Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.
Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta senz’altro a vivere meglio.
E ora, diamo il benvenuto al nuovo anno. Pieno di cose che non ci sono mai state” (Rainer Maria Rilke)
In questa puntata n° 113, vorrei sintetizzare molti degli argomenti proposti finora attraverso delle riflessioni dal sapore autobiografico che, però, possano essere da stimolo per cercare qualcosa di più di una vita condotta secondo i desideri degli altri.
“Negli occhi dei bambini non c’è amarezza”. Questo sostiene, molto probabilmente a ragione, Paolo Cohelho nel suo libro “I cavalieri della luce”…
Già. Ma, dopo, che succede?
Perché si perde, lo spirito di quell’essere umano che va incontro alle nuove esperienze con curiosità e voglia di fare? Perché ci si abbrutisce dietro ad un “format” che “spegne” ogni sguardo calando un sipario di tenebre e mediocrità?
Qualcuno sostiene che ciò sia dovuto al peso delle responsabilità che ognuno di noi un po’ alla volta e senza rendercene conto, si prende sulle spalle.
Altri ritengono che ciò vada ascritto alla monotonia che assale gli umani, gradualmente, inesorabilmente, rendendoli simili a prodotti industriali… in attesa di “essere consumati e buttati via”.
Tutto giusto, per carità ma…
…se fosse soltanto paura?
Per esempio, paura di non essere all’altezza delle richieste che la vita ci propone e ci impone, paura perché altri ci “presentano” le proprie insicurezze le quali ci contagiano, si sviluppano dentro di noi e ci ottenebrano i pensieri…
“Rinascere, “rialzarsi”, “riscattarsi”, “ripartire”. Senti come suonano bene, profumano di coraggio e di possibilità. (Fabrizio Caramagna)
La breve (rispetto ai “tempi” dell’Universo) esistenza umana è costituita da una serie di “stanze” comunicanti fra loro in maniera osmotica, che si dividono alla ricerca di un equilibrio, fra l’applicazione ad un lavoro (inteso come “nobile” esercizio mediante cui realizzare il meglio di sé), la ricerca di un amore (in grado di scaldare quell’animo scalfitto dalle disillusioni), l’educazione dei figli (come valore fondamentale) e una buona gestione del tempo libero.
In questo modo, lo spazio dei ricordi, che inesorabilmente corrode quello delle speranze e del tempo che verrà, si arricchirà di quegli spunti che renderanno più dolce, dignitosa e nobile l’ultima frazione della propria esperienza terrena.
C’è chi mi ha accusato di non aver saputo amministrare le mie risorse vitali (salute, energia, etc.) per via della dedizione al lavoro e all’impegno verso progetti di vita innovativi e impegnativi, arrivando addirittura a ventilare l’ipotesi di un egoismo sfrenato, a danno delle persone a me più care.
Ovviamente con ciò, non voglio offrire uno spaccato della mia privacy, di cui sono molto geloso.
Il mio interesse, dopo tanti anni sulle “barricate”, è ancora quello di trasmettere un messaggio forte e chiaro a chi sa e vuole ascoltare: la vita non ha senso, quando è priva di un ideale positivo per il quale valga la pena di impegnarsi e lottare.
Lasciare una traccia di sé, non tanto per colpa di quel narcisismo che ti crea la mania di protagonismo, quanto per poter dire: “io c’ero”.
Quando fai il bilancio di fine anno pensa a quante abitudini sei riuscito a modificare, a quante paure hai sconfitto e quanti sogni hai realizzato. Poi pensa a cosa hai fatto per gli altri e a chi hai aperto davvero il tuo cuore. (Fabrizio Caramagna)
Per realizzare un progetto del genere, non c’è bisogno di fanfare e lustrini: esistono, infatti, tanti piccoli eroi silenziosi impegnati in continui cimenti chiaroscurali. Al di fuori di ciò, l’unica utilità della propria presenza è quella di trasformarsi in concime, ad exitus determinato.
“Nella spiaggia ad est del paese c’è un’isola sulla quale sorge un gigantesco tempio con tante campane – disse la donna. Il bambino notò che lei indossava strani abiti e che un velo le copriva i capelli. Non l’aveva mai notata prima. – hai mai visto questo tempio? – gli domandò lei – vai fin laggiù e dimmi cosa ne pensi .- Il bambino si recò sul luogo stabilito e dei pescatori gli spiegarono che l’isola era sprofondata molto tempo prima a causa di un violento terremoto. Solo loro, grazie alla particolare sensibilità ed alla fantasia che contraddistingue ogni “lupo di mare” erano in grado di sentire il suono delle campane che, come per magia, si diffondeva dalle profondità marine. Il bambino sostò su quella spiaggia, ogni giorno, per lungo tempo nella speranza, vana, di udire qualcosa. Arrivò il giorno in cui decise di abbandonare e, solo allora, libero da condizionamenti e pregiudizi, percepì nitido un armonico accordo di campane: era finalmente pronto…” (Paolo Cohelho – Il manuale del guerriero della luce)
Alcuni esperti avevano preventivato, in un passato neanche troppo lontano, la probabilità che non sarei sopravvissuto al mio modo di spendermi nelle opere di tutti i giorni.
Ebbene, a parte il fatto che, a distanza di oltre 20 anni rispetto a quel tempo, sto molto meglio di allora, posso dire che mi basterà, sulla via del tramonto, riuscire ad ascoltare il suono di quella armonica via di fuga dalla mediocrità individuando, all’orizzonte, il punto esatto dove libertà e fantasia si fondono insieme.
Ecco, è lì che vorrei andare. Con gli occhi di quel ragazzo che non mi ha mai abbandonato.
Queste riflessioni sono state scritte il 22 novembre del 2004, durante un non facile momento di problemi di salute. Come dice Wolfgang Goethe a noi che siamo tra il vecchio e il nuovo, la speranza dona propositi lieti e il passato suggerisce d’aver fiducia a guardare avanti senza dimenticarsi di tutto quello che è successo. Perciò, ho ritenuto utile riproporlo, arricchito da tutto quello che l’esperienza mi ha donato.
Auguri di Buon Anno

Direttore Responsabile “La Strad@” – Medico Psicoterapeuta – Vicedirettore e Docente di Psicologia Fisiologica, PNEI & Epigenetica c/o la Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico SFPID (Roma/ Bologna) – Presidente NEVERLANDSCARL e NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS (a favore di un invecchiamento attivo e a sostegno dei caregiver per la Resilienza nel Dolore Sociale) – Responsabile Progetto SOS Alzheimer realizzato da NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS – Responsabile area psicosociale dell’Ambulatorio Popolare (a sostegno dei meno abbienti) nel Centro Storico di Cosenza – Componente “Rete Centro Storico” Cosenza – Giornalista Pubblicista – CTU Tribunale di Cosenza.
Pagina personale
Canale youtube:

