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Cos’è una coppia? Cosa fa innamorare due persone? Questi due temi inaugurano una serie di interessanti dialoghi – interviste realizzati grazie alla sensibilità di un’artista, che coinvolge un esperto in materia.


In questo particolare dialogo, ed in quelli che seguiranno, tra uno psicoterapeuta ed una artista (pianista, autrice e cantante molto apprezzata), verranno trattati temi necessari indispensabili per imparare a costruire, con chiarezza e senso di responsabilità, quel sentimento d’amore così importante per rendere tenere…le note della vita!

Sono le 11 di mattina di un mercoledì di fine maggio. Sono incuriosita e, al tempo stesso, molto interessata a questa nuova esperienza che mi sono proposta: parlare d’amore, per “capire” l’amore. Il tutto, all’interno di un accogliente, familiare, studio di uno psicoteapeuta, un amico, che si è reso diponibile ad accompagnarmi in questo percorso dai temi così conosciuti ma, al tempo stesso, così oscuri. So che non mi nasconderò dietro i veli di falsi moralismi o di inutili velleitarismi: voglio conoscere…capire…vivere meglio. Ho già stabilito che i contenuti degli incontri, saranno dattiloscritti sotto forma di articoli giornalistici, per dare modo a chi vorrà leggerli, di camminare idealmente, dolcemente, insieme a me.

Caro “dottore”, cominciamo subito con una domanda impegnativa: cosa prevede il concetto di coppia?

La coppia prevede una presenza di due persone che convivono, trascorrendo del tempo insieme, in maniera utile e costruttiva, intersecando degli obiettivi in comune.

Cosa significa intersecare?

Significa scambiare degli interessi, degli obiettivi che creino una motivazione a passare del tempo insieme affinché ciò, come ho detto prima, avvenga in modo utile e costruttivo. L’intersecazione, in geometria, prevede l’incontro di due rette in un punto, con una angolazione variabile che va da un massimo di 90° sino ad arrivare ad un minimo che può quasi riunire le due rette. Questa stessa intersecazione si crea effettivamente nel rapporto di coppia perché l’interesse nel fare qualcosa insieme può avere un’alta o una bassa motivazione, a seconda dei momenti, in base a dei fattori variabili; quindi, paragonando l’intersecazione a quella strettamente intesa nella geometria, diremo che quando l’angolo è di 90° o giù di lì, i due partner, sono molto distanti; via via che l’angolo si riduce, diminuisce la distanza tra le due persone le quali si ritrovano sempre più vicine proprio come le due rette che vanno quasi a riunirsi. Questi sono elementi da tener presente all’interno di questo rapporto.

Perché due persone si incontrano?

La costituzione di una coppia è il risultato finale dell’incontro…tutto da costruire però…!

Socialmente, però, ci fanno credere che la cosa più difficile sia riuscire a determinare l’interesse reciproco per creare il rapporto di coppia, dopodiché… “se son rose fioriranno”! invece, il vero lavoro di costruzione della coppia, comincia dal momento che si decide di “stare insieme”. In realtà, in senso oggettivo, possiamo dire che due persone si incontrano proprio perché si cercano anche se non si conoscono.

Cosa significa che si cercano?

Significa che ognuno di noi è alla ricerca di entità umane che, innanzi tutto, sono entità energetiche, che abbiano determinate caratteristiche.

Quali caratteristiche devono avere?

Le caratteristiche che noi abbiamo stabilito che devono avere sulla base dei nostri apprendimenti che derivano dall’ambiente nel quale siamo cresciuti e dalle figure di riferimento di sesso opposto che abbiamo avuto ….come una zia , una nonna, una cugina più grande con cui un uomo si è relazionato; l’opposto vale per una donna.

Delle volte, però, pur cercando una persona che abbia delle caratteristiche simili a quelle delle figure di riferimento, io, ho contemporaneamente cercato, nel mio probabile partner, delle caratteristiche opposte a quelle degli uomini presenti nella mia famiglia proprio perché ci sono alcune cose che, diciamo, non gradisco! Quindi, questo fatto di cercare anche l’opposto deriva pur sempre dal rapporto complessivo di riferimento!

…Ma quando sei riuscita a trovare una persona che avesse delle caratteristiche opposte a quelle delle tue figure maschili di riferimento?…E quanto sei rimasta soddisfatta del rapporto?

Io sono stata legata ad una persona che era completamente diversa da loro (ma completamente!) quando ho avuto una relazione con un mio collega di lavoro. La storia è durata poco più di 4 anni, il rapporto si sarebbe potuto chiudere già dopo circa 2, ma non è successo perché abbiamo voluto tirare avanti per inerzia, eravamo legati a doppio filo per il lavoro. In effetti, era una persona che non mi “apparteneva” troppo (caratterialmente parlando), rappresentava la strada per fuggire dalla mia famiglia che, sotto molti aspetti, mi soffocava.

Lui rappresentava la diversità.

Uscendo dalla storia con lui, vivendo altre esperienze, facendo altri errori e soprattutto cominciando poi un percorso di psicoterapia, ho acquisito nuovi dati per cui, oggi, una parte di me continua a cercare in un uomo caratteristiche simili a quelle delle mie figure di riferimento (è innegabile, alcune cose sono troppo radicate, per eliminare tutto quello che non va servono tanti anni e tanto lavoro!), un’altra parte invece ha maturato la scelta di voler cercare in un uomo cose diverse. Ad esempio, la cosa che mi risulterebbe, insopportabile da parte di un compagno sarebbe un atteggiamento autoritario che, purtroppo, io ho “ereditato” in prima persona; mi è stato insegnato che, per farsi rispettare, bisogna essere autoritari. Ora, se pur con fatica, grazie alla mia “crescita” riesco spesso a pormi, con il mio attuale partner, in modo migliore, diverso rispetto a come ho fatto in passato anche se talvolta mi sono trovata davanti soggetti che avevano il bisogno di essere “comandati” , pilotati e quindi mi facilitavano il tutto. Ho potuto infatti constatare che il soggetto a cui mi sto riferendo, ha attualmente una compagna con caratteristiche di comando ancora più “feroci” di quelle che avevo io in passato.

Tirando le somme, direi che oggi, con il mio attuale compagno, mi pongo in maniera diversa, cerco di farlo perché comunque un po’ sono effettivamente cambiata ed un po’, quando dico o faccio delle cose, ci ragiono. Certo, mi capita ancora di sbagliare, però confrontando la persona che sono oggi a quella di qualche tempo fa, devo dire che mi ritrovo migliorata. Mi compiaccio con me stessa valutando certi atteggiamenti attuali e paragonandoli mentalmente, a parità di circostanza, con quelli che avrei avuto se non fossi cambiata.

Quando riesco ad essere neutrergica, a ragionare mi pongo sicuramente in modo diverso. Quindi, andando alle conclusioni, direi che, assolutamente, non potrei avere un compagno autoritario o pure, come qualcuno dei miei “riferimenti”, che vada a letto con qualunque donna che “ci sta” solo per sentirsi gratificato dal fatto di essere riuscito a fare l’ennesima conquista. Posso accettare un tradimento come il risultato di qualcosa che non va, può capitare!…ma un uomo che abbia come hobby quello di collezionare donne no! Il mio attuale compagno, non ha niente di tutto ciò, ma ha altre caratteristiche che sicuramente rispecchiano le mie figure di riferimento: sicuramente l’aspetto fisico, il fatto di avere una buona manualità, di saper fare tante cose, il che mi appartiene anche personalmente; mi piace (per quanto possibile) costruirmi le cose da me, cucire, inventare le cose dal nulla, tutto questo perché non voglio dover “dipendere”…. Il mio compagno, in questo, mi somiglia (come mi assomigliava anche il mio primo amore). Un’altra cosa che ha lui e mio padre no, è una certa disponibilità nel prestarsi a fare le cose, a fare dei favori…. Mio padre, quando ero ragazzina, (nonostante gli chiedessi di accompagnarmi) mi lasciava andare a scuola a piedi lungo una strada dove, quando pioveva, l’acqua arrivava alle caviglie! Ricordo che, un periodo in cui ero infortunata, e quindi lui “doveva” accompagnarmi, imprecava all’andata ed al ritorno!

Non mi piacciono gli uomini che fanno vivere la vita ai loro figli come un continuo divieto e non lasciano vivere loro le giuste esperienze della loro età. Io sono stata privata di fare tutte le esperienze che richiedevano un allontanamento da casa, potevo partire solo se c’era qualcuno della famiglia a fare il “cane da guardia”. Con mia figlia questo non succederà, lei avrà una vita che le consentirà di sentirsi, oltre che membro di una famiglia, anche parte della società.

Tornando al mio attuale compagno… lui ha un altro aspetto caratteriale che mi piace tanto: per quanto riguarda la gestione della casa (pulizie, mettere in ordine, cucinare, lavare i piatti ecc. ) ha una visione completamente paritaria, è capace di “fare” al mio posto anche se io, in quel momento sto con le gambe accavallate a far nulla. Giammai mio padre (che comunque sa fare tutto in casa) si presterebbe ad una cosa del genere!…solo se mia madre dovesse essere malata o se fosse comunque impegnata in altre faccende.

Come vedi, alcune cose sono “come”, altre all’opposto!

Quanto tu affermi, corrisponde al vero…però bisogna vedere quali modelli di riferimento hai avuto. Ci sono stati i tuoi familiari, ma anche altre persone che tu hai potuto conoscere direttamente o cui ti sei ispirata attraverso una conoscenza per sentito dire, anche attraverso ciò che hai potuto osservare, magari personaggi della televisione, personaggi della storia, personaggi di romanzi…. su cui hai costruito la tua figura di uomo ideale. Infatti, se tu non avessi avuto anche altri apprendimenti, differenti da quelli acquisiti dai tuoi familiari, avresti anche potuto contestare il loro modo di fare, ma con che cosa l’avresti sostituito?

Con niente!…non avendo apprendimenti di altro genere!

….così come hai acquisito apprendimenti “in scatola”, crescendo in un certo ambiente; poi, finché non sei stata in grado di riconoscere questi apprendimenti “in scatola” e di cominciare a cambiarli, consapevolmente ti ribellavi, ma ne rimanevi vittima….. la prova ne è il matrimonio con una persona sbagliata per te; quando poi , invece, sei riuscita a renderti conto di quello che ti ho appena detto e hai operato un cambiamento dei tuoi apprendimenti, hai potuto dire basta alle cose che non ti andavano bene del tuo partner.

Sicuramente!

A seconda del ruolo da te ricoperto (figlia, madre, partner) si possono fare valutazioni differenti. Tu, da figlia, hai certamente subito! Di conseguenza, vorresti evitare che tua figlia patisca le tue stesse esperienze. Effettivamente, nel corso del tempo hai accumulato nuovi e più corretti dati sul rapporto fra genitori e figli. Per quanto riguarda il ruolo di partner, è possibile che tu sia condizionata ancora sa messaggi non ancora del tutto “rivisitati”. Di conseguenza, mentre da madre ti ribelli alla vista di comportamenti scorretti, da partner potresti anche non farlo (o, comunque non reagire spesso) poiché tutto accade in maniera inconsapevole.

Da partner, nei confronti di un uomo quindi?

Certo! Perché certe attenzioni che tu hai subìto, le hai potute plasmare nella tua mente rendendole più accettabili e quindi le hai trasformate in attenzioni che hanno un significato d’amore, cioè: una persona ti pensa. Ecco perché rimani delusa, come è capitato col tuo partner attuale, quando tu manifesti verbalmente o per iscritto i tuoi sentimenti e lui (che non è abituato a simili atteggiamenti) non solo non gradisce, ma addirittura ti fa capire di essere disinteressato, quasi infastidito. Tu ci resti male perché sei abituata a qualcosa di diverso. Ti sei dovuta adattare ad un ambiente repressivo trasformando questa repressione in attaccamento affettivo; hai costruito tutto nella tua mente perché poi sei stata una persona che, coi sentimenti, hai “lavorato” tutta la vita, attraverso la musica, attraverso una cultura specifica…..quindi hai modificato certi comportamenti adattandoli: l’oppressione del tuo ambiente familiare, per te, inconsapevolmente, è diventata, “attaccamento” affettivo.

Ti sei costruita un mondo tuo e quindi senti l’esigenza di avere certi comportamenti, da parte di chi ti sta accanto perché per te sono sinonimo di corrette manifestazioni affettive. E’ probabile che se tu lo vedessi fare a tua figlia, ti ribelleresti perché scatterebbe il ricordo di te che subivi da figlia.

Quello che hai detto riguardo al fatto che mi creavo un mondo tutto mio è vero!

Da ragazzina mi estraniavo mentalmente e fisicamente; rimanevo chiusa in camera quando finivo di studiare e continuavo a suonare e scrivere canzoni…… tutte rigorosamente d’amore, tutte “sentite”; oggi scrivo di più “per mestiere”, esterno di meno i miei sentimenti anche perché so che c’è qualcuno che non vede l’ora di sapere i fatti miei ed il fatto che possa “entrare” nelle mie cose (sulle quali comunque non sono molto riservata) senza il mio “permesso” mi dà fastidio. Mi ricordo che passavo pomeriggi interi a scrivere canzoni, anche 2 o 3 in un pomeriggio, e ci godevo soffrendo….perchè comunque avevo la “cotta” per il tipo di turno…

(continua……)

Alessia Manes

Con la collaborazione di Stefania Labate (musicista)

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