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Il settore dell’alta tecnologia, dopo il boom della fine degli anni ’90, è in recessione e non accenna a riprendersi. Vi proponiamo una breve analisi del crollo vertiginoso subito dalle imprese high tech nel mercato internazionale e di ciò che non si deve fare nei Web business.

CRISI NEL MERCATO INTERNET: QUALI ERRORI EVITARE PER INVESTIRE PROFICUAMENTE NEL MERCATO VIRTUALE.

Il settore dell’alta tecnologia, dopo il boom della fine degli anni ’90, in particolare nella zona settentrionale della California dove quotidianamente giovani ventenni diventavano miliardari, è in recessione dai primi mesi dell’anno.


La contrazione economica ha fatto raddoppiare il tasso di disoccupazione nella c.d. Silicon Valley e se ne prevede un ulteriore aumento. Numerose società nate negli ultimi 5 anni, basate su Internet, sono state dichiarate fallite e molte di esse, pur non avendo prodotto profitto, erano entrate in Borsa in base alla promessa di utili e fatturati futuri. Peraltro, il mercato aveva gonfiato esageratamente il prezzo delle loro azioni, come nel caso di Amazon.com, la più grande dettagliante del mondo, le cui azioni avevano raggiunto il valore di 110 dollari, perché, pur non avendo generato utili, se ne era considerata quasi illimitata la capacità di crescita; e di eToys, azienda simbolo del commercio elettronico, le cui azioni, da un massimo di 84,25 dollari, a luglio erano già scese ad una quotazione di 9 centesimi di dollaro.

Sono in difficoltà anche aziende che sembravano avere un solido bilancio, come Cisco System -l’azienda che ha avuto l’iniziativa di costruire le infrastrutture per portare Internet nelle case di ogni persona creando il ‘router’, un mezzo di smistamento di voce e dati-, colosso della New Economy, che ha ridotto il personale del 18% ed il cui valore di mercato è sceso del 75% in un anno. Anche Theglobe.com, azienda nata offrendo siti per comunità virtuali e giochi online, simbolo della New Economy newyorchese, già la scorsa estate aveva chiuso la maggior parte dei suoi siti, aveva ridotto alla metà i dipendenti ed il valore dei suoi titoli era sceso a pochi centesimi di dollaro.


Inoltre, l’investimento in questo settore è molto caro perché i profitti sono crollati più del prezzo delle azioni.


La crisi riguarda le aziende più varie e, secondo alcuni esperti, non durerà a lungo, trattandosi di un fenomeno “salutare” per l’economia perché serve a stimolare le risorse intellettuali ed una ridistribuzione più produttiva del capitale.


La situazione dei web business italiani è molto meno critica rispetto a quella degli altri Paesi, principalmente perché gli operatori italiani su Internet sono partiti con notevole ritardo e poche aziende sono entrate in Borsa prima della crisi dei mercati, sicchè il crollo ha interessato poche imprese.


Tuttavia, molte aziende italiane del settore sono in difficoltà, sia perché spesso non riescono a trovare fondi per finanziare un business che, attualmente, ha costi molto alti e produce pochi utili, sia per una serie di errori da correggere, dovuti all’inesperienza ed al fatto che si tratta comunque di un settore giovane in fase di crescita. Ad esempio è stato chiuso il portale Vitago, filiale di un’azienda tedesca operante nel settore del welness, bellezza e baby, perché la casa madre si è trovata a dover ridurre i costi in quanto aveva investito molto capitale in pubblicità, allo scopo di far crescere più in fretta il mercato, senza, però, riuscire a raggiungere l’obiettivo voluto perché il mercato in Internet cresce lentamente. Quindi, l’errore di voler forzare la tendenza naturale del mercato ha reso necessario il taglio dei costi -le entrate erano poche rispetto alle uscite-, con eliminazione anche della filiale italiana.


Inoltre, molte aziende hanno chiuso perché gestite da persone giovanissime e senza esperienza, mentre è necessario che la gestione sia affidata a manager che abbiano maturato esperienza nelle aziende tradizionali, capaci di individuare le strategie adatte ad ottenere i migliori risultati di mercato.


Uno degli errori ricorrenti nelle imprese di questo settore è quello di spendere male i soldi, come è successo alla società ePlanet che, per diventare tra le prime in Italia nel settore selle telecomunicazioni, ha speso moltissimo per avviare un progetto che prevede la realizzazione di una rete in fibra ottica nelle maggiori città italiane. Ebbene, dopo poco più di un anno, il valore della società è crollato e ci sono difficoltà a trovare i finanziamenti occorrenti per continuare l’attività.


Altro aspetto importante è la scelta del modello di business: per funzionare l’impresa Internet deve offrire, alle imprese o ai consumatori, soluzioni e servizi che non è possibile, o è molto difficile, ottenere al di fuori di Internet, altrimenti non v’è motivo di affidarsi alla Rete.


Anche la scelta del marketing rientra tra gli errori più diffusi. In particolare nel commercio elettronico tra operatori commerciali e consumatori, si è rilevato che i consumatori badano molto alla configurazione del sito ed alla marca, mentre poca incidenza ha il prezzo. Pertanto, per una migliore commercializzazione dei beni o servizi offerti, conviene investire per rendere più semplice e gradevole il momento dell’acquisto, piuttosto che per pubblicità. Anche perché quest’ultima si rivolge prevalentemente ai giovanissimi, mentre l’abitudine di fare acquisti in Internet è particolarmente diffusa tra persone dai 35 anni in su.


Infine, bisogna evitare l’errore di credere di poter fare tutto da soli, non sopravvalutando le proprie risorse finanziarie, gestionali e manageriali, e creare rapporti con altre società. Difatti, le imprese che hanno successo sono quelle che hanno rapporti stabili con aziende tradizionali, le quali, grazie al valore che hanno nel mercato, riescono a sostenerne lo sviluppo.

Erminia Acri


Avvocato