Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.
Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta senz’altro a vivere meglio.
Non importa chi fosse mio padre; importa ciò che mi ricordo che fosse perché, il vero messaggio del Natale è che, noi tutti, non siamo mai soli. (Cit.)
In questa puntata n° 112, vorrei ripercorrere un ricordo e, contestualmente, recuperare emotivamente la figura paterna in un’epoca di “evaporazione” nella quale se ne sente la mancanza
Cosenza, 24 dicembre 1967, ore 19.00, Autostrada A3 (ora A2, del Mediterraneo), area di sosta “Bellavista” (nei pressi della galleria “Acqua di Calci”). Piove col vento e, l’acqua, crea un pulviscolo lattiginoso che rende l’ambiente come in preda ad una tormenta. C’è un bimbo che si aggrappa alla mamma, in una piccola Fiat Millecento “D” del 1964.
E c’è un omino in Montgomery blu che si sbraccia, a rischio della vita, a bordo strada, nel tentativo di fermare qualcuno disponibile a portare in salvo la propria famiglia, la sera della Vigilia di Natale.
Perchè, la propria auto, è rimasta senza benzina dal momento che si è dovuto scegliere fra riempire il serbatoio o rischiare, nel mettersi in marcia e comprare, al posto della benzina, generi di conforto da dispensare (come Re Magi giunti in anticipo) ad anziani soli e abbandonati dai proprio familiari, fra i paesi di Rogliano e Grimaldi.
Quell’uomo era mio Padre e, forse per il ricordo ancestrale di allora, sono particolarmente affezionato ad un mio soprabito che ricorda il suo e sono Presidente di una ETS che si occupa di “terza e quarta età” in evidente difficoltà.
Qualcuno ha detto che, negli occhi dei bambini, non c’è amarezza… Ancora oggi, dopo 58 anni da quella sera, ripensando a quell’uomo è come se riannodassi, in un attimo, tutti i fili di quella memoria in cui conservo gli Amori più importanti…
Io ho imparato proprio da mio Padre che, Donare, mi aiuta ad affrontare la solitudine senza l’angoscia dell’emarginazione.
Credo che, questo, aiuti a crescere quel tanto che basta ad accettare che, mentre scorre il tempo a disposizione, come un baco da seta, ciascuno “tesse” la propria personale “goccia di splendore” per cui è valsa la venuta al mondo.
Forse nessuno conosce il motivo della presenza sulla Terra ma, ciascuno di noi, può realizzare una specie di sceneggiatura esistenziale avendo, nell’inconsapevole, il proprio Regista.
Le scelte prodottesaranno state finalizzate al sentirsi delle “brave persone” (se si è cresciuti coi Valori di una volta) o al raggiungimento della possibilità di godere, “sic et sempliciter”.
Dipenderà, molto, da che padre si è avuto
Tutti noi abbiamo un’origine comune, siamo tutti figli dell’evoluzione dell’universo, dell’evoluzione delle stelle, e quindi siamo davvero tutti fratelli. (Margherita Hack)
Quindi è come se avessimo, in potenza, miliardi di anni e potessimo contare sul tesoro di gran lunga più importante: l’energia. Da usare nelle unità di tempo.
Il Natale celebra la venuta al mondo di un figlio che, basandosi sui valori del Padre, è destinato a spingere l’Umanità verso un risveglio dei sentimenti.
Dal punto di vista laico, questo momento dell’anno esprime empatia, solidarietà, speranza e rinascita attraverso la simbologia del dono.
Vivere significa tante cose.
Vuol dire, ad esempio, individuare un elemento importante e prezioso su una piattaforma di confusione. A ben riflettere, la vita potrebbe essere foriera di grandi delusioni, dal momento che, come sostenevano i Grandi del Passato, “quello che unisce gli uomini, sono l’interesse e la paura”.
E proprio qualche giorno fa, mentre riflettevo su un Mondo indirizzato verso l’annullamento della nostra umanità, il mio sguardo si è posato su un padre e un bambino (che avrà avuto meno di 4 anni) che scambiavano sguardi e sorrisi…
E ritorno a quell’omino che la sera della Vigilia di Natale di quasi 60 anni fa, rischiava la propria vita per proteggere la sua famiglia.
Era mio Padre. Quel ricordo assume il sapore di un lascito testamentario che mi aiuta a capire che, quello che amo di ciò che ho vissuto, supera (in quantità e qualità) le cose che vorrei non fossero mai accadute. Compreso il dolore, le cadute le passioni mal riposte e le delusioni.
Al punto in cui sono arrivato, credo di dover essere riconoscente al Tempo che mi ha concesso di essere attraversato e, ovviamente, a quello che mi verrà data la possibilità di vivere ancora.
E per questo, a volte, del primo ne ho nostalgia e pensando al secondo, provo quella malinconia che nasce quando ti aspetti qualcosa che poi, invece, molto probabilmente non accadrà mai.
Ma nonostante tutto, resto curioso di come andrà. Fino alla fine.
Bello sarebbe, però, ritrovare le persone per me “speciali”, per poter discutere, con loro, delle cose che non abbiamo fatto in tempo a raccontarci o che non abbiamo avuto il coraggio di confessarci.
Con la certezza di un unico diritto: quello del valore. Come quel Montgomery Blu che, ancora, porto nel cuore e indosso nelle fredde sere d’inverno.
Buon Natale
Queste riflessioni prendono spunto da un editoriale scritto il 23 aprile 2018. Tra i regali non scartati di Natale c’è sempre l’illusione di un tempo migliore. La teniamo lì e aspettiamo di aprirla in un momento che, forse, non arriverà mai perché, in fondo, vorremmo scartare quel dono insieme Al ritorno di nostro padre.
Ed è per tale motivo che, aggiungendo alcuni importanti passaggi emotivi, mi sono permesso di riproporlo.
Buona vita a tutti

Direttore Responsabile “La Strad@” – Medico Psicoterapeuta – Vicedirettore e Docente di Psicologia Fisiologica, PNEI & Epigenetica c/o la Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico SFPID (Roma/ Bologna) – Presidente NEVERLANDSCARL e NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS (a favore di un invecchiamento attivo e a sostegno dei caregiver per la Resilienza nel Dolore Sociale) – Responsabile Progetto SOS Alzheimer realizzato da NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS – Responsabile area psicosociale dell’Ambulatorio Popolare (a sostegno dei meno abbienti) nel Centro Storico di Cosenza – Componente “Rete Centro Storico” Cosenza – Giornalista Pubblicista – CTU Tribunale di Cosenza.
Pagina personale
Canale youtube:

