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Non abbandonare i sogni, se puoi; dagli forza e consistenza e, poi, lascia siano loro a prenderti, a portarti un’altra volta via da qui. Questa vita è ormai malata, lo sai: violata, intossicata adesso, anche lei, sotto questi cieli lividi. Niente più carezze e brividi per noi. Ti andrebbe di cambiare il mondo con me? Di riprovarci un’altra volta io e te? Proprio come ieri noi, così incoscienti, curiosi e intriganti, inconcludenti mai, giuro! La nostra immagine più vera dov’è? Questo folle anonimato, perché? Insopportabile l’idea di subire… Questa ignoranza che ci vuole i più uguali a lei, non fa per noi. Era tutta un’altra storia, lo so; È un nemico la memoria, lo so… Il potere annebbia gli uomini e , il denaro, certo non li sazierà. Ti andrebbe di fermare il tempo con me? Di ritrovare insieme un senso io e te? Una bicicletta, un fiume e tanto azzurro… Qualcuno che ti aspetta e ti rispetta c’è ancora. La forza di un abbraccio, dimmi, ce l’hai? Disperdere ogni sano slancio che avrai, si riparli di noi, di tutti i nostri limiti, magari a pezzi, ma con tanta dignità. Noi siamo ancora qua

A scriverlo ci vogliono 12 zeri, una quantità di denaro che non è facile da immaginare. Ma la novità è che siamo vicinissimi alla tripla stella: un bel 3, davanti.

E’ il “nostro” (nel senso che, ciascuno ne ha oltre 40.000 Euro sulla spalle) debito pubblico, che ha registrato un nuovo record, avvicinandosi sempre più al vertiginoso tetto di 3mila miliardi (qualcosa in più di 2766, per la precisione).

Questa notizia riporta alla possibilità che, un giorno o l’altro, potremmo non essere più in grado di onorare quanto dobbiamo a chi (soprattutto stranieri) ci presta il denaro per tirare avanti, comprando i nostri Buoni del Tesoro. 

Si, perché anche un paese può fallire, come un’impresa. Questo succede quando lo Stato non è più in grado di far fronte ai suoi debiti (e ai relativi interessi) che lo porta, di conseguenza, a non poter sostenere la spesa pubblica (pensioni, sanità, scuola, stipendi dei dipendenti pubblici e tutto quello che serve a “muovere” la macchina comune). 

Ma come nascono i presupposti per un simile disastro? 

“Volere bene” è una frase che più si sente dire in Calabria (ma anche nel resto del “Bel Paese” n.d.r.). Anche mia madre, quando mi ha riveduto, mi ha detto soltanto: “Credevo che non mi volessi più bene.” E coi capelli bianchi, i vecchi si domandano del figlio o della nuora: “E vi vuole bene?” E di qualunque rapporto, la prima domanda è.”Vi vuole bene?” – “Gli volete bene?” Non è l’amore. È la benevolenza, “il pensiero”, come dicono qui. E in caso di necessità, l’aiuto, la protezione. (Corrado Alvaro – Ultimo diario, 1948- 1956).

Cari lettori, per quanto strano possa sembrare, è l’assenza di Amore, la principale responsabile.

Senza quel sentimento, che nasce dall’accensione di una o più idee e che ci spinge, con vivo interesse, a protenderci verso qualcuno o qualcosa, ogni nostra azione (malguidata da spinte “naturalmente egoistiche”) tenderà a collocare l’impegno complessivo in ambito di minimo consumo mentale. Da qui, ovviamente, l’appiattimento, nella speranza di un “deus ex machina” di greca memoria, in grado di intervenire a risolvere. 

Nonostante noi. 

Quando accade ciò intervengono, di solito, gli avvoltoi… deputati allo smaltimento di ciò che non è più conforme agli standard di efficienza: animali moribondi, popoli dal cervello spento, e così via.

Sono certo che le attività speculative hanno avuto delle conseguenze negative. Ma questo fatto non entra nel mio pensiero. Non può. Se io mi astenessi da determinate azioni a causa di dubbi morali, allora cesserei di essere un efficace speculatore. Non ho neanche l’ombra di un rimorso perché traggo profitto dai miei pesanti interventi in Borsa. Io non ho speculato contro qualcuno per aiutare altri. Questo è un problema di chi non è all’altezza della situazione. Io, l’ho fatto semplicemente per far soldi (George Soros – Imprenditore, Economista, Speculatore)

Come si migliora la Società?

Sembra ovvio ma, a distanza di millenni da quando si è arrivati a capirlo, ancora non si è trovata una risposta più adeguata… e cioè: “costruendo ciò che manca, cominciando dal singolo”… attraverso lo sviluppo della MENTE. 

Cultura: l’urlo degli uomini in faccia al loro destino. (Albert Camus)

Ogni anno, arrivati al mese di settembre, per qualche giorno la Scuola, coi suoi problemi, prende la scena dei media.

Questa volta, a causa della campagna elettorale, si è iniziato anche prima, gettando sul tappeto problemi urgenti che andrebbero eliminati ma che, purtroppo non paiono di realistica risoluzione.

L’organizzazione del sistema Scuola, nonostante i proclami dei vari Ministri succedutisi in questi ultimi anni, lascia molto a desiderare

Il ministro dell’Istruzione attuale, Patrizio Bianchi (uno dei migliori, dicono, del governo dei migliori) ha ampiamente “tranquillizzato”, allentando la morse restrittiva pandemica: via le mascherine e stop alla DAD/DID.

Intanto, come sempre, leggiamo, infatti, di migliaia di nomine di docenti (e amministrativi), annullate per errori nelle graduatorie…

“I contenziosi si inaspriscono, gli alunni non avranno il docente in classe sin dal primo giorno di lezione. Il tutto ricadrà sulle spalle dei dirigenti scolastici, sulle segreterie scolastiche già oberate di lavoro, sui docenti che inizieranno a saltare da una scuola all’altra, sugli alunni e sulle famiglie che vedranno la continuità didattica sempre più come un miraggio ” (Giuseppe D’Aprile, Segretario Generale Uil Scuola)

Ma che cosa, in modo basilare, deve fare la Scuola?

Certo dare conoscenze, offrire il meglio del patrimonio delle varie discipline, ma soprattutto favorire la crescita umana e sociale dei vari giovani che hanno il diritto di scrivere, ognuno in modo autonomo e creativo, la propria Storia.

“Ogni studente suona il suo strumento. La cosa importante è offrire, a tutti, la possibilità di ciò che serve, per diventare parte di un’orchestra (la propria classe) che prova la stessa sinfonia, in perfetta armonia”.  (Daniel Pennac)

Come in ogni altra professione, non tutti i docenti “producono” allo stesso modo. Ci sono docenti – impiegati della Scuola (per fortuna sempre meno numerosi), c’è la maggior parte che con diligenza cerca (riuscendovi) di contribuire alla crescita degli alunni loro affidati e infine c’è uno stuolo di docenti che per carattere, preparazione ed “empatia” riescono a scuotere i discepoli dal sonno dogmatico in cui li mortifica questo tipo di società e socraticamente favoriscono la crescita autonoma, l’autostima, l’entusiasmo che aiuta a smuovere anche le montagne.

Bisogna avere la fortuna di trovare qualcuno della terza specie nel proprio percorso scolastico.

A moltissimi è toccato di fare almeno un incontro di questo tipo. Decenni dopo l’uscita dai banchi di scuola si ricordano, tra tante presenze decorose, coloro che con consigli culturali e con la loro stessa lezione di vita hanno ad un certo punto dato una svolta alla nostra formazione, facendoci uscire da un grigio anonimato e facendoci imboccare la strada dell’autonomia, del pensare con la propria testa, del confronto democratico con gli altri.

Noi dobbiamo, ognuno per la propria parte, chiedere che la Scuola sia palestra di libertà e di spirito critico e favorire le riforme che tengono in grandissimo conto queste esigenze.

Un Paese sarà all’altezza del suo compito quando avrà una Scuola che sappia favorire la crescita personale e sociale dei giovani.

Per raggiungere questo obiettivo bisogna formare sempre meglio i docenti, retribuendoli in modo decoroso e adeguato.

In ognuno di noi, esiste un patrimonio genetico nel quale è scritto tutto ciò che è accaduto prima di noi e quello che, potenzialmente, sarà il nostro sviluppo, alla stregua di quello che accade all’intero sistema Universo, che continua ad espandersi secondo un progetto e un programma che si estrinseca man mano.

Rendi conscio l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino.” (Carl Gustav Jung.)

Compito fondamentale della Scuola, è quello di stimolare il piacere e l’abitudine all’introspezione perché, in tal modo, ciascuno acquisirà contezza delle proprie capacità. Che utilizzerà per come gli sarà possibile, facendo i conti anche con la paura di fallire.

Ecco perché, ad esempio, è necessario trasmettere ai genitori il senso della propria autorevolezza e, al tempo stesso, il rispetto delle regole e dei ruoli, evitando la loro spasmodica ricerca di protezione e difesa del figlio che, in tal modo, non “crescerà” mai.

La tentazione del “Sistema”, d’altronde, è quella di volere una massa amorfa di cittadini che, magari borbottando, non disturbino più di tanto i “manovratori”.

Che spreco di tempo e di risorse…

Se tu domandassi l’età ad un ottantenne lui, subito, risponderebbe: “ottanta!” Ma se tu gli chiedessi di togliere dai suoi anni il tempo trascorso a compiacere amici e parenti, ad obbedire ai capi, a lavorare, a far denaro, a studiare, ad odiare e ad amare gli altri e, poi lo inducessi a riflettere su quanto, di quegli ottant’anni, è il tempo rimasto per sé, costui potrebbe, amaramente, scoprire di avere più o meno l’età di un adolescente. E allora, caro amico, breve non è la vita in sé, ma quella che veramente viviamo!” (Lucio Anneo Seneca)

Cari Insegnanti, anche se l’Italia spende in maniera non ottimale quel poco che investe de proprio PIL (prodotto interno lordo) nelle istituzioni scolastiche, la nostra preghiera consiste nell’invito a non dimenticare  di avere nelle mani (e nel cervello) opportunità e responsabilità pari, se non superiori, a quelle di chi opera nel mondo della sanità. 

Prevenire, infatti, è meglio che curare. E, voi, siete i veri “Maestri”, in questo ambito.

Cari Docenti che, nonostante tutto, lottate sulle barricate per condividere con i vostri allievi speranze e delusioni, provate ad immaginare cosa sarebbe stato, della nostra vita, se non avessimo incontrato “Maestri” in grado di trasformarci da potenziali “venditori di fumo”, in artigiani della mente protesi verso un’ottica di evoluzione e condivisione!

Quanti si salvano dall’oblio, potendo contare sulla certezza delle proprie qualità?

Cari Professori, conoscerete molto bene la massima di Sofocle, in base alla quale “Chi ha paura di chiedere ha paura di imparare, chi ha paura del buio non fa che sentir rumori, chi ha paura di sognare è destinato a morire”. E allora, tutti insieme proviamo a vivere e trasmettere l’acronimo “S.C.U.O.L.A.”, in Struttura Che Umanizza (rendendolo maturo) Ogni Lungimirante Allievo. 

Auguri e Grazie, per tutto ciò che riuscirete a fare.

Il Maestro

Non t’insegnerò quello che già sai
Io scommetto che li straccerai
Il maestro è qua ti benedirà puoi esibirti
Sbizzarrirti
È il momento tuo
Lanciati così
Butta fuori il meglio adesso sì
L’anima ce l’hai
Conta su di lei

Puoi sfidare il mondo adesso, o mai
La mia vita scorre mentre guardo te
Quella voglia di riscatto so cos’è
E nessuno può comprenderti di più
Nessun’altro prova ciò che provi tu
Io ti guardo e sento che puoi farcela
Maledetta sorte puoi sconfiggerla
Non ti lascerò
Senz’alibi io no
Punta in alto credi a me
Guarda avanti
Ti trasformerai
Tu ti evolverai

Sulla scena il segno lascerai
Mentre io vivrò silenziosa scia
Tu seme della mia pazzia
Prenditi i segreti questa eredità
Altrimenti il mio lavoro sfumerà
C’è bisogno di talenti come te
Troppa volontà che resta lì dov’è, muta
Nuovi stimoli si aspettano da noi
Non possiamo né dobbiamo indietreggiare mai
Ascolta il tuo maestro il mondo è questo
Prima l’arte, la passione e dopo il resto
Premiami se puoi
Un bel saggio e poi
Un applauso a tutti noi
Che impariamo

Enzo Ferraro – già Dirigente Scolastico, Letterato, Umanista, Politologo

Giorgio Marchese – Direttore “La Strad@”

Un ringraziamento ad Amedeo Occhiuto per aver suggerito molti degli aforismi presenti 

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