Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva e continuata nel canale YouTube “infinito Presente”) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio
Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta a vivere meglio
Non possiamo cancellare una parola già detta ma possiamo scegliere cosa fare dopo averla pronunciata.
Ci sono momenti nei quali, dopo aver fatto qualcosa che non ci piace di noi stessi, sentiamo il bisogno di correre ai ripari. Abbiamo risposto male a qualcuno e diventiamo improvvisamente gentili. Abbiamo ferito una persona e cerchiamo in tutti i modi di farci perdonare. Abbiamo avuto un pensiero che ci fa sentire colpevoli e cominciamo a ripeterci che, in fondo, siamo persone diverse da quel pensiero.
A volte è semplicemente il nostro modo sano di riparare. Altre volte, però, può esserci qualcosa di diverso. Il tentativo di cancellare ciò che è successo.
Ed è qui che possiamo ritrovare, nella vita quotidiana, l’annullamento retroattivo di cui abbiamo parlato nella puntata precedente.
Nella puntata 157 siamo entrati nel cuore clinico dell’undoing: quel particolare meccanismo attraverso il quale un gesto successivo può assumere, inconsciamente, la funzione di neutralizzare un pensiero, un desiderio o un comportamento precedente.
Oggi proviamo a riconoscerlo fuori dalla stanza della psicoterapia.
Perché anche nella vita di tutti i giorni possiamo cercare, qualche volta, di fare una cosa impossibile: tornare indietro.
Guarda la puntata 158 di Mente & Dintorni
IL BINARIO DEL QUOTIDIANO
In amore: “Se faccio questo, cancello quello”
Immaginiamo una coppia. Durante una discussione, una persona indirizza al proprio partner parole molto dure. Poco dopo si sente in colpa.
Potrebbe fermarsi, riconoscere la propria aggressività e dire: “Quello che ho espresso ti ha ferito. Mi dispiace. Vorrei capire perché sono arrivato a reagire così.”
Questa è una possibile riparazione. Ma potrebbe accadere qualcosa di diverso.
La persona potrebbe iniziare immediatamente a riempire l’altro di attenzioni, messaggi, regali e dichiarazioni d’amore, quasi nel tentativo di cancellare ciò che è appena successo.
Il problema non è il regalo. Il problema è la funzione che quel regalo assume.
Se serve a riconoscere l’altro, può essere parte della riparazione. Se serve soprattutto a non sentire più il proprio senso di colpa, può diventare un tentativo di annullamento.
La domanda da porsi, allora, non è: “Ho fatto qualcosa di buono?”
Ma: “Perché ho bisogno di farlo proprio adesso?”
SUL LAVORO: La gentilezza che arriva dopo
Anche nell’ambito lavorativo possiamo incontrare dinamiche simili. Pensiamo a una persona che, spinta dalla rivalità, abbia ostacolato un collega. Successivamente può sentirsi a disagio per quello che ha fatto e cercare di compensare con una disponibilità eccessiva: offre aiuto, fa complimenti, si rende indispensabile.
Anche qui non possiamo stabilire il significato del comportamento soltanto osservandolo dall’esterno. Potrebbe trattarsi di un sincero cambiamento di atteggiamento, oppure di un modo inconsapevole per neutralizzare la propria aggressività e sentirsi nuovamente una persona corretta.
La differenza è interna.
Ed è proprio questa la difficoltà dei meccanismi di difesa: spesso il comportamento che osserviamo è perfettamente ragionevole. È ciò che accade dentro, a dare al comportamento il suo significato psicologico.
DAVANTI ALLO SPECCHIO: Quando il gesto diventa un rituale
Esistono poi situazioni nelle quali il bisogno di neutralizzare diventa più evidente. Una persona può sentire di dover ripetere un gesto, controllare qualcosa, chiedere continuamente rassicurazioni o formulare mentalmente delle scuse dopo aver avuto un pensiero vissuto come inaccettabile.
Nella valutazione di tipo psicodinamico questa modalità di comportamento può assumere la forma di un rituale di annullamento.
Ma è importante non cadere nell’errore opposto: non ogni rituale è automaticamente annullamento retroattivo.
In psicologia, infatti, non basta descrivere un comportamento. Dobbiamo comprenderne la funzione.
Che cosa sta cercando di evitare quella persona? Quale angoscia sta cercando di neutralizzare? Quale significato attribuisce a quel gesto?
È questa la differenza tra una semplice abitudine e un comportamento che svolge una funzione difensiva.
RIPARARE O CANCELLARE?
Forse possiamo riassumere tutto il nostro percorso con una distinzione molto semplice.
Riparare significa riconoscere.
Ho sbagliato. Ti ho ferito. Ho avuto una reazione che non condivido. Posso assumermene la responsabilità e cercare di fare qualcosa di diverso.
Annullare significa, invece, cercare di cancellare.
Ho fatto qualcosa che non riesco ad accettare di me e, allora, devo fare qualcosa che lo neutralizzi.
Non sempre queste due dimensioni sono facilmente distinguibili. Possiamo chiedere scusa e, contemporaneamente, voler smettere di sentirci in colpa.
Possiamo fare un gesto d’amore perché amiamo davvero e, nello stesso tempo, perché abbiamo bisogno di riparare una nostra aggressività.
La psiche non è una macchina perfettamente ordinata. Le motivazioni possono convivere.
Ed è proprio per questo che lo sguardo psicodinamico non valuta semplicemente il comportamento. Cerca di comprenderne il significato.
Concludiamo, così, il nostro percorso sull’annullamento retroattivo. Abbiamo visto come la mente possa cercare una spiegazione, costruire una teoria o compiere un gesto per proteggersi dall’angoscia.
Ma esiste una possibilità ancora diversa: Non cancellare l’energia del conflitto ma trasformarla.
È quello che accade quando una persona riesce a utilizzare una tensione, un desiderio, una sofferenza o persino una parte della propria aggressività per costruire qualcosa di creativo, utile, socialmente significativo.
Nelle prossime puntate entreremo quindi nel territorio delle difese mature. Perché forse la vera evoluzione della mente non consiste nel riuscire a cancellare ciò che ci fa paura.
Ma nel riuscire a trasformarlo in qualcosa che ci faccia crescere.
Buon cammino a tutti.

Direttore Responsabile “La Strad@” – Medico Psicoterapeuta – Vicedirettore e Docente di Psicologia Fisiologica, PNEI & Epigenetica c/o la Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico SFPID (Roma/ Bologna) – Presidente NEVERLANDSCARL e NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS (a favore di un invecchiamento attivo e a sostegno dei caregiver per la Resilienza nel Dolore Sociale) – Responsabile Progetto SOS Alzheimer realizzato da NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS – Componente “Rete Centro Storico” Cosenza – Giornalista Pubblicista – CTU Tribunale di Cosenza.
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