Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.
Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta a vivere meglio
Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene. (Virginia Woolf)
Partendo da questa riflessione, oggi proviamo a chiederci: “Cosa accade quando il cibo smette di essere nutrimento e diventa lo strumento di una battaglia interiore, attraverso un ciclo incessante a cavallo fra desiderio e colpa?”
La scorsa volta abbiamo visto come le mani possano rivolgersi contro il corpo attraverso la tricotillomania e la dermatillomania;
Oggi, però, facciamo un passo ulteriore: superiamo il confine cutaneo ed entriamo dentro il corpo. In questa puntata, la numero 134, ci confronteremo con la Bulimia Nervosa, una condizione che, pur essendo classificata come un Disturbo della Condotta Alimentare (DCA), vibra delle stesse frequenze del mondo ossessivo-compulsivo.
Oltre lo Specchio: La Bulimia come Rituale
Il corpo è un messaggio inviato a noi stessi. (Cit.)
Ma cosa succede quando questo messaggio diventa un urlo soffocato dal cibo che, poi, viene espulso con violenza?
Storicamente, dobbiamo molto allo psichiatra britannico Gerald Russell che, nel 1979, isolò la “Bulimia Nervosa” come entità clinica autonoma. Russell intuì che non si trattava solo di una variante dell’anoressia, quanto piuttosto di un dramma a sé stante, caratterizzato da un a sorta di urgenza predatoria.
Nella bulimia, l’ossessione non riguarda solo l’immagine riflessa nello specchio, ma il controllo assoluto su ciò che entra e ciò che esce.
È costituito, di solito, da un rituale diviso in due tempi necessari: l’abbuffata e la condotta di eliminazione.
L’abbuffata rappresenta l’impulso irrefrenabile, l’ossessione che preme fino a diventare insopportabile;
La purificazione (il vomito o l’uso di lassativi) è la compulsione che tenta disperatamente di riparare l’errore, di “pulire” la colpa e ripristinare un ordine violato.
Non è una questione di “golosità”: è un tentativo estremo del sistema psichico di regolare un’angoscia che non trova parole, ma solo morsi (di fame nervosa).
Il Cervello in Tempesta: La Biologia dell’Impulso
Prima di addentrarci nei meandri dell’anima, è fondamentale capire cosa accade nel “centro di controllo”. Spesso tendiamo a pensare ai disturbi psichici come a qualcosa di puramente “astratto” ma la bulimia ci mostra come, il cervello, viva un vero e proprio cortocircuito biochimico tra desiderio e controllo.
Immaginiamo le aree del cervello che smettono di comunicare correttamente:
- Il Sistema della Ricompensa (Nucleo Accumbens) e la Dopamina: Il protagonista è la Dopamina, il neurotrasmettitore del piacere e, soprattutto, dell’attesa del piacere. Nel cervello “bulimico”, l’idea dell’abbuffata scatena un picco dopaminergico massiccio. È una sorta di “fame chimica” che oscura la ragione. Il nucleo accumbens invia un segnale di urgenza assoluta: in quel momento, il cibo non è nutrimento, è l’unica droga possibile per placare una tensione interna intollerabile.
- Il Cedimento del Freno (Corteccia Prefrontale): Se il sistema della ricompensa spinge sull’acceleratore, la Corteccia Prefrontale (l’area deputata al giudizio e al controllo degli impulsi) dovrebbe premere il freno. Tuttavia, sotto stress emotivo, questa zona subisce un temporaneo “blackout”. La capacità di valutare le conseguenze svanisce, lasciando campo libero all’automatismo del comportamento compulsivo.
- L’Interruttore della Sazietà (Ipotalamo e Serotonina): L’ipotalamo regola il senso di fame, ma nella bulimia questo meccanismo è alterato dai bassi livelli di Serotonina (il neurotrasmettitore della stabilità). Senza serotonina, il corpo perde la capacità di “sentire” quando è pieno, trasformando il pasto in un pozzo senza fondo.
In sintesi, a livello neurologico, la bulimia è una lotta impari tra un istinto primordiale accelerato e una volontà che non trova più il pedale del freno. È un concetto cardine: in quei momenti, la persona è sotto sequestro biochimico.
Il Ritorno all’Oralità: Freud e il Piacere Arcaico
Dopo aver analizzato la “macchina biologica”, dobbiamo chiederci: perché viene coinvolta proprio la bocca?
Sigmung Freud ci ha insegnato che la fase orale è la prima tappa fondamentale dello sviluppo. La bocca è il primo luogo del piacere, del contatto con la madre, ma anche della conoscenza del mondo.
Nella bulimia assistiamo a una regressione a questa oralità arcaica.
Il cibo non viene gustato, viene “divorato” per sedare un’angoscia che risale a un tempo in cui non avevamo ancora le parole per esprimerla.
Come diceva Freud, ciò che non può essere ricordato o elaborato, viene “messo in atto” (acting out).
L’atto di mangiare furiosamente diventa, allora, una ricerca disperata di quella gratificazione infantile che un tempo calmava ogni pianto e ogni paura.
Verso la Dimensione Simbolica
Comprendere la biologia e l’oralità è il primo passo per non giudicare chi soffre. Se capiamo che il cervello è “sequestrato” e che la bocca cerca un conforto antico, possiamo iniziare a guardare al sintomo con “occhio clinico” ma, al tempo stesso, “umanamente comprensivo”.
Tuttavia, oltre la chimica e oltre Freud, c’è un mondo di significati che riguarda il nostro rapporto con gli altri e con la nostra stessa capacità di trasformarci.
Quale dolore profondo sta alimentando questa macchina biologica? Cosa accade quando il “ventre” diventa un campo di battaglia?
Risponderemo nella prossima puntata
Nessun cibo può mai riempire il vuoto di una fame che non è del corpo. (Cit. )
Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio, questa volta, con maggiore benevolenza), vi do appuntamento alla prossima puntata nella quale scenderemo ancora più in profondità. Esploreremo il legame con la figura materna, la prigione del perfezionismo e il mistero del ventre come luogo sacro di trasformazione e di vita.
Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi
Buona “degustazione”

Direttore Responsabile “La Strad@” – Medico Psicoterapeuta – Vicedirettore e Docente di Psicologia Fisiologica, PNEI & Epigenetica c/o la Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico SFPID (Roma/ Bologna) – Presidente NEVERLANDSCARL e NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS (a favore di un invecchiamento attivo e a sostegno dei caregiver per la Resilienza nel Dolore Sociale) – Responsabile Progetto SOS Alzheimer realizzato da NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS – Responsabile area psicosociale dell’Ambulatorio Popolare (a sostegno dei meno abbienti) nel Centro Storico di Cosenza – Componente “Rete Centro Storico” Cosenza – Giornalista Pubblicista – CTU Tribunale di Cosenza.
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