Pensieri, emozioni, stati d’animo di adolescenti (gli alunni dell’IIS “Lucrezia della Valle” di Cosenza). Un confronto intimo per comprendere che il dolore per la perdita di un padre non è una condanna eterna, ma un filo invisibile che si trasforma in coraggio quotidiano.
Nipote: (Guarda una vecchia foto sul tavolo, sfiorandola con le dita, poi sospira) Nonno, stavo pensando che il lutto è un concetto presente nella mia vita fin dalla tenera età. Ho conosciuto troppo presto gli effetti della parola più dolorosa del mondo: la morte. Avevo solo quattro anni quando papà se n’è andato. La perdita di una persona così cara lascia un senso di vuoto immenso, un dispiacere costante… a volte mi sembra una condanna silenziosa che accompagna ogni singolo momento della mia vita.
Nonno: (Si avvicina lentamente, gli siede accanto e gli mette una mano sulla spalla, stringendola con dolcezza) Lo so, ragazzo mio. La ferita di quella perdita è radicata profondamente nel nostro passato. Ma dimmi, quando senti che quella ferita fa più male?
Nipote: È proprio nei momenti più belli che la sua mancanza si fa sentire con maggiore forza, nonno. È come se quegli istanti felici mi ricordassero quanto la mia esistenza sia segnata da un dolore profondo. La mente si riempie di domande senza risposta, di riflessioni che alla fine generano soltanto altra sofferenza. E poi avverto un peso enorme… il peso della responsabilità di vivere una vita che sia degna non solo per me stesso, ma anche per chi non c’è più. Come se tutti i sogni e i desideri di papà fossero stati affidati a me.
Nonno: (Scuote leggermente la testa, guardandolo negli occhi con uno sguardo pieno di comprensione e saggezza) Portare il peso dei sogni di chi ci ha lasciati è un atto d’amore immenso, ma non devi viverlo come un fardello, figlio mio. Tuo padre non voleva darti una condanna, ma lasciarti un testimone. Il dolore iniziale che abbiamo vissuto è stato disumano, quasi del tutto insopportabile. Te lo ricordi come reagiva la tua mente all’inizio?
Nipote: (Sotto voce, accennando un timido sorriso nostalgico) Sì… la mente riproduceva senza sosta i ricordi più belli. Continuavo a ripensare alle parole che amavo ascoltare da lui, alle sue carezze che mi scaldavano l’anima e a tutti quei piccoli momenti che davano un senso alla nostra quotidianità.
Nonno: (Sorride con dolcezza, lisciandosi i baffi) Ed è normale che fosse così. Poi però, se ci fai caso, il tempo ha iniziato a fare il suo corso. Lentamente, quei ricordi così dolorosi e insistenti sono diventati meno frequenti, meno taglienti. Ed è proprio in quel momento che accade qualcosa di straordinario. Ti accorgi che è possibile guarire.
Nipote: (Lo guarda, riflettendo sulle sue parole) Quindi guarire è possibile? Ma non significa dimenticarlo, vero nonno? Io non voglio dimenticare papà.
Nonno: (Gli stringe la mano, incrociando le dita con le sue) No, tutt’altro. Guarire non significa affatto dimenticare. Significa imparare a vivere di nuovo, portando dentro di te tutto ciò che è stato. Il vero miracolo del ricordo, ragazzo mio, sta nel trasformare quel dolore disumano in una forza d’animo incrollabile. Tuo padre vive attraverso la tua strada. Proteggi questo cammino ogni giorno.
A cura di Maria Felicita Blasi


