Cos’è, oggi, il vostro percorso di vita? Noi ti accompagniamo dalla nascita, ti nutriamo male, ti facciamo ammalare e ti curiamo cronicamente. Ma la vostra vita non sarà lunga perchè, dopo avervi imposto le riforme strutturali per non mandarvi, di fatto, mai in pensione, non intendiamo sostenere, per troppo tempo, il peso del Welfare”.
Cari Lettori, questo non è cinismo da bar ma la sintesi brutale confessata da chi siede nei consigli di amministrazione delle multinazionali del cibo (e dei farmaci). È la voce del Gatto e la Volpe, che torna a cantare in questo tempo borderline, dove l’arroganza si fa norma e il buio avanza.
Fin dai tempi degli antichi Greci, qualcuno ha provato a dividerci in tre categorie: gli Ilici, schiavi della pancia e delle emozioni più basse; gli Psichici, capaci di dominare gli istinti ma mai davvero liberi; e gli Pneumatici, quelli che conservano la scintilla della Sapienza.
Oggi, una ristretta oligarchia sembra voler rimettere in piedi quel vecchio teatro. Scomparso il mondo operaio e piegata la classe contadina, il nuovo bersaglio è la classe media. Viene privata di pensiero, di parola e di tutele, per spingerla in basso. Sembra tutto orchestrato per scavare un solco netto tra chi tira i fili e chi subisce la miniera della vita, illudendo gli “Psichici” di poter salire un gradino in più, purché restino utili servi di una causa senza nobiltà.
La scintilla di Simon
Eppure, proprio mentre i signori del mondo decidono chi debba stare in alto e chi in basso, la vita vera si muove su binari che nessuno ha tracciato, dove nessuno ha deciso di concedere una possibilità di riscatto. È la storia di Simon e di JJ Yosh, regista e avventuriero che trascorreva i suoi giorni tra viaggi, sentieri ed escursioni, senza aver mai pensato di adottare un animale.
Un giorno, quasi per caso, quel piccolo cucciolo nero gli venne affidato. Faceva parte di una cucciolata destinata a essere soppressa e mancavano ormai pochissime ore alla fine del suo tempo. Quello che sembrava un incrocio fortuito sul ciglio della strada, ha cambiato il destino di entrambi, come una canzone che comincia a suonare quando la radio sembrava spenta.
Simon ha mostrato subito un carattere curioso, tranquillo, un desiderio innato di camminare a fianco del suo umano. Sono arrivate le prime esperienze fuori casa, poi i grandi viaggi, gli aeroporti, le città sconosciute, i sentieri polverosi e infine le montagne. Quel gattino scampato al buio ha raggiunto le vette del Colorado, oltre i quattromila metri d’altezza, viaggiando in aereo per migliaia di chilometri, appollaiato sulla spalla di JJ come un compagno di viaggio fedele.

Fonte “Amore a Quattro Zampe “
Certo, ogni gatto ha la sua natura e non tutti amano i cambiamenti o gli ambienti nuovi, ma per Simon quella libertà è diventata la sua dimensione ideale. E pensare che tutto questo immenso panorama avrebbe potuto restare chiuso nel nulla.
Forse il colore nero del suo mantello aveva pesato sulle sue prime ore di vita, rendendo difficile trovare qualcuno disposto a salvarlo. Pregiudizi antichi e superstizioni stupide continuano ancora oggi a guidare la mano di molti uomini.
Simon, invece, ha avuto la sua terra promessa e ha mostrato chi fosse davvero. Oggi ha nove anni, e JJ racconta che quel gatto che non voleva è diventato il suo angelo custode. La sua storia ci lascia un pensiero che bussa forte alla porta della coscienza: dietro l’animale che nessuno sceglie, dietro l’ultimo della fila, potrebbe esserci una vita straordinaria che aspetta solo una mano tesa per cominciare a camminare. Simon era a un passo dal baratro, ma qualcuno gli ha dato una possibilità e lui l’ha trasformata in nove anni di cammino e di vento.
I pupari e l’illusione geopolitica
Cari Lettori, mentre noi ci affanniamo a cercare una presunta (e auspicata) onestà nei nostri governanti e ci preoccupiamo di valutare la sopravvivenza delle aziende sul nostro suolo natìo, dovremmo avvertire la curiosità di domandarci il perché, nonostante l’estrema debolezza economica, sociale, militare e morale del nostro Paese, non si sia appalesato neanche un tentativo di colpo di Stato militare. Eppure, negli anni Settanta, con un assetto complessivamente più solido, abbiamo sfiorato il golpe più di una volta.
La verità è che chi governa, oggi, non solo da noi ma a livello planetario, può essere paragonato a figure di facciata. Pensiamo a John Elkann, Presidente di Stellantis, mega gruppo automobilistico nato dalla fusione di FCA e PSA. Colui che un tempo muoveva i fili del colosso italo-statunitense era Sergio Marchionne, Amministratore Delegato e forte azionista dell’azienda.
In merito a questa grande e gloriosa azienda, una volta italiana, vale la pena ricordare che gli americani, a fine anni Novanta del secolo scorso, avevano deciso di cooptarsela. Inviarono Paolo Fresco (da General Electric) per condurla sul baratro, producendo modelli invendibili, così da farla acquistare per pochi spiccioli dalla General Motors. Fallita quell’impresa, si è attuata una strategia molto più raffinata.
Chiamato Sergio Marchionne, si è avuta l’impressione che la nostra casa automobilistica risalisse sulla sella del mercato internazionale acquisendo la Chrysler, mentre in realtà si preparava il suo disfacimento, attraverso la creazione di una nuova realtà industriale con sede legale in Olanda e sede fiscale nel Regno Unito.
Nel 2021 si è arrivati alla fusione con il gruppo francese Citroën-Peugeot, apparentemente alla pari, ma nei fatti i francesi hanno un uomo in più nel consiglio di amministrazione. Chi comanda davvero gestisce fondi di investimento dai nomi complessi, come Exor, Vanguard Group, UBS o Tiger Management. e, costui, non è certo John Elkann, figura di facciata.
Tutto questo ricorda l’opera, iniziata negli anni Ottanta, di smantellare le nostre aziende strategiche per trasformarci, insieme a molti altri Stati, alla stregua di protettorati. I politici che ritenevamo potenti sono stati indotti ad attuare copioni scritti altrove.
Chi si rifiutava o non serviva più scompariva in circostanze mai chiarite, o veniva improvvisamente attenzionato da una Magistratura che fino a un momento prima non era stata informata di nulla. I vari Presidenti del Consiglio, dal 2011 in poi, hanno alacremente lavorato per portare a termine il capolavoro della Pseudo Europa Unita, costruita su misura delle esigenze tedesche, in cui gli Stati hanno perso la sovranità e la Banca Centrale può pilotare la salute di ogni componente erogando moneta prevalentemente alle banche e non ai cittadini.
Attualmente, gli scenari si stanno scompaginando all’interno di un Nuovo Ordine Mondiale che noi, comuni mortali, non abbiamo ancora compreso.
Il sistema politico economico europeo sta letteralmente implodendo con il disfacimento delle “locomotive” Francia e Germania.
La Cina estende protettorati ovunque, possedendo gran parte del debito pubblico americano e la Russia riprende fiato e mire opportunistiche, forse perché cullata da Pechino.
E negli USA, il ritorno al potere di Donald Trump ha mutato radicalmente il modo di intendere le istituzioni. Forte del voto, costui va oltre la democrazia e impone le basi per una tecnocrazia cervellotica, con un discorso semplice e brutale: “Sono voluto dal popolo e posso agire nel modo che ritengo più opportuno per me”.
Il vantaggio di questo discorso è tutto per i veri pupari.
In questo schema, il dichiarare di volersi prendere la Groenlandia o trasformare Gaza in una regione turistica di gran livello, una volta deportati gli abitanti, fa parte di un copione nefasto consentito da chi comanda nell’ombra. Vincere ed esportare la democrazia diventa la scusa per trafficare e spartirsi le “terre rare”, come il Litio, o per governare il mercato dell’oppio (ma finito in declino).
Come diceva Henry Kissinger:
L’illegale lo facciamo subito. Per l’anticostituzionale ci vuole un pochino di più
È la storia del lupo e dell’agnello spiegatoci da Esopo, o il mirabile incontro di Tucidide tra gli Ateniesi e i Meli: lo stato debole deve soccombere di fronte allo stato forte.
Soggiogare il nemico senza combattere rappresenta la vera vetta dell’arte militare (Henry Kissinger)
Eppure, l’Italia di oggi sembra muoversi stordita sotto la pioggia di soldi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, illudendosi di poter alleggerire i propri animi. Nella realtà dei fatti, tra appetiti famelici che non risparmiano la Natura da cui tutti dipendiamo, impreparazione, arroganza e presunzione, ci siamo accorti che i piani di spesa sono stati stabiliti secondo il vecchio concetto in base al quale “non suoniamo ma siamo suonati”.
C’è chi non sa dove andare ma sta correndo per andarci subito, mentre altrove si stabiliscono strategie atte a far soldi fini a sé stessi, come se si potesse respirare o mangiare il denaro.
È un sistema che ci cattura fin da bambini, come scriveva Tiziano Terzani, attraverso la scuola e la televisione, impedendoci di pensare a qualsiasi altra cosa e togliendoci la libertà.
Ci desensibilizzano con visioni violente per renderci anedonici, privi di contenuti emotivi significativi di fronte ai conflitti e ai genocidi del mondo. Diventiamo, così, simili a formichine operose, che lavorano a dismisura concedendosi scampoli di respiro e pensando alla pensione come a una liberazione, in una parodia di noi stessi mentre siamo artefici del nostro stesso oblio.
La coperta blu di Bastian
Ed è proprio qui, in questo deserto di indifferenza che vela un mondo cieco e senza pietà, che la storia di Bastian ci costringe a fermarci ancora una volta. Bastian è stato fatto scendere da un’auto in un terreno arido e gli hanno lasciato soltanto la sua coperta blu, come se quel pezzo di stoffa potesse spiegargli il motivo per cui non avrebbe più dormito a casa.
Aveva circa dieci anni quando un’auto si fermò, si aprì una portiera e lui fu abbandonato lì, sul ciglio del nulla. Bastian non scappò. Rimase seduto sulla sua coperta, annusandola con ostinazione e osservando la strada mentre il veicolo si allontanava, sollevando una nuvola di polvere fino a scomparire all’orizzonte.
Passarono quattro lunghi giorni. Il sole bruciante gli spaccava la schiena durante le ore di luce e, di notte, il freddo lo avvolgeva senza che avesse un riparo. Quando finalmente fu trovato da alcuni volontari, riusciva a malapena a sollevare la testa. Eppure, in quel corpo stremato, teneva ancora le unghie conficcate nella trama della coperta, come chi si aggrappa disperatamente all’ultimo frammento della vita che gli è stata strappata via all’improvviso.
La cosa più straziante, quella che dice tutto della miniera in cui l’uomo può spingere un’anima, arrivò dopo.
Quando fu tratto in salvo, Bastian non si precipitò sul cibo e non cercò di fuggire. Quando qualcuno provò a togliergli la coperta blu per sistemarlo meglio e pulirlo, lui la strinse ancora più forte a sé, ringhiando con il terrore profondo di perdere anche l’unica cosa che gli restava del suo passato.

Fonte “Gatti che dormono in posizioni assurde”
Oggi Bastian vive al sicuro, sotto un tetto accogliente, circondato da cure e affetto.
Ma se la sua coperta non è vicina a lui, se non sente quell’odore di polvere e di casa perduta, non riceve pace, non riesce a rilassarsi e a dormire serenamente.
Bastian non è stato semplicemente abbandonato in un campo: gli hanno portato via la sua casa, la sua famiglia e tutto ciò che conosceva, lasciandogli soltanto una vecchia coperta come unico, doloroso ricordo di ciò che aveva perduto.
L’Occhio Pineale e l’uscita di sicurezza
Siamo convinti del fatto che la vera crescita interiore risieda nella disponibilità ad apprendere le continue lezioni che la vita ci impartisce, aprendo la mente alla reale quotidianità per filtrarne ciò che è utile al nostro bagaglio interiore.
Senza questa premessa, finiremmo col considerare il mondo come diviso in marionette (pupazzi mossi da fili) o burattini (che si animano, grazie alla mano invisibile di chi, da dentro, gli dà vita). Attenzione, però, perchè anche i pupari, a ben guardare, sono in realtà burattini manovrati da altre mani appartenenti ad individui che, dentro, sono posseduti da altre “manipolazioni”.
Insomma, una sorta di effetto matrioska
Anche nel nostro organismo le cose non vanno diversamente. Infatti, nel cervello esistono reti neurali che si rinforzano a vicenda senza che si abbia una vera, netta e duratura prevalenza e, inoltre, esiste un dialogo continuo fa il sistema nervoso, quello endocrino e quello immunitario.
C’è un però!
Per i processi decisionali strategici, ci si rivolge a strutture importanti come l’ipotalamo, in grado di offrire risposte che tengano conto di parametri di riferimento oggettivi e aderenti a leggi di Natura.
A questo punto, per evitare un processo depressivo endogeno per tutti questi “lutti” irrisolti e inclusi, dopo tali consapevolizzazioni, a qualcuno piacerebbe possedere il bottone da premere, per creare una sorta di buon umore, “a prescindere”…
Vincent Van Gogh descriveva questa forza irresistibile che guarisce la miseria del mondo:
Resta sempre un’armonia calma e pura, una musica dentro di me. Vedo disegni e dipinti nelle capanne più povere, nell’angolo più lurido. E la mia mente è attratta da queste cose.
E, parlando di marionette e burattini, non possiamo non rifarci al romanzo per eccellenza: il Pinocchio di Carlo Collodi. Già il nome stesso richiama la ghiandola pineale, la manifestazione fisica del “terzo occhio”: pin-occhio (occhio-pineale), responsabile di regolare il nostro ritmo interiore attraverso la produzione di melatonina.
Questo “pezzo di legno” rappresenta l’elemento grezzo (gli Ilici degli antichi) che può animarsi e diventare Psichico o Pneumatico a condizione di superare dure prove.
Ma può farlo soprattutto contando sull’amore di Geppetto, che incarna la forza creatrice e le corrette regole del vivere, affinché l’autonomia del figlio sia ottenuta attraverso l’autodisciplina e la migliore conoscenza di sé.
Come gli ricordava la Fata Turchina:
Il desiderio di tuo padre si avvererà solo se saprai meritarlo. Mettiti alla prova con coraggio, sincerità e passione, e un giorno diventerai un bambino vero.
È lo stesso rifiuto della mera apparenza che spinse lo Scrittore Luciano de Crescenzo ad abbandonare il suo ruolo di direttore all’IBM:
Io, da Direttore di primo livello, avevo raggiunto il privilegio di avere, sulla mia scrivania, una caraffa d’acqua con due bicchieri; il mio superiore ne aveva una con quattro bicchieri; il direttore di area, invece, poteva contare addirittura su sei bicchieri. Siccome non volevo fare, della mia vita, una rincorsa al maggior numero di bicchieri da esibire sulla scrivania, cambiai lavoro.
Attraverso un’interessante rappresentazione teatrale, Walter Veltroni racconta il periodo storico che va dagli anni Sessanta fino agli anni Duemila, mettendo al centro le emozioni che abbiamo vissuto e il “fattore umano”: più che una semplice cronaca, un viaggio emozionale e di coscienza.
Come siamo cambiati lungo questo arco di tempo? E come siamo arrivati fino a oggi?
Gli anni Sessanta, con l’elezione di Kennedy, la musica di Gianni Morandi e dei Beatles, la minigonna, le figurine da collezionare, i capelli sempre più lunghi, le prime avventure nello spazio e l’uomo sulla luna, l’uccisione dei due Kennedy e di Martin Luther King, il Vietnam, l’alluvione di Firenze, il Sessantotto, la cultura hippie. La vita di tutti noi fu, in quel decennio, sottoposta a un’accelerazione incredibile. Cambiò tutto, in dieci anni. Il modo di vestire, di amarsi, di essere figli e genitori, di pensare la politica e la vita. (Walter Veltroni)
I nostri favolosi Sessanta si destano con le Olimpiadi di Roma e si “addormentano” con piazza Fontana: nel mezzo (come ci spiega Veltroni), un arco temporale in cui si guarda al futuro con un sentimento di speranza, qualcosa che forse il mondo non ha più provato con la stessa intensità.
Tutto sembrava possibile
Il problema è avere gli occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio… (Pier Paolo Pasolini)
Cari Lettori, preferiamo lasciare la risposta finale alle emozioni dell’ascolto di una bellissima poesia in musica di Francesco De Gregori, La ragazza e la miniera.
Dove tra la ragazza e la miniera apparentemente non c’è confine, dove la vita è un lavoro a cottimo e il cuore un cespuglio di spine. Meno male che c’è sempre qualcuno che canta. Forse il senso ultimo del nostro viaggio è proprio questo: continuare a cercare una luce anche quando intorno sembra esserci soltanto buio.
Continuare ad ascoltare quando il rumore del Mondo sembra aver coperto ogni altra voce.
Continuare ad avere occhi capaci di vedere ciò che ancora merita di essere visto.
La ragazza e la miniera
Mamma chissà se valeva la pena Fare tanta strada e arrivare qua
La gente è la solita, non cambia scena
La stessa che ho lasciato tanto tempo fa
Hanno fame di soldi, hanno fame d’amore
E corrono a cento all’ora
I loro figli non somigliano a niente L’adolescenza subito li divora
E se potessi tornare indietro Indietro io ci tornerei
Se potessi cominciare da capo Quello che ho fatto non lo rifarei
Ora c’è una ragazza di vent’anni che vive qua Con lei dormo la notte, divido la notte
Una notte, forse un giorno lei mi sposerà
Ora c’è una miniera che ci danno mille lire l’ora per andare giù Quando usciamo inciampiamo nelle stelle Perché le stelle ormai quasi non le vediamo più
Menomale che c’è sempre qualcuno che canta E la tristezza ce la fa passare
Se no la nostra vita sarebbe come una barchetta in mezzo al mare
Dove tra la ragazza e la miniera apparentemente non c’è confine
Dove la vita è un lavoro a cottimo E il cuore un cespuglio di spine
Menomale che c’è sempre uno che canta
E la tristezza ce la fa passare
Se no la nostra vita sarebbe come una barchetta in mezzo al mare
Dove tra la ragazza e la miniera apparentemente non c’è confine
Dove la vita è un lavoro a cottimo
E il cuore un cespuglio di spine
La felicità si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo qualcuno si ricorda di accendere la luce. (J.K. Rowling)


Enzo Ferraro – già Dirigente Scolastico, Letterato, Umanista, Politologo

Giorgio Marchese – Direttore “La Strad@”


