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Uno scontro letterario fra due personaggi, a stretto giro di battute, incalzante e ironico. Cosa succede quando uno scrittore crede di scrivere come un Dio e l’editore non è esattamente dello stesso parere?

La porta era socchiusa. Bussai delicatamente ed entrai. Eri dietro la scrivania e facevi finta di rileggere un libro che avevi appena finito di scrivere. Mi avvicinai a passi lenti e silenziosi verso la poltrona e mi sedetti. Aspettai. Dopo alcuni istanti sollevasti lo sguardo dal manoscritto e sorridesti.

Come ti ho annunciato prima al telefono. La mia ultima fatica.

Non replicai. La scena non mi era nuova.

L’ho scritto in una notte sola.

Non feci commenti. Non applaudii. Congiunsi solo le mani sotto il mento e corrugai la fronte, atteggiamento che mi risulta molto naturale, avendolo provato e riprovato più volte durante le mie sedute di yoga.

È un romanzo. Una poesia. Non ha bisogno di alcun ritocco. È perfetto.

Un altro sorriso dispensato senza mezze misure, mostrando la fila di denti bianchi di cui vai peraltro fiero.

Vuoi darci un’occhiata?

Scossi il capo. Non avevo bisogno di sentire le medesime cose, scritte nell’identico modo, che mi suscitavano immancabilmente la solita noia. Potevo vivere senza.

Non sai che ti perdi. Tu pubblichi un sacco di robaccia e tralasci questo fior fiore. Non dovresti. Sei un uomo intelligente, leggilo e poi dimmi cosa ne pensi.

Posso dirtelo già adesso, se vuoi. E tu sai le parole che userò.

Terzo sorriso della serie più melenso che mai.

Ascolta – consigliasti levandoti in piedi – vuoi qualcosa da bere? Magari un bourbon ghiacciato? Accettai. Questa roba fa sempre bene e comunque non mi avrebbe ammansito. Preparasti il bourbon e me lo porgesti. Ne tracannai d’un fiato il contenuto.

La storia che ho scritto stanotte parla di uno scrittore che nessuno pubblica. Un bel giorno si rivolge ad un amico che lavora nel settore, pensando che costui possa finalmente dare alle stampe le sue meravigliose opere, ma udite udite l’amico è il suo peggior denigratore. Gli dice senza mezzi termini di lasciare perdere che è molto meglio. Lo scrittore che è un genio e come tutti i geni sa di essere incompreso non si perde d’animo e scrive innumerevoli capolavori, ma l’amico non cambia la sua opinione, anzi la rende sempre più acida e sprezzante e addirittura arriva a non voler sentire più alcuna cosa scritta da lui. Il romanziere tristemente ferito da questo atteggiamento distruttivo e sconsolante decide allora di avvelenare l’amico offrendogli del bourbon. Con ghiaccio.

Fu a quel punto che rivolsi uno sguardo sdegnato e sospettoso verso Alfred.

Non ti preoccupare è solo una storia – disse lui – e neanche delle migliori, no? Lo scrittore comincia a godere nel vedere l’amico sudare freddo, il veleno ha un effetto molto lento e non procura subito la morte. Egli ha già pronto l’antidoto e lo darà senz’altro all’editore se quest’ultimo avrà la buona volontà di ascoltare attentamente la sua storia, ma l’editore, ostinato e cocciuto come un mulo, si rifiuta e dichiara di preferire la morte piuttosto. Puoi immaginarti lo stato d’animo dell’insigne letterato nel constatare questo reiterarsi prolungato di ignominiosa stupidaggine. Esce fuori dai gangheri e diventa aggressivo. Lega il suo amico ad una sedia e gli assicura che lo terrà prigioniero per il resto della sua vita se questi non presterà orecchio alle sue meraviglie. Ma l’amico non si dà per vinto e rifiuta ogni ragione, cosicché lo scrittore si vede costretto a imbavagliare l’amico e a cominciare, lui stesso, a narrargli la storia. Man mano che la narrazione procede l’amico imbavagliato si agita fortemente e mugola per cercare di non sentire le parole dello scrittore e fa talmente chiasso che l’autore alla fine dà fuori di matto e lo uccide a colpi di punteruolo. Cosa te ne pare?

Ero rimasto in silenzio per tutta la durata del racconto, finalmente parlai.

Hai scritto davvero queste cose?

Sorridesti per la quarta volta e annuisti contento.

Io cambierei qualcosa – proposi.

Davvero, cosa?

Siediti che te lo spiego. Voglio ricreare lo stesso effetto, hai una corda?

Si – fu la tua risposta – nel cassetto della scrivania.

Aprii il tiretto e ne estrassi una fune abbastanza robusta.

Ti devo legare, permetti?

Quinto divertito sorriso.

Fai pure.

Strinsi bene i nodi che ti trattenevano e ti guardai soddisfatto.

La storia va bene – dissi – voglio dire fa abbondantemente schifo, ma non puoi fare, ovviamente di meglio.

Dici sul serio? – mi chiedesti.

Si, dico sul serio, fa schifo, seriamente. La voglio, tuttavia, migliorare. Diciamo che ad un certo punto l’editore accetta di ascoltare la storia, perché tiene di più alla sua vita e comunque ammira la determinazione dello scrittore.

Sesto sorriso.

Si sorbisce la litania ed alla fine minacciato di morte è costretto a pubblicare la storia. O almeno dà la sua parola d’onore che lo farà.

Quindi la pubblicherai? – mi chiedesti speranzoso.

Un momento sto solo modificando la tua storia per ora, fammi finire.

Va bene – concedesti tu.

Nel momento in cui però lo scrittore lo scioglie, l’editore si vendica del torto subito.

Quale torto? – fu la tua ingenua domanda.

Quello di essere stato costretto ad ascoltare le stronzate scritte dall’amico no?

La tua faccia si rabbuiò, ma non m’impietosii.

Allora l’editore che fa? Strappa tutte le pagine elaborate e tracciate in una notte insonne da parte dello scrittore e con grande pazienza le mette in bocca allo scrittore facendogliele mangiare una per una.

Eri già pronto per sorridere quando con la mano ti fermai.

E bada bene – continuai sorridendo, io, questa volta – è proprio quello che ho intenzione di fare con te in questo momento.

Mi avvicinai al manoscritto mentre sentivo le tue urla levarsi al cielo e cominciai piano a stracciare ad una ad una le pagine. Fu per me un motivo di enorme gratificazione vedere sulla tua faccia una gamma d’espressioni così varie. Sorpreso, arrabbiato, deluso, rattristato, straziato. Dopo circa un’ora eri abbastanza sazio della tua opera ed io lasciavo il tuo appartamento col cuore leggero e completamente rigenerato. Ti lanciai un saluto dalla porta.

So che è davvero pesante, ma digeriscilo – conclusi – se ci riesci.

Massimo Morrone

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