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Racconti, favole, testimonianze di un animo fiducioso e sognatore: una luce dal buio per andare, finalmente, al di là del muro.


Gent.mo Avvocato Mariano Marchese, mi chiamo Pietro Lo Giudice. Sono nato a Reggio C. il 22/11/1971. Attualmente sono ristretto nella casa c. di Cosenza. Frequento il II anno della scuola alberghiera. Anche se da poco, faccio parte della compagnia teatrale Cammino. Mi diletto a scrivere. Informato della rubrica a noi detenuti dedicata dal suo Web Magazine, le invio i racconti allegati e mi riprometto di inviarle quanto scriverò in seguito. La ringrazio e la saluto

Cosenza 07/04/2002

Lo Giudice Pietro

 

La Rosa Rossa

Rosa, bella tu sei

Come la vita.

Con le tue foglie,

rifletti il verde degli alberi,

le distese dei prati.

Con i tuoi petali,

il rosso del cuore,

la dolce profondità dell’amore.

Da sempre il mondo hai conquistato,

uomini e donne innamorare hai fatto,

mai sei assente nelle occasioni felici.

 

 

Il vecchio del bosco

In un piccolo paese circondato dai boschi viveva, tanto tempo fa un povero ragazzo con due vecchietti. Il ragazzo, di nome Piero, era solito fare lunghe passeggiate in questo bosco, quando un giorno incontrò sulla sua strada un bel cavallo, che gli sembrava smarrito. Piero gli si avvicinò lentamente per non farlo scappare e con gioia notò che anche il cavallo mostrava segni di contentezza nell’aver trovato una compagnia. Fecero subito amicizia, tanto che il ragazzo andava tutti giorni nel bosco per fare lunghe cavalcate con il suo amico cavallo. Una bella mattina, addentrandosi nel cuore de bosco, si trovarono davanti una vecchia capanna di legno. Incuriosito, Piero scese dal suo cavallo per vedere se fosse abitata. Nell’aprire la porta, si trovò innanzi un uomo anziano, vestito in modo strano e che, a ben guardarlo, dimostrava più di cento anni. ”Entra ragazzino, è da tempo che ti aspettavo”, disse con voce affannosa questo vecchietto. ”Chi siete? Non vi ho mai visto qui intorno. E come mai vivete solo – chiese Piero – , e così lontano dal paese?”

E’ una lunga storia, disse il vecchio; quando in paese scoprirono che ero un grande mago mi cacciarono via e mi sono ritrovato a vivere qui, lontano dalla gente, aspettando la tua venuta. Ragazzo mio, conosco il tuo buon cuore e ti voglio far diventare ricco. Ti rivelerò per questo il luogo dove è stato nascosto un grande tesoro, però per averlo dovrai superare delle difficoltà, perché sulla tua strada incontrerai una principessa cattiva che cercherà di non farti arrivare al tesoro. Il mago consegnò al ragazzo una vecchia mappa con tutte le indicazioni. Dopo averlo ringraziato, il giovane si mise subito in cammino. Dopo aver percorso molta strada, il cavallo si fermò di colpo, facendolo cadere a terra. Piero si chiese il perché del comportamento del cavallo. All’improvviso vide davanti a sé una donna con una bacchetta in mano. Era la principessa, tanto bella quanto perfida e cattiva. ”Da qui non puoi passare, ragazzo, – disse, – te ne devi tornare da dove sei venuto, o sulla tua strada non troverai il tesoro, che dovrà essere mio, troverai anzi la morte, perché trasformerò questo terreno in sabbie mobili!” Il ragazzo, furbo, tornò indietro, facendo credere alla principessa di aver rinunciato alla sua impresa, ma di scatto fece girare il suo cavallo e si lanciò al galoppo. Con un salto spericolato riuscì ad oltrepassare la donna senza che avesse il tempo di accorgersi di quanto succedeva. Quando se ne accorse, la principessa cattiva tentò di raggiungerlo, ma cadde nelle sabbie mobili da lei stessa create e morì. Piero continuò la sua strada fino ad arrivare al punto segnato sulla mappa e dove si trovava il tesoro. Doveva spostare una grossa roccia per arrivarci e per farlo attaccò una corda al masso e al suo cavallo che tirò fino a spostarlo e così poté trovare una cassa piena di monete d’oro. Mise le monete in un sacco, le caricò sul cavallo e tornò al suo paesino, tenendo per sé solo una parte del tesoro e regalando il resto a tutti gli abitanti del suo villaggio, dicendo loro che erano un dono del mago buono, scacciato via dal paese tanti anni prima. Gli abitanti, pentiti, andarono nel bosco e portarono il vecchio in paese, trattandolo con tutti gli onori. Vissero così ricchi, felici e contenti.

 

Un bambino e un leprotto

C’era una volta una famiglia che abitava in una casa di campagna, circondata da alberi e da un verde meraviglioso. Vi erano anche tanti animali e tra questi un leprotto. Un giorno il leprotto si avvicinò alla casa, perché aveva sentito il calore del fuoco del caminetto e stava per entrare. La donna che abitava in quella casa non era molto amica degli animali e quando si accorse che c’era un animale che si stava avvicinando aprì la porta e vide il leprotto con degli occhi bellissimi e un mantello di pelo bianco e candido. Il volto del leprotto sembrava chiederle di farlo entrare, ma la donna non lo fece. Il bambino che abitava in quella casa si annoiava e non sapeva cosa fare; uscì fuori, all’aperto e si sedette sul prato. Era triste perché non sapeva con chi giocare. Il leprotto, quando lo vide, si avvicinò, cominciò a strofinare il morbido pelo contro le gambe del bimbo, con la coda gli fece il solletico e il bambino si mise a ridere. La donna si affacciò alla finestra e vide il bambino che finalmente era contento perché aveva trovato una compagnia che lo faceva stare allegro. Il bambino, stanco per aver giocato molto, ad un certo punto si addormentò, tenendo tra le braccia il leprotto. L’animaletto quando il bimbo allentò le braccia entrò in casa. La donna, contenta per il suo figliolo che aveva finalmente un amico, lo fece entrare e da quel giorno si affezionò al leprotto e a tutti gli animali.

Lo Giudice Pietro

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