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Quando la messa in scena diventa messa in abisso nella decomposizione dell’immagine-cristallo deleuziana.


Senso, certo non a caso, inizia con una rappresentazione, la prima inquadratura del film ci mostra il palcoscenico del teatro La Fenice di Venezia, dove una compagnia di attori sta rappresentando Il Trovatore di Verdi.

L’apertura è data da una profondità di campo, dopodiché il carrello avanti si combina con una panoramica da sinistra verso destra, la mdp è nel palcoscenico, siamo passati al punto di vista degli spettatori del Trovatore. Attraverso un piano sequenza improprio, Visconti ci indica attraverso la rappresentazione teatrale dell’opera di Verdi il percorso narrativo che intende seguire con Senso.

Il Trovatore è un fosco dramma di vendetta e gelosia diviso in quattro atti: il duello, la gitana, il figlio della zingara, il supplizio. Quattro sono le sezioni del film: la rappresentazione del Trovatore alla Fenice, durante la quale il conte Ussoni sfida il tenente austriaco, e il duello sarà il motivo che spingerà Livia a conoscere il tenente Franz per dissuaderlo ad accettare la sfida; l’innamoramento e la passione di Livia per Franz a Venezia; la ricomparsa di Franz nella villa di Aldeno; la fine tragica a Verona. L’opera di Verdi diventa per Visconti il modello drammaturgico di Senso per riflesso e per contrasto. “Più melodramma che romanzo, più rappresentazione che narrazione, Senso si incentra tutto sui due protagonisti e sul loro amore-passione-odio-follia. Sono questi come in un buon melodramma verdiano, gli elementi portanti dello spettacolo, e su di essi si articola e si viene approfondendo il contenuto reale dell’opera”.

E già nel nome di uno dei due personaggi si configura l’andamento narrativo del film. L’oggetto del desiderio della contessa Serpieri è il giovane ufficiale austriaco Franz Mahler, altro elemento melodrammatico, il nome del tenente rimanda al compositore austriaco Gustav Mahler, e il personaggio di Franz ricalca la personalità del musicista (del quale Visconti in Morte a Venezia utilizzerà l’Adagietto), compositore inquieto anima travagliata nella quale Eros e Thanatos diventano sublimazione ed estasi celebrativa, ed è proprio il rapporto tra Eros e Thanatos alla base della novella omonima di Boito a cui Visconti si è ispirato per Senso. E che il riferimento mahleriano non sia casuale lo si riscontra dal commento musicale di Senso, Visconti utilizza la sinfonia n.7 di Bruckner che fu maestro di Mahler.

Nella struttura narrativa, o meglio nella metarappresentazione del film la propensione al doppio di reale e finzione è scandita e sottolineata dal sofisticato gioco di specchi che accompagna le parti più salienti del film. Quando Livia Serpieri chiede al generale austriaco di conoscere il giovane Franz Mahler, la mdp entra nello specchio che ci riflette l’immagine virtuale di Livia, il suo doppio, quindi uno stacco ci riporta sul palcoscenico del Trovatore, il comportamento di Livia nei confronti degli austriaci è “finto”, come finzione è la rappresentazione alla quale si assiste dell’opera di Verdi.

Ed è ancora uno specchio a mostrarci il primo incontro tra Livia e Franz, nello specchio vediamo il palco dove stanno i due e il palcoscenico con il sipario che si alza, la mdp inquadra Leonora osservata da Livia di spalle; c’è un primo livello dell’immagine riflessa dallo specchio che è il

palco con Livia e Franz, e c’è un secondo livello che è il palcoscenico con l’attrice che recita. Il virtuosismo della mdp in questa inquadratura offre una mise en abyme che costituisce una sorta di controcanto o meglio di rappresentazione “a specchio” tra il terzo atto de Il Trovatore e tra quanto avverrà nel film. Il duetto Leonora-Manrico sembra preludere alla storia passionale che nascerà da quel palco, la teatralità verrà progressivamente assunta dentro il film e il dialogo tra i due rimarca il tutto:

Livia: “Vede bene?”

Franz: “Benissimo, grazie”

Livia: “Le piace l’opera tenente Mahler?”

Franz: “Si, a me piace molto l’opera contessa Serpieri, quando è un’opera che mi piace, e a lei?”

Livia: “Si, mi piace molto, non mi piace quando si svolge fuori scena, non è che ci si possa comportare come un eroe da melodramma…”

Ed ecco che lo spettacolo cinematografico si afferma e si nega contemporaneamente come realtà e come finzione, quello spettacolo che si svolge “fuori scena” non piace a Livia, ma di fatto i due si comporteranno come “eroi” da melodramma. Livia si allontana dal palco fingendoun malore e Leonora compare in primo piano alla ribalta.

Altro momento in cui ritorna lo specchio è durante la passeggiata tra le calli, Franz raccoglie da terra un frammento di specchio e il dialogo è didascalicamente esplicito:

Livia: “Perché si guarda con tanto interesse, le piace tanto guardarsi?”

Franz : ” Si, mi piace, non passo mai davanti ad uno specchio senza guardarmi.”

Livia: “E perché le piace tanto?”

Franz: “Mi piace guardarmi per essere sicuro che sono…io.”

La lunga pausa di Franz prima dell’affermazione circa la sua identità, sottolinea la possibile ambiguità dell’opera che si svela in quanto tale, Visconti parte dal melodramma come modo di rappresentazione e lascia che i suoi personaggi utilizzino moduli melodrammatici secondo la tradizione teatrale. Un altro esempio di ciò viene dalla scena madre in cui Livia scopre Franz con la prostituta:

Franz: “Non darle importanza. Viene tutte le sere per un paio d’ore a farmi compagnia. La vuoi conoscere? Non fare complimenti. Dopotutto ti appartiene, la pago coi tuoi soldi…che differenza c’è fra voi due? Te lo dico io:lei è giovane e bella: Gli uomini per lei pagano. Mentre tu invece!” (Franz scoppia a ridere).

Ed ecco che il tema del denaro complice e corruttore circola di continuo, il denaro la donna pagata è volutamente il motivo conduttore della scena madre che Visconti sottolinea con accurati movimenti di macchina, e il denaro era al centro di un’altra scena importante del film quando Livia consegna a Franz i soldi dei patrioti. La scena inizia con una musica sovratono, Livia si dirige verso il salottino percorrendo un corridoio in cui c’è un gioco di porte come di cornici dentro cornici che suggeriscono la messa in quadro, mentre Franz segue con lo sguardo i suoi movimenti. Tutta la scena della consegna del denaro vive su una teatralità insistita, i fiorini cadono per terra e Franz s’inginocchia ai piedi di Livia e raccoglie il denaro.

Numerosi sono gli elementi metacinematografici in Senso, oltre i vari giochi di specchi e l’opera nell’opera, il denaro è l’altra faccia “benchè implicitamente del film nel film o sul film”.

E in Livia si riconosce la figura del Narratore, infatti è proprio lei che in modo singolare racconta e commenta la vicenda, non si stratta di un vero e proprio flash-back infatti quando dice “era il ventisette maggio..” siamo già nel teatro e non c’è un ritorno in un tempo diverso, la voce del narratore (Livia), si stacca dal corpo e ritorna sotto forma di àcusma, ma non per ridare vita alle immagini del passato che le parole evocano, ma per commentare (anche se lo fa al passato) le immagini alle quali assistiamo. Non un’immagine-sogno né un’immagine ricordo, ma il tempo non-cronologico liberato dall’immagine-tempo della modernità cinematografica.

 

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