Posted on

Questa settimana affrontiamo concetti importanti del tipo: inserimento ed integrazione, adeguamento ed adattamento alle difficoltà del quotidiano. D’altronde, se si vuole resistere all’estinzione…


Buonasera, “doc”, questa settimana ho bisogno di alcune domande su argomenti per me, in questo momento, molto importanti:

  • Come si fa ad integrarsi in modo corretto in una Società?
  • Come si fa a conciliare gli interessi propri personali con quelli degli altri e ad integrarsi in modo da soddisfare entrambi?

Caro avvocato, la risposta immediata è la seguente: imparando il concetto di egoismo positivo ed applicandolo. Ne abbiamo già parlato tanto di egoismo positivo, però vediamo se è possibile semplificare questa mia affermazione e renderla più chiara. Innanzitutto c’è da fare la differenza tra il concetto di inserimento e quello di integrazione.

Il primo prevede l’innesto in un gruppo, in questo caso nella Società, ma anche il mantenimento di un’autonomia spinta che preveda pochissimo scambio con gli altri. Tu stessa puoi inserirti nel collegio degli avvocati di Cosenza, senza sapere qual è la loro linea guida di pensiero, di comportamento, di vita e d’azione.

Il secondo invece, prevede l’entrare a far parte di un sistema scambiando con esso, quindi stabilendo, innanzitutto, quali sono i parametri corretti di comunicazione, di interscambio e applicandoli, rispettando se stessi senza danneggiare gli altri. Abbiamo bisogno di sapere, per fare ciò, quali sono le nostre esigenze, quali sono i bisogni da appagare e cosa possiamo ottenere grazie alla frequentazione di quell’ambiente in cui ci vogliamo integrare.

Per quanto concerne l’integrazione sociale, la risposta è semplice:

la Società ci consente di appagare tutto quello di cui necessitiamo, dal punto di vista strumentale e psicologico; tu puoi avere un’automobile in quanto c’è qualcuno che la costruisce, puoi goderti il piacere di star seduta su una poltrona comoda, in un ambiente gratificante, alla giusta temperatura, ad ascoltare della buona musica, perché c’è qualcuno che ha realizzato questi oggetti di cui tu fai un uso corretto. Al tempo stesso, la collettività in cui sei immersa, si dimostra valida anche per consentirti l’appagamento di bisogni morali, psicologici: la Società appaga il bisogno di scambio e di relazione con gli altri. Noi sappiamo di avere necessità di osmotizzarci (riducendo gli inquinamenti) col mondo esterno: non avremmo 5 sensi a disposizione altrimenti, ne avremmo di meno. Esistono degli animali, tipo i pesci che vivono stabilmente a migliaia di metri di profondità negli oceani, che hanno il senso tattile molto sviluppato, addirittura in grado di percepire piccolissimi spostamenti di masse d’acqua o di flussi di energia elettromagnetica. A loro serve questo senso sviluppato per percepire eventuali prede nell’oscurità delle profondità oceaniche e percepire la presenza di eventuali predatori. Noi, invece, rappresentiamo organismi multimediali complessi: infatti, senza ambiente esterno noi non riusciremmo a costruire un mondo interno. Te lo immagini un essere umano senza nemmeno un dato parcellare in memoria? Non potrebbe costruire nemmeno un frammento di idea; non sarebbe un essere umano vivo; non riuscirebbe a programmare nemmeno un movimento, né a percepire traccia di una benché minima sensazione. La differenza tra una buona o una mediocre qualità della vita consiste nel passare dall’inserimento grossolano all’integrazione corretta, che prevede la possibilità di avere le idee chiare sul concetto di chi siamo, cosa ci serve per vivere bene e verso quali mete tendere. A queste condizioni possiamo rispondere alla tue domande.

Però siccome le idee chiare, nella Società, non le hanno in molti, come si fa ad integrarsi correttamente, con adeguati sistemi di protezione dalle frustrazioni?

Se una persona ti ponesse questa domanda, potresti rispondere con tranquillità che basterebbe leggere tutti i “dialoghi” che abbiamo fatto insieme fino ad oggi per avere a disposizione un bel pacchetto di informazioni utili da spendere nella quotidianità e nei progetti a medio termine. Quindi, se un essere umano non ha avuto la possibilità di nascere e crescere in un ambiente formativo, se lo vada a cercare! Non viviamo nell’epoca delle caverne, abbiamo una cultura di informazione di massa che ti raggiunge ormai anche attraverso gli elettrodomestici, perché esistono lavastoviglie che si connettono ad Internet, lavatrici che calcolano i programmi di lavaggio grazie alle informazioni che “vanno a prendere”, tramite il Web, direttamente dalla casa costruttrice. Quindi, non è così difficile acquisire informazioni per sapere a chi rivolgersi o addirittura quali libri trovare e quali siti su Internet andare a visitare per imparare qualcosa di buono.

Io noto che in quello che si dice ci sono molte cose inutili, da parte di tanti.

Fammi un esempio.

Proprio prima che io venissi da te, stasera, ho comunicato per telefono ad una mia conoscente che era pronta una certa lettera che mi aveva chiesto di fare per una questione condominiale. Nel parlare dell’oggetto della lettera mi ha tenuta al telefono 8-9 minuti (poi io ho tagliato corto) ed ha iniziato a parlare male dell’amministratore condominiale e a sfogarsi dicendo altre cose che non c’entravano nulla.

Per quanto riguarda l’esempio che mi hai riportato la risposta è semplice: questa persona aveva bisogno di sfogare dell’energia tensiva per cui ha usato la telefonata con te per “scaricare”; questo accade molte volte nella comunicazione. In questi casi, si parla di comunicazione scorretta perché può far bene alla persona che la trasmette, ma non a chi la riceve. Per riuscire a parlare bene bisognerebbe ricordarsi di ciò che abbiamo studiato alle scuole medie: l’analisi grammaticale e l’analisi logica. Bisognerebbe imparare a mettere insieme nella frase: soggetto, predicato, complemento. D’altronde, quando noi vogliamo studiare un brano, una pagina di un libro, ci accorgiamo che basta individuare le parole chiave per capire il senso e facilmente comprendere ciò che l’autore voleva dire. Di una pagina di un libro sfido chiunque a dimostrare che si ritrovano più di 10 parole chiave, 15 al massimo, il resto è riempitivo, perchè noi abbiamo imparato a parlare tanto, ad ascoltare tanto ed a ripetere i concetti più volte. Se da una parte è conveniente perché, in questo modo, possiamo distrarci quando ascoltiamo (tanto l’interlocutore ripete il concetto e non ci perdiamo granché e, tra l’altro, lo fissiamo meglio in memoria), dall’altra ci ruba del tempo.

Ma è pure frustrante perché una persona si carica di aggressività, ad esempio io oggi già me ne ero presa altra con altre telefonate. Se nell’arco della giornata si hanno tanti colloqui del genere, non diventa eccessivo il “carico”?

Devi ritornare alla discussione che abbiamo portato avanti per riuscire a stabilire in che modo metabolizzare le tossine del vivere quotidiano e in che modo far fronte alle frustrazioni, perchè quello di cui tu parli, produce frustrazione… d’altronde non puoi vivere senza contatti col mondo esterno. Allora diventa importante programmare il tipo di giornata per mantenere le frustrazioni all’interno di un limite e riuscire così a portare a termine i tuoi compiti. Addirittura potrebbe verificarsi il caso che subisci meno frustrazioni del previsto, e ti ritrovi con del tempo e dell’energia in più, ed è bene, quindi, programmare anche il tempo da passare da soli in maniera costruttiva, altrimenti accade come al collega che ho incontrato oggi, il quale ha terminato la sua giornata lavorativa alle ore 17, invece che dopo le ore 20: per alcuni aspetti era contento, leggero, soddisfatto di non doversi chiudere fino ad ora tarda, per altri, siccome evidentemente da solo con se stesso non ci sa stare, ha esclamato “Ma ora io come lo passo tutto questo tempo, non so cosa fare!”. Quindi rimane fondamentale il concetto in base al quale è importante sviluppare correttamente la propria identità, cioè il rapporto con se stessi. In ultima analisi, non è il mondo esterno che ti può far star bene o male, ma è come vivi il rapporto con esso. Ritorniamo al concetto di adattamento e di adeguamento senza equilibrio: tu puoi riuscire ad adeguarti ad un certo contesto subendolo, però poi devi reprimere le ribellioni, oppure puoi adattarti costruendo dei nuovi equilibri, modificando in parte le tue esigenze, in parte il tuo modo di pensare ed aumentando la flessibilità. Le specie animali resistono all’estinzione solo se riescono ad adattarsi. Adattandoti, dopo un periodo iniziale di scombussolamento dovuto al cambiamento delle abitudini poi vivi meglio di prima, perché comunque avrai costruito un grado di flessibilità superiore, che ti consente di far fronte meglio al mutare degli agenti esterni.

Giovanni Russo, in suo libro, scriveva: “Criticare è facile operare è difficile. Qualunque società umana, in un solo giorno, fa molto di più di quanto, un qualunque cittadino, nell’intero arco della sua vita, fa per la società in cui vive”.

Nello stesso libro si dice pure che non è utile criticare, distruggere, ma sapere osservare quello che c’è di buono e proporre un’alternativa: nella pratica cosa significa?

Questo può spiegare in un certo qual modo l’affermazione di un filosofo in base alla quale “si nasce incendiari e si muore pompieri”; cioè da giovani dà fastidio l’ambiente condizionante in cui si vive, però poi ci si rende conto che è bene imparare ad adattarsi senza tanti scossoni e, quindi, addirittura, si cerca di smorzare i toni andando avanti negli anni. Il corretto rapporto con l’ambiente esterno è spiegato proprio nel libro di Giovanni Russo che ci troviamo davanti, dal titolo (non a caso) Vorrei vederci chiaro: “…mentre si vuole demolire ciò che non è buono, cerchiamo di salvare quello che funziona, per proporre un’alternativa, utile, valida, e così facendo avremmo dimostrato di essere attori e non semplici spettatori, come la mosca che, sul bue che ara la terra, crede di lavorare e sbuffa convinta che il sudore del bue sia anche il suo!”