stesso regista durante la conferenza stampa tenutasi a Roma per la presentazione del film:

E’ la storia di persone capaci di arrivare agli estremi per le proprie convinzioni. Mi auguro che il film stimoli il dibattito.”

Marilena Dattis.

 

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