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Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.

Perché, conoscersi e comprendersi, fa vivere meglio.

In questa ventesima puntata, ci occuperemo del quarto e ultimo dei meccanismi di difesa definiti di “Diniego”: “La fantasia schizoide”

Come precisato nelle altre puntate, questo lavoro riguardante i Meccanismi di difesa, si basa su una delle scale di valutazione più rigorose e affidabili (il cui acronimo è “DMRS “):  quella di John Christopher Perry, ripresa e approfondita dal prof. Vittorio Lingiardi, nelle sue pubblicazioni specifiche

“Un giorno incontrai un bambino cieco. Mi chiese di parlargli del mare: io, osservandolo, glielo descrissi. Poi, mi chiese di descrivergli il mondo: io, piangendo, glielo inventai…” (Jim Morrison)

Questa riflessione, attribuita al poeta e cantautore Jim Morrison (leader del complesso The Doors), ci introduce in maniera significativa, nell’argomento di oggi.

Definizione

Meccanismo di difesa mediante cui, proviamo ad affrontare conflitti emotivi e fonti di tensioni interne o esterne passando troppo tempo a “sognare a occhi aperti”, evitando così le relazioni interpersonali, l’agire più diretto ed efficace o la soluzione dei problemi.

Quindi, se da un lato finiamo con l’essere consapevoli della natura “fittizia” e non reale della fantasia, dall’altro, questa realtà “virtuale” (da noi creata e immaginata) finisce col diventare  la modalità più consona per esprimere o gratificare il bisogno di relazioni interpersonali soddisfacenti.

Funzione

Permette di ottenere una qualche transitoria e sostitutiva gratificazione tramite il “sognare a occhi aperti” perché, mentre si utilizza la fantasia, è come se si allontanasse  (anche se temporaneamente) la convinzione di essere impotenti, incapaci e inidonei.

Addirittura, mentre si “fantastica”, si può vivere una dimensione in cui si percepisce di essere onnipotenti e di poter fare, quindi, qualsiasi cosa.

È importante precisare che, tutto, ciò, si verifica senza alcuna perdita della capacità di percepire ed esaminare la realtà esterna. Si mantiene, infatti, la capacità di percepire la differenza tra vita reale e fantasia.

La fantasia diventa maladattiva soltanto quando spinge a rifugiarsi, in maniera eccessiva, lontano dal mondo reale.

Diagnosi differenziale

Acting Out

A differenza che nell’Acting Out, la fantasia non è accompagnata da alcuna azione nel mondo reale; tutta l’azione ha luogo dentro la propria testa.

Onnipotenza.

Nella fantasia Schizoide, a differenza che nel meccanismo di Onnipotenza, la fantasia può essere accompagnata da sentimenti di onnipotenza ma non c’è alcuna reale convinzione di essere onnipotenti e nessuna espressione verso gli altri, di tale convinzione.

Anticipazione.

La fantasia schizoide differisce dall’anticipazione in quanto non c’è alcun piano d’azione, nessun effetto previsto sul mondo esterno. L’anticipazione può usare l’immaginazione come uno strumento per confrontare o sperimentare modi alternativi di affrontare un problema della vita reale ma, il campo d’azione finale, è il mondo esterno.

In conclusione di questa, tutto sommato, breve passeggiata sull’argomento di oggi, vorrei salutarvi riportando un aneddoto di fantasia,  “immaginato” da Luciano de Crescenzo, nel suo libro “Il caffè sospeso” intitolato “Socrate al Fast Food” nel  quale, il famoso Filosofo, dialoga con il “collega” Fedone.

SOCRATE – “Mio caro Fedone, è da questa mattina che discutiamo se la fame sia per l’uomo un bene o un male: io penso che essa stimoli la creatività e tu invece la temi come il peggior nemico per la vita dello spirito. Ora, tanto per restare in argomento, che ne diresti di placare il nostro appetito con un buon pasto alla trattoria di Sarambos?”

FEDONE – “Senza dover camminare fino a fuori le mura, forse potremmo, da buoni filosofi, consumare un pasto veloce proprio in questa zona”.

SOCRATE – “Che io sappia, qui dove siamo, non c’è alcuna taverna che possa darci qualche galletta di maza o un mezzo chilo di sardine”.

FEDONE – “Guarda davanti a te, o maestro, e ti accorgerai che in pratica siamo già arrivati: la vedi tu quella fila di ragazzi che aspetta lungo il marciapiede? Ebbene, sappi che essi stanno per entrare in un luogo dove si mangia senza mai indugiare al piacere”.

SOCRATE – “Sono lieto che tra i giovani sia sorta una corrente di pensiero contro le lusinghe della tavola”.

FEDONE – “Codesto nuovo modo di cibarsi è chiamato fast food, espressione barbara che che nei Paesi ad di là delle colonne di Ercole sta per “cibo veloce”. Si dice che in tutto il Paese siano migliaia i ristoranti che hanno già deciso di trasformare i loro locali in fast food”-

SOCRATE – “E cosa offrirebbero da mangiare?”

FEDONE – “In genere carne tritata ai ferri e patate fritte”.

SOCRATE – “Per quanto mi riguarda, non ho paura di provare, mio buon Fedone, uniamoci ordunque ai giovani e speriamo che gli Dei apprezzino il nostro sacrificio!”

FEDONE – “Ti avviso, o Socrate, che, non essendo tu allenato a codesto tipo di alimentazione, potresti in seguito avere problemi di carattere digestivo!”

SOCRATE – “Non dire sciocchezze, o Fedone! Durante l’assedio di Potidea mangiai cose ben più disgustose. Piuttosto dimmi: che cos’è questo strano odore che impregna l’aria?”

FEDONE – “In verità lo ignoro: potrebbe essere l’olio fritto delle french fries o di sudore dei clienti, ma tu maestro non dartene pensiero giacché è proprio l’odore che avverti ad attirare i giovani nel fast food”.

SOCRATE – “Ho capito: questi giovanotti devono essere tutti filosofi cinici. Ricordo che una sera invitai il loro capo Antistene a un banchetto in casa di Agatone: si trattava di un pranzo di nozze dove venivano servite anguille del lago Copaide e vino di Rodi. Ebbene, sai tu cosa mi rispose il vecchio pazzo? Che avrebbe preferito morire, piuttosto che provare del piacere!”

FEDONE – “Quello è sempre stato un esaltato”.

SOCRATE – “Forse è come tu dici, o Fedone, però io adesso, negli occhi del giovane che mi sta accanto, scorgo la stessa voglia di soffrire che vidi sul volto di Antistene. Sono così sicuro di me che vorrei sincerarmene subito…” “Dimmi, mio giovane amico: perché mai vuoi mortificare il tuo gusto? Sei forse anche tu un seguace di Antistene?”

RAGAZZO – “De chi?”

SOCRATE – “Di Antistene di Atene, il cinico”.

RAGAZZO – “Il batterista degli Squallor?”

SOCRATE – “Ora che ci penso, Antistene potrebbe anche essere stato uno Squallor da ragazzo, ma non è di questo che voglio parlare. Ciò che invece vorrei sapere è perché tu, che dall’aspetto sembri un benestante, preferisci soffrire insieme ai tuoi amici”.

RAGAZZO– “E a te che te frega?!”

SOCRATE – “Dai tuoi modi aggressivi deduco che sei un cinico”.

RAGAZZO – ” ‘A Coma Profondo, ma chi è ‘sto Antistene?! E lassame perde’! “

SOCRATE – “Ho paura, caro Fedone, che ci siamo sbagliati di grosso: costoro non sono filosofi. Sono solo giovani schiavi, ridotti in questo stato pietoso da un feroce trattato di pace. Evidentemente gli americani, allorché vinsero la Seconda guerra mondiale, imposero delle condizioni che noi ignoriamo e che ancora oggi gravano sui popoli vinti!”

FEDONE – “Fino a questo punto!”

SOCRATE – “D’altra parte anche gli ateniesi hanno sempre infierito sugli sconfitti con pene e umiliazioni. Agli egineti fu amputato il pollice destro perché potessero maneggiare il remo ma non la spada e alla gente di Samo venne impresso sulla fronte con il ferro rovente il disegno di un piede, per ricordare loro che sarebbero sempre vissuti sotto il tallone di Atene. Al confronto cosa vuoi che siano migliaia di fast food, un paio di Rambo, una bevanda gassata e gli applausi registrati delle soap opera?”


Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio), vi do appuntamento alla prossima puntata, nella quale parleremo del primo dei meccanismi di difesa narcisistiche: “La Svalutazione”

Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi, offerti con una delicata base musicale. Buona “degustazione”

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