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Cos’è l’amore? Quando si “spegne”? La gelosia è un utile antidoto contro la noia? Si ritrovano insieme un’anima sensibile (l’artista) ed un “tecnico” (lo psicoterapeuta) per cercare di capire in che modo evitare che, l’unione di “due cuori”, si trasformi in un’avvilente routine


Dopo la prima esperienza di questi dialoghi sull’amore, sono spinta ad approfondire sempre più, sfaccettature dall’apparente ovvietà ma dall’importanza basilare, per riuscire a dare ed a ricevere amore. Spero che il mio amico analista, rimanga “catturato” all’interno di queste maglie di curiosità da colmare.

Spesso si sente dire “Sai, ci siamo lasciati, era finito l’amore!”, così si cerca di rinnovare l’amore rinnovando il partner. E’ difficile, anche per chi come me ha già iniziato un percorso di psicoterapia, dire “l’amore è stanco, rinnovo l’amore senza cambiare il partner”. Quello che mi domandavo è in che modo si rinnova l’amore? Ovviamente parlo di amore per il partner perché negli altri tipi di amore, soprattutto quello per i propri consanguinei, pare scatti una specie di volontà inconsapevole per far tornare le cose a posto anche quando sembra ci siano in atto “guerre” senza precedenti. Ecco, in quel caso l’amore si autocicatrizza senza troppi sforzi (tranne rari casi) e forse non è neanche corretto parlare di rinnovamento. Invece, quando si parla di un partner, si sente l’esigenza di rinnovare l’amore, il rapporto che, ad un certo punto, può dare segni di cedimento. La cosa succede indistintamente ad esseri umani appartenenti a tutte le fasce sociali, dall’ignorante al professionista, dal povero al ricco… può succedere a tutti! Ci si rassegna alla fine di un amore, si aspetta che arrivi al capolinea e poi …..si cambia “treno”. Non è piacevole, si ha un senso costante di precarietà dei sentimenti…..“Dottore” me lo dici come si rinnova l’amore?


Cerchiamo di spiegare prima il concetto di amore perché, quando le persone dicono che l’amore si è spento (per cui si cerca di rinnovarlo con un nuovo partner), bisognerebbe domandar loro cosa hanno capito e cosa hanno vissuto dell’amore alla base del quale c’è l’accettazione di sé e dell’altro.

  • L’accettazione di sé perché non si può cercare nell’altro ciò che manca a livello di autostima e di interesse nei propri confronti: si dipenderebbe dall’altro e non sarebbe una condizione accettabile.
  • L’accettazione dell’altro significa avere interesse nello scambiare con un’altra persona, avendola accettata con tutti i suoi aspetti positivi e con quelli non propriamente positivi che ci rendono possibile la connotazione della persona stessa come unica e non ripetibile.

Quante volte, pensando ai difetti di una persona cui siamo molto affezionati, ci viene da sorridere perché, se questi non sono limitanti per la nostra libertà, ce la fanno connotare come una persona speciale, particolare?

Si crea l’amore quando si determinano quegli interessi affettivi, di dialogo e di intimità per il piacere crescente (perché deve aumentare nel tempo) di stare insieme e di mettere l’altro in una posizione importante nei propri pensieri, NON al centro (perché al centro dei propri pensieri bisogna mettere se stessi), però in una posizione importante poiché, nel momento in cui si pensa al partner in una maniera quasi esclusiva, è bene sapere che lo si fa per il piacere di provare una gratificazione personale.

Quando si spegne l’amore?


  • Quando non si è mai creato (ritornando alle premesse appena citate).
  • Quando, per vari e molteplici motivi (che non possiamo riassumere), non si alimenta più un rapporto; possono esserci motivi “geografici” e cioè quando, per svariati circostanze, si decide di vivere lontani… per cui la vita è tale che… “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore”; in questo modo non si riesce più a “scambiare” e ad avere quel benessere che si riusciva ad avere prima… o comunque si va a spegnere il rapporto… In effetti è più corretto dire che si spegne il rapporto piuttosto che l’amore!
  • Quando non si sa come si “sviluppa” un rapporto d’amore, di conseguenza viene meno il concetto della novità, il gusto della novità e tutto diventa una routine.


Anche il fare l’amore insieme, quando poi si conosce l’altro nella particolarità degli atteggiamenti di un rapporto sessuale, dopo un po’, se non c’è una compartecipazione che metta alla base l’accettazione, la bellezza del dialogo e l’uso la propria personalità al meglio, diventa un’abitudine… a meno che non ci sia una creatività interiore, il che è possibile quando due persone “funzionano”, sono interessate a costruire e vivere un rapporto insieme.

Questi sono elementi sostanziali dei motivi per cui un rapporto tende a spegnersi… Ce ne potrebbero essere e ce ne sono sicuramente molti altri…..

Il rapporto di coppia, così come il rapporto con la propria identità, comunque risente di come noi conduciamo la nostra esistenza e quindi della qualità della nostra vita. Questo periodo storico è un po’ confuso perché coesistono, quasi come un coacervo di difficile integrazione, residui di sistemi educativi antichi, autoritari, retrivi con nuovi geni di anarchia che pretendono di proporre un’assenza quasi completa di regole e, in mezzo, vivono persone che cercano “col lanternino” una strada che valga la pena di percorrere…

Chiaramente si vive confusi!

Ognuno di noi è alla ricerca di costruire un futuro a breve, medio e lungo termine che determini un miglioramento sostanziale del proprio essere creando il benessere interiore e quello intorno alla propria persona e si trova a vivere in una condizione di difficile equilibrio tra il produrre lavoro ed il costo che questo lavoro ha. Ogni nostra azione, ogni nostro impegno consuma dell’energia bruciando attimi di vita che non torneranno indietro; anche il lavoro che ci piace di più ci crea questo dispendio sottraendo tempo a quanto altro potremmo fare nella nostra giornata, settimana o vita in genere. Quindi, ognuno di noi sente dentro, anche se a livello inconsapevole, dei conflitti che partono anche da qui e cioè dal fatto di devolvere vita per produrre lavoro, per sentirsi gratificati, per avere dei soldi da utilizzare per appagare i bisogni. E’ necessario creare un equilibrio tra tutto questo: lavorare gratificandosi per avere dei soldi per appagare alcuni bisogni che ci migliorino la qualità della vita senza creare sperequazioni; infatti se lavoriamo molto non avremo molta vita da godere; se non lavoriamo abbastanza, da una parte, non ci sentiremo gratificati, dall’altra, non avremo neanche molti soldi da utilizzare per appagare determinati bisogni.

La ricerca di questa situazione ottimale ci distoglie molte volte, sia dal migliorare il rapporto con noi stessi sia dall’investire energia e tempo nel rapporto di coppia per cui, a volte, anche nelle coppie che avrebbero tutte le carte in regola per poter funzionare, si crea un allontanamento fino a determinare una condizione di vita su binari paralleli che non si intersecheranno.

Per la gran parte delle persone, si comincia la giornata alle 7, le 8 di mattina devolvendo almeno 8 ore nell’attività lavorativa, ci si rende poi disponibili per soddisfare le esigenze dei figli (se si è creata una famiglia), si perde tempo per eventuali imprevisti quotidiani…… Quindi ci si chiede: quanto tempo resta da dividere insieme al partner in maniera utile e gratificante?….e quanta energia rimane a disposizione per creare idee nuove, positive che facciano godere del tempo passato insieme al partner? Molte volte ne resta poco sia di tempo che di energia quindi, lo stare insieme al partner, diventa una routine e tutto per un errore di valutazione.

Perché?

Perché, secondo leggi di natura, prima viene la nostra identità, poi viene il partner, poi i figli anche perché, in circostanze cosiddette “normali “, senza il partner non ci sarebbero nemmeno i figli; diverso il discorso quando il partner è nuovo e si hanno già dei figli, ma, anche qui, bisognerà creare nel tempo dei nuovi equilibri per evitare conflitti di interesse tra partner e figli (che sono due cose differenti da valutare diversamente). Come vedi, non è semplice riuscire a creare ed a mantenere un buon rapporto di coppia, però è importante avere le idee chiare e sapere cosa si vuole veramente fare.

Tornando al discorso del tempo sottratto ai rapporti “umani” per via del lavoro, devo dire che la cosa che mi dispiace di più, quando devo lavorare, è lasciare mia figlia con la quale però ho un rapporto molto gratificante vista la buona qualità dello “scambio”. Per quanto riguarda il mio attuale partner, direi che avrei voluto dargli molto di più (e ci ho provato!!!), ma siccome lui, di fronte ad alcuni miei slanci di entusiasmo e di amore, mi ha dato spesso delle frustrazioni, ho fatto sì che il rapporto diventasse come lui lo ha voluto!!! Io avrei voluto mettere il nostro rapporto al centro della nostra vita, ma lui non me lo ha permesso…. ha paura…. si ribella… “scalcia” (si fa per dire!) Ma chi me lo fa fare?

L’altro giorno, per esempio, gli avevo chiesto di andare a letto presto (non di certo per dormire!). Mi sono sentita dire: “Così presto? Alle 22:30?”

Risultato: siamo andati a letto quasi a mezzanotte, gli ho dato la buonanotte E BASTA!!!

Lui ragiona così perché, per quello che sono i suoi impegni, al mattino si può permettere di dormire, io no, DEVO alzarmi, ho delle esigenze che ormai hanno creato anche delle abitudini e che mi portano a fare i conti con una vita più “normale” della sua i cui impegni partono dal mattino…. Quindi la notte devo dormire!!! Non gli dico niente e non mi dispero….

E non sarebbe meglio dialogare?

Sicuramente è una cosa che gli dirò, però, se si sentirà andare in crisi, reagirà male. Io amo fare l’amore di giorno e lui di notte. Io ho bisogno, al mattino, di sentirmi riposata, devo lavorare ed essere perfettamente efficiente; ho una vita molto più intensa della sua e lui dovrebbe rispettare i miei tempi e le mie esigenze visto che sono più pressanti delle sue; quando è lui ad avere qualche impegno lo mette davanti a tutto e lo “difende” a spada tratta, però non può paragonare la sua vita alla mia… tra la figlia, il lavoro, la famiglia d’origine, le esibizioni dal vivo…. un tran tran incredibile!!!

Questa è la mia vita, me la sono scelta, è stancante, ma è questa!

Lo stare insieme prevede dei reciproci adattamenti che è bene che vadano nella direzione oggettivamente migliore perché altrimenti ognuno dei due potrebbe dire: “adattati a me!” La situazione oggettivamente migliore è quella più aderente alle Leggi di Natura.

Per legge di natura si vive svegli di giorno o di notte?

Di giorno!

…e per un motivo semplice: il giorno è illuminato dai raggi solari i quali ci attivano la produzione di vitamine (ed altre sostanze) che noi possiamo sintetizzare fino ad un certo punto, dopo di che abbiamo bisogno del catalizzatore energetico solare. Quindi Legge di Natura vuole che noi stiamo svegli di giorno, è inconfutabile!…che poi l’essere umano sia in grado di restare sveglio anche di notte, lo deve al fatto che molti nutrienti alimentari li assume per compensare, magari, carenze vitaminiche da vita notturna. Non sottovalutiamo il fatto che, per alcuni soggetti, subentra l’abitudine…. L’adattamento verso sistemi più corretti prevede una vita più sana, vissuta dall’alba al tramonto; l’ideale sarebbe viverla, come facevano i contadini una volta, dalle 6 del mattino alle 8 di sera, ma la Società attuale, dei consumi, non lo rende possibile perché molte volte si finisce di lavorare la sera tardi…. Anche qui bisogna adattarsi. All’interno di regole corrette, poi ognuno stabilisce le proprie condizioni migliori; può anche succedere, di tanto in tanto, di sconvolgere gli orari “normali”, ma se diventa un’abitudine, tutto il ciclo biologico (infatti si parla di cronobiologia) che regola le funzioni del nostro organismo secondo alcune fasce orarie, si sfasa, per cui il nostro cervello sarà “attivo” più tardi, gli ormoni che conciliano il sonno si attiveranno a notte molto fonda o addirittura la mattina presto e così via… Siamo meccanismi complessi, regolati da equilibri che dovrebbero essere associati alle Leggi di Natura; quando viviamo lontano dalle Leggi di Natura ne paghiamo le conseguenze. Questo per tornare al discorso di prima secondo cui è importante, in una coppia, sapersi adattare alle esigenze dell’altro tendendo però verso un miglioramento: altrimenti cosa fai? Se il tuo partner si droga, ti droghi anche tu? Purtroppo, per alcuni succede anche questo!!! Bisognerebbe educare l’altro! Quando si parla di amore, bisognerebbe partire dal concetto di affettività e l’affettività va alimentata ogni giorno soprattutto per se stessi. Quanto il tuo partner lo sa? Bisogna chiederglielo! …perché se il partner alimenta l’affettività allenandosi ogni giorno ne avrà per sé e per te.

Il mio partner da questo punto di vista…. lascia un po’ a desiderare perché se io lo abbraccio mi abbraccia, ma se è mia figlia (che è piccola) ad abbracciarlo, manifestandogli il suo affetto, lui spesso non ricambia il suo abbraccio.

Può darsi che non sia abituato!


Infatti non lo è!

Per quelle che sono le origini geografiche dei suoi genitori, la cosa si spiega! Non gli hanno insegnato, perché non apparteneva alle loro culture, a manifestare l’affettività.

Credo che lui abbia della affettività repressa… richiama e richiede affettività a livello inconsapevole. Probabilmente non è cresciuto in un ambiente favorente da questo punto di vista ed allora è un po’ schivo nell’accettare manifestazioni connotate da intensa affettività. Se osservi bene il suo temperamento, però, attraverso il suo sorriso, il suo volto “rassicurante”, i suoi lineamenti “non spigolosi” ed il suo modo di esprimere le emozioni affettive attraverso la musica, di fatto, dimostra di non essere una persona fredda.

Per come ero abituata in passato, non ero (nell’immediato) tollerante col partner (anche se alla fine ho accettato situazioni che mi hanno fatto ammalare) ed esplodevo per ogni cosa. Oggi sono, nel quotidiano, sicuramente più tollerante anche se sento che, dentro, ancora questo mi pesa ed ho paura che mi faccia male, mi sento implodere nel resistere alla tentazione di essere più impulsiva e sbraitare in faccia quello che mi viene in mente.

E’ un passo avanti?… anche se delle volte ho come l’impressione di crearmi un danno?

Credo che la tua tolleranza, che poi ti porta a riuscire ad adeguarti meglio (rispetto a prima), sia più improntata verso un “subire” che verso un adattamento che ti crei quei nuovi equilibri indispensabili per sentirti “comoda” nella nuova abitudine. Sarebbe quindi utile cercare di imparare il sistema per adattarti (cioè non subire) e cercare di capire se:

  1. la tua tolleranza sia dettata da effettive esigenze tue o dalla voglia di evitare eventuali scontri;
  2. quanto l’altro sa apprezzare la tua apertura;
  3. quanto a te interessa adattarti senza subire.

Comunque, nei momenti in cui non sei aggressiva, possibilmente lontano dal luogo dove è avvenuto l’evento che ti ha prodotto un’implosione (per i motivi che mi hai appena riferito), e in orari in cui ti senti riposata, è bene dialogare, spiegare al partner quello che ti ha prodotto fastidio non vivendolo come un atto d’accusa bensì come bisogno di capire per poter accettare; se in una coppia non si può fare questo, non ci sono i pre-requisiti perché si resti insieme.

Da che cosa deriva la gelosia?

Da problemi legati alla propria identità e al rapporto col partner. I problemi relativi al rapporto con la propria identità hanno a che fare col concetto di “bisogno di sentirsi accettati”, paura di perdere l’oggetto, la persona (che viene considerata oggetto) che ti ha accettato, paura di restare soli (quindi si evidenzia anche un cattivo rapporto anche con la propria solitudine) in più scarsa valutazione delle proprie possibilità e capacità, perché?

Perché, se una persona sa quello che vale e sa cosa può offrire, non ha paura di perdere il partner; se invece vive questa paura certamente ha problemi relativi alla valutazione di sé; può, questa persona, anche avere risolto del tutto o in parte le capacità di autovalutazione, ma, per vecchie abitudini, in momenti in cui non è neutrergica (riflessiva, razionale e logica), ripete certi elaborati antichi: di conseguenza, nasce la preoccupazione che qualcuno gli porti via il partner o che questi si innamori di qualcun altro.

… e quando la gelosia diventa “retroattiva”?! … cioè quando si è gelosi del passato del partner paragonando suoi atteggiamenti con altri partner e confrontandoli con quelli attuali verso se stessi o insinuando un interesse ancora esistente per persone amate un tempo…. e magari non è vero….

Questo nasconde sempre problemi di carenza di autostima, bisogno di affetto che si teme di perdere… se il partner si allontana da noi… E poi bisogna cercare di capire il pensiero dell’altro perché magari non è vero che il partner sia stato disponibile verso la tale donna e non verso di te…. te lo avrà raccontato… per farti ingelosire o perché ha amplificato certi momenti di emozioni che poi, effettivamente, non corrispondevano alla realtà. Tanta gente dichiara, in una giornata, di essere in grado di fare tante cose, ma poi, se ci si mette a fare un’analisi a tavolino con carta e penna, questo grande lavorio non l’ha realizzato! Bisognerebbe avere tutti i dati per fare un’analisi corretta e comunque, ogni rapporto, tra due persone crea momenti particolari; addirittura momenti diversi, all’interno dello stesso rapporto di coppia, creano situazioni differenti. Dovremmo anche valutare il concetto di disponibilità: può darsi che un uomo, a 30 anni, sia poco maturo e faccia il cavalier servente; a 40, si renda conto che quell’atteggiamento non è stato corretto, non sia più cavalier servente, ma non per questo voglia meno bene all’altra partner o alla stessa di prima!

Girando la frittata, direi che io, nel tempo, sono molto cambiata. Avevo, col partner, un atteggiamento “materno”, assistenziale…. Ovviamente oggi sto attenta, se il mio partner viene a casa mia, ad essere una buona ospite, ma la “mamma” non la faccio più! Nel passato, avendolo ereditato ed imparato da mia madre, lo facevo continuamente! Dopo il fallimento del mio matrimonio e dopo aver “lavorato” su me stessa, questo atteggiamento non mi appartiene più.

Considera che, quello che fa tua madre, quello che avevi imparato a fare tu, nel tempo si trasforma in una “occupazione” dello spazio degli altri perché pian piano si finisce col gestire la vita dell’altro; l’altro che dovrebbe “comandarti” diventa poi vittima perché, se si trova da solo non è più in grado di autogestirsi; questo vale soprattutto nel meridione, nel rapporto donna – uomo in cui le donne che si rendono disponibili, nei confronti del maschio, per ogni cosa, rendono il maschio incapace di tutto; si comincia con le mamme nei confronti dei figli e si continua con le compagne o le mogli nei confronti del proprio uomo.

Questo si ricollega anche al problema di prima (della gelosia) quando parliamo del rapporto con l’altro poiché, quando una donna fa la “mamma” col partner, pretende poi di “gestire” la sua vita a proprio uso e consumo per cui se il partner, qualche volta, si comporta in maniera autonoma, utilizzando di più la propria mente, la cosa infastidisce perché ci si trova davanti ad un comportamento da non previsto.

Be’…. io, in passato, questo lo facevo… Volevo decidere sempre io… e sbagliavo!

Con il mio attuale partner, solitamente, non accade e se qualche volta cedo a “vecchie tentazioni”, lui (per fortuna!) non me lo lascia fare e ne sono contenta, torno così ad essere neutrergica ed a ritrovare il “contatto” con la realtà.

Grazie “doc”, ci rivedremo la prossima settimana!

Con la collaborazione di Stefania Labate (musicista)