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La struttura portante di questo articolo ha visto la luce in una notte del lontano agosto 2010, a “Villa Pardi” di Manoppello (Pescara). A distanza di dodici anni, è sembrato utile riproporlo arricchito di tutta l’esperienza maturata nel tempo.

UNA BUONA LETTURA

Signore, sono Giuda Il tuo vecchio amico. Parlo dall’inferno, non dal paradiso. Scusa se disturbo, se ti cerco ancora… Io ti sto aspettando, oggi come allora. Ero solo un uomo, ora un uomo solo. E mi grido dentro tutto il mio dolore. L’ho pagata cara la mia presunzione: io volevo solo essere il migliore. Ora sono qui, ultimo tra gli uomini, a portare ancora tutte le spine della tua corona. Perdonando me, liberi anche te: dalla solitudine. Scusa se ti cerco, se ti invoco ancora: io ti sto aspettando, oggi come allora. Ora devo andare nel buco nero spazio – temporale, nella certezza della dannazione, nel buio freddo dell’umiliazione. Che sarà di me? Che sarà di te? Dimmi, mio signore! L’ho pagata cara la mia presunzione. Io volevo solo essere il migliore (Antonello Venditti)


L’Aquila (“semplicemente” Aquila fino al 1939) è una bellissima città che respira l’alito della Catena montuosa del Gran Sasso e dei monti della Laga. La città nasce nel tredicesimo secolo dopo Cristo per simboleggiare la ribellione al feudalesimo del tempo e fu voluta, appunto, per questo, bellissima e “simbolica”: “Facciamo una città così bella che nessun’altra, nel regno, le si possa paragonare” (Buccio di Ranallo, Cronache dalla fondazione dell’Aquila). Passeggiare per le sue strade, dopo l’ultimo terremoto del 2009 (il quarto, che ha colpito tale centro, dalla sua edificazione) trasmette sensazioni contrastanti.

“…in questa notte lurida che sa di fango… E tirano certe bombe che nessuno se le aspettava, in questa notte storica senza lapilli e senza lava e tirano certe bombe che sembrano dei giocattoli, che ammazzano le persone e risparmiano gli scoiattoli. Centocinquanta stelle e più di una scintilla, in questa notte isterica che sa di camomilla…” (F. de Gregori)

  • da una parte, l’impressione di trovarsi sul luogo dell’esplosione di un ordigno che ha eliminato gli esseri viventi lasciando relativamente intatto il resto dell’ambiente;
  • per un altro verso, tastando le pietre che lastricano il selciato, o avvicinando la mano agli usci abbandonati, si sente “qualcosa”, forse lo spirito “ilozoistico” di chi ha animato le contrade di uno dei borghi più belli del mondo.

Probabilmente, l’energia che si sprigiona dalla roccia abruzzese aiuta non poco a cercare e trovare il bandolo di quella matassa chiamata “senso della vita”. Nel 1288, l’eremita Pietro Angeleri da Morrone, decise di edificare a L’Aquila la Basilica di Santa Maria di Collemaggio (capolavoro dell’arte romanica e monumento simbolo della città) dove venne incoronato Papa, ultraottantenne, con il nome di Celestino V, il 29 agosto 1294. In quello stesso mese, emanò una bolla (ancora oggi valida e considerata il primo giubileo della Storia) con la quale concedeva un’indulgenza plenaria e universale a tutta l’umanità, a condizione di entrare nella “sua” basilica nell’arco di tempo compreso tra le sere del 28 e del 29 agosto di ogni anno e di essere “veramente pentiti e confessati”.

Cari lettori, volgendo lo sguardo su ciò che resta, a L’Aquila, di quel fulcro di illuminazione celestiniana, si viene magicamente attratti verso un punto, su cui una mano anonima ha vergato: “Il passato prende sempre più spazio e la città sparisce man mano sotto i tuoi piedi; ti rendi conto che non stai andando da nessuna parte?”

Che vuol dire essere una persona equilibrata?

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorgono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi, supera se stesso, senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi, tutti i venti sono lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla; tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non i non voler lottare per superarla” (A. Einstein).

Nell’immagine proposta, due sequenze “incrociate”. Un giovane Robert Hossein (pseudonimo di Robert Hosseinhoff ), all’epoca de “La meravigliosa Angelica” (avvincente saga degli anni sessanta del secolo scorso) guarda verso una persona che cammina su una corda di cui non si vede il capo opposto (quindi non si sa dove si va), con i tacchi a spillo e le calze a rete.

La domanda è: “Come si diventa, nonostante tutto, persone equilibrate”. E che c’entra l’immagine?

Nella serie televisiva summenzionata, l’attore interpreta un nobile e avventuroso eroe, un po’ sognatore e “alquanto” alchimista.

L’alchimia è un’antica pratica che combina elementi di chimica, fisica, astrologia, arte, semiotica, metallurgia, medicina, misticismo e religione. Vi sono tre grandi obiettivi che si propongono gli alchimisti. Il più importante traguardo dell’alchimia è la trasmutazione dei metalli in oro o argento. In secondo luogo, essi tentarono di creare la panacea universale, un rimedio che avrebbe dovuto curare tutte le malattie, oltre a saper generare e prolungare indefinitamente la vita. La pietra filosofale era la chiave per questi obiettivi. Questa sostanza di tipo etereo (che potrebbe essere una polvere, un liquido o una pietra) avrebbe avuto il potere di rendere possibili entrambe. Il terzo obiettivo consisteva nel dare l’onniscienza. Il pensiero alchemico è considerato da molti il precursore della chimica moderna prima della formulazione del metodo scientifico.

Quindi, in sostanza, il personaggio dell’immagine riveste i panni di una persona che (attraverso studi abbastanza impegnativi) cerca di arrivare a ciò che serve da conoscere per poi riuscire a vivere decisamente meglio, attraverso la panacea (in grado di curare tutte le malattie), la trasmutazione dei metalli poveri in nobili (attraverso dei processi che teoricamente è possibile determinare) e l’onniscienza (il sapere tutto, come attributo divino).

Agli occhi dei più, tenta di realizzare qualcosa di impossibile o, comunque, altamente improbabile:

  • sintonizzarsi con i reali bisogni da appagare per rispettare quegli standard che non ci fanno ammalare;
  • migliorare la nostra personalità “nobilitandola”;
  • seguire un percorso eclettico, aperto che, privo di presuntuose preclusioni, ci avvicini all’essenza della vita, dove è più facile, logicamente, riconoscere le verità.

In fondo, tutti noi dovremmo provare a diventare degli alchimisti per individuare la soluzione per poter camminare sul filo della vita, pur senza avere strumenti per affrontarne il percorso (come un’asta per migliorare il baricentro o delle scarpette adeguate) ma con tacchi a spillo e calze a rete.

…un bel giorno che qualcuno dice triste, un essere umano emerse dall’immenso universo inconscio, composto di energia vitale, e presa coscienza di sé, unità parcellare, si trovò su ciò che tutti chiamano Terra. Qui, verdi pianure di buoni pascoli, lì monti bianchi, vestiti dalle nevi perenni; boschi con alberi millenari, laghi di buona acqua dolce e mari di acqua salata, ora impetuosamente minacciosa, ora di onde calde e confortevoli, tanti esseri umani e tante varietà di animali di mille specie. In questa girandola di Esseri Viventi, tutti in continuo movimento, il nuovo Essere Umano, piccolo piccolo, sgomento e perduto, si rivolse lassù “ove è tardo lo sguardo” e piangendo, incredulo, ripeté smarrito: “Come farò?” Una voce lontana, come fosse l’eco della sua…ripeté: “AVRAI TANTI POTENZIALI POTERI CHE TI PERMETTERANNO DI VIVERE” Questi POTERI sono i componenti della PERSONALITA’ che tutti noi Esseri Umani, alla nascita, nel momento in cui abbiamo avuto la condanna alla vita, POSSEDIAMO.

Dobbiamo:

  • Prima CONOSCERLI
  • Poi SVILUPPARLI
  • Quindi SAPERLI USARE

Il nuovo piccolo essere umano, avendo constatato l’impossibilità di altre scelte, piano piano, giorno dopo giorno, iniziò a sentire in sé “i suoi poteri” e ringraziando chi gli aveva donato tanti tesori, iniziò a vivere ciò che tutti impariamo a conoscere: LA VITA TERRENA. In attesa di tornare lassù ove tutto è immenso, per lui che vale molto di più di ciò che la “condizione umana” può farci realizzare. Per nostra sventura e maggiore sofferenza, strada facendo ci si dimentica che il soggiorno è temporaneo e ci si avvinghia alla terra, avviluppati dai mille tentacoli che la società che abbiamo trovato ci elargisce, convinta di offrirci il meglio e molto spesso facendoci dimenticare il “vero scopo”: L’ESPERIENZA DI VITA TERRENA (da Osservando, Riflettendo e Meditando sull’essere Umano – Giovanni Russo – EUR Ed.)

Ma perché i tacchi a spillo e le calze a rete?

Un saggio sosteneva che ogni essere umano, per quanto valido possa essere interiormente, finisce, agli occhi degli altri, col diventare un oggetto di cui valutare l’acquisto; se non ci si rende appetibili ed interessanti agli occhi della Società, si finisce per restare a prendere polvere negli scaffali di quel negozio in cui si determinano le relazioni umane.

Infatti

Quanti individui validi esisteranno al mondo? Tantissimi. Ma di quanti se ne conosce l’esistenza? Molti di meno. Questo non sembri strano perché, o ti applichi a studiare (e quindi impegni la tua vita in quella direzione) o ti proponi agli altri, con un abile azione di marketing.

E’ in questa interpolazione (procedimento matematico per determinare, in modo approssimato, valori incogniti, partendo da valori noti) di mediazione che sta la possibilità di diventare equilibrati e non perdersi.

Osserviamo il comportamento umano nella Società contemporanea.

Chi più, chi meno, cerca il suo personale posto al sole (Eden, in cui ottenere quello che serve secondo il principio del minimo sforzo e massimo rendimento) attraverso due strade convergenti:

  • l’omologazione (adeguandosi a criteri che connotano status);

  • la personalizzazione (nel tentativo di farsi notare come unici, irripetibili e, di conseguenza, appetibili).

Il tentativo di quadratura di questo cerchio è di per sé, un percorso alchemico che ci rende capaci di:

  • visualizzare una Scala Valoriale (per capire cosa è importante);
  • acquisire la capacità di ragionamento, sviluppando adattabilità & conciliazione e, con essi,la capacità di riflettere secondo un corretto ordine di priorità migliorando assorbimento e metabolizzazione delle frustrazioni e la gestione dei conflitti interiori;
  • vivere i principi di autostima e autoaffermazione; –

Caratteristiche della buona mentalizzazione (Introspezione) secondo Anthony Bateman e Peter Fonagy

  • Assenza di pregiudizi
  • Inclinazione alla contemplazione e  alla riflessione
  • Capacità di assumere il punto di vista altrui (empatia) con un interesse reale per il mondo dell’altro
  • apertura alla scoperta
  • Prospettiva motivazionale  evolutiva senza autoesaltazione
  • Interesse per le differenze  e per l’impatto degli stati affettivi
  • Capacità pedagogiche e di ascolto – Continuità autobiografica – Ricchezza della vita interiore

Chi non ci riesce, dal momento che (non dimentichiamolo) cammina, presuntuosamente, con abbigliamento inappropriato, su una corda sospesa che va in direzione sconosciuta, precipita in quella perdizione che abbiamo imparato a conoscere come “vuoto esistenziale”. Chi, invece, riflette a sufficienza, valutando il rapporto costo / beneficio (cosa faccio, quanto ottengo, quanto impiego della mia vita?), migliora le proprie capacità diventando, via via, sempre più accorto.

Questo significa che bisogna fare tesoro dell’esperienza e capitalizzare tutto ciò che cade sotto la nostra osservazione, cercando di discriminare l’utile dall’inutile (che diventerà utile a sua volta quando incontrandolo nuovamente, lo si eviterà). Ecco come si fa a diventare persone relativamente equilibrate.

C’è differenza fra equilibrio, maturità e saggezza?

“Per settimane e settimane, a volte col sole primaverile, a volte con la neve alta un metro fuori dalla porta e i lecci e i rododendri come immobili giganti di ghiaccio, sono stato ospite di un utraottantenne, coltissimo indiano che, nella sua vita non ha fatto nient’altro che riflettere sul senso della vita e che, dopo aver incontrato tutti i grandi maestri del suo tempo, vive lì da solo, convinto che il vero, grande maestro, sia quello che ognuno si porta dentro. La notte, quando il silenzio è talmente denso che sembra rimbombare, si alza, accende una candela e ci siede dinanzi per un paio d’ore. A che fare?”

“A cercare di essere me stesso, a sentire la melodia. Tutte le forze, quelle visibili e quelle invisibili, quelle tangibili e quelle intangibili, quelle positive e quelle negative, hanno fatto sì che noi due, in questo momento potessimo sederci qui, dinanzi al camino, a bere il the!”

“E la melodia?”

“Non è facile. Bisogna prepararsi e, a volte, la si sente: è la melodia che vien da dentro, la vita che sostiene tutte le vite, la vita dove tutto ha il suo posto, dove tutto è integrato: il bene e il male, la salute e la malattia, la vita interna… dove non c’è nascita e non c’è morte!” (Da “Un altro giro di giostra” – Tiziano Terzani – Tea Ed. 2010)

In questa immagine, abbiamo un ciclone ed un aereo che cerca di venirne fuori. Cosa si vuole significare? Il ciclone è una zona di bassa pressione all’interno della quale gira vorticosamente una massa d’aria. Contrariamente a quello che si potrebbe immaginare, l’occhio del ciclone è la zona in cui si verifica meno scombussolamento perché, più ci si allontana da quel punto, più la massa d’aria gira velocemente.

Molte volte, come l’aereo dell’immagine (che scamperà al pericolo, proprio per la sua paradossale posizione rispetto al vortice d’aria ciclonica), noi ci troviamo in condizioni privilegiate ma non sappiamo rendercene conto e, quindi, non siamo neanche in grado di sfruttare la situazione. La persona equilibrata è la persona che cerca di mediare fra la capacità di essere maturi e il salto di qualità per diventare saggi. Essere maturi significa riuscire a percepire consapevolmente la capacità di valere qualcosa; Sosteneva Albert Einstein che più che andare alla ricerca di onori bisognerebbe avere la coscienza di meritarli. La persona matura, però, spesso non riesce ad esplicare tutto quello di cui è capace perché una serie di ostacoli glielo impediscono. La persona saggia è quella che, pur non arrendendosi, parte dal principio che incontrerà delle difficoltà e, quindi, studierà delle strategie idonee per il superamento o l’evitamento o il sormontamento, facendo addirittura, diventare l’ostacolo un punto di forza, una sorta di palestra di allenamento.

Quante volte abbiamo ascoltato lamenti di persone che dichiaravano di essere “nell’occhio del ciclone”?

Riosservando l’immagine del ciclone e dell’aereo, la persona in cammino verso la maturità si arrabbia moltissimo perché deve portar fuori il proprio aereo per volare verso l’alto e vede intorno questa massa d’aria che si sposta e che lo costringe, a sua volta, a spostarsi per non essere travolto; la persona saggia, partendo da questa limitazione, ne trova tutti i vantaggi (intanto è in una zona di quiete, osserva i parametri, li utilizza portando l’aereo fuori dalla perturbazione e cercando di raggiungere quel sole che tutti, metaforicamente, cerchiamo).

Ci sono mille modi di inginocchiarsi e baciare la terra; di là delle idee, di là da ciò che giusto e ingiusto, c’è un luogo. Incontriamoci là (Gialal al Din Rumi – poeta sufi -1207)

Immaginiamo un percorso di crescita: cosa accade dall’infanzia alla tarda adolescenza e come, tutto, ciò, influenzerà la vita di una persona?

In India, il divino è una presenza costante; il modo stesso di salutarsi unendo i palmi delle mani al petto, inchinando leggermente la fronte e pronunciando “Namaste!” significa “Saluto il divino che riconosco in te!”

In questa immagine:

  • sulla sinistra, dei bambini sorridenti che guardano il cielo senza paura dell’intensità del sole… con tante speranze e buoni propositi;

  • al centro, una bella ragazza nel pieno dell’adolescenza (che ricordiamo, può prolungarsi anche oltre il diciottesimo anno d’età) che ci guarda con atteggiamento di sfida, come per dirci “il mondo è nelle mie mani!”;

  • sulla destra, rivediamo gli stessi bambini di prima che, affrontata, ormai, la strada che li porta ad essere adulti, continuano a guardare verso l’alto ma hanno perso la spensierata sicurezza e la sfrontata presunzione; si sono avviati alla vita reale… e il loro cammino è solo all’inizio!

Dall’egocentrismo al processo maturativo: è questo quello che accade.

“Egocentrismo” (con annesso “Narcisismo”), quindi “io al centro di tutto”, io che ritengo di poter fare qualsiasi cosa, io che percepisco di avere dei poteri immensi (che, effettivamente, possiedo allo stato potenziale); però, io che non mi sono reso conto che i tanti “io” che mi stanno intorno la pensano allo stesso modo e pretendono da me quello che io pretendo da loro. Io pretendo che tutti siano al mio servizio, gli altri “io” pretendono che tutti siano al loro servizio. Compreso me.

“La parola io è uno strano grido che nasconde invano la paura di non essere nessuno è un bisogno esagerato e un po’ morboso è l’immagine struggente del Narciso. Io, io, io e ancora io. Io che non sono nato per restare per sempre confuso nell’anonimato; io mi faccio avanti, non sopporto l’idea di sentirmi un numero fra tanti; ogni giorno mi espando: io posso essere il centro del mondo. Io sono sempre presente, sono disposto a qualsiasi bassezza per sentirmi importante… devo fare presto, esaltato da questa mania di affermarmi ad ogni costo, mi inflaziono, mi svendo: io voglio essere il centro del mondo! Io non rispetto nessuno; se mi serve, posso anche far finta di essere buono. Devo dominare, sono un essere senza ideali, assetato di potere; sono io che comando io devo essere il centro del mondo! Io, vanitoso, presuntuoso esibizionista, borioso, tronfio; io superbo, megalomane, sbruffone avido e invadente disgustoso, arrogante, prepotente… io, soltanto io, ovunque io. La parola io… questo dolce monosillabo innocente, è fatale che diventi dilagante nella logica del mondo occidentale; forse è l’ultimo peccato originale. Io”. (Giorgio Gaber – La parola Io)

Ogni essere umano, fin da quando viene al mondo, ha l’obbligo naturale di appagare delle esigenze che, partendo da criteri di indispensabilità (bere, mangiare, dormire, etc.), coinvolgono settori necessari alla realizzazione personale (autostima, autoaffermazione, etc.).

Rendersi conto che si deve appagare una serie di necessità per poter crescere in maniera corretta, aiuta a capire le motivazioni dei comportamenti adolescenziali che, spesso, sono caratterizzati da dipendenze psicologiche che, alla lunga, finiscono sempre per essere negative.

Molti problemi odierni, infatti, sono determinati da una mancata crescita maturativa e dalla confusione che si fa, fra bisogni reali (il cui appagamento determina pragmatica concretezza) e desideri (da non confondere con sogni o aspirazioni ma, semmai da considerare come fattori compensatori a frustrazioni o necessità di omologazione).

L’adolescente cerca di colmare la propria insicurezza (fisiologica, data l’età) e l’incapacità di autoaffermarsi, con sostituti esterni tipo: fumo (di ogni genere), “vestiti divisa”, droghe, alcool, comportamenti di protesta sociale, etc.

Qualunque essere umano al mondo, nasce dotato di potenzialità da coltivare, sviluppare e valorizzare. A seconda di come si determina l’interazione con l’ambiente circostante (famiglia, scuola, gruppi di appartenenza), potrà sviluppare in maniera più o meno matura.

Come risultato di una crescita corretta, avremo una serie di comportamenti adeguati, che ci dimostrano che la persona ha introiettato corretti modelli d’identificazione, buone regole di convivenza ed idee coerenti con il rispetto di se stesso e degli altri.

I primi modelli di riferimento rispetto alla Società, vuoi o non vuoi, si acquisiscono dalla famiglia (nel senso che si prende per buono quello che si sente dire o che si vede fare in casa)

Di base, ogni essere umano è narcisista (proteso, esclusivamente, alla “cura” di sé).

Di conseguenza, per favorire un percorso di integrazione maturativa, si devono proporre concetti improntati ad uno scambio corretto con il prossimo, da applicare nella comunicazione con il mondo esterno. A queste condizioni, ogni adolescente, man mano, sviluppa le proprie capacità mentali ed evita di strumentalizzare gli altri per raggiungere i propri obiettivi.

Di solito, prima dell’adolescenza il bambino ha avuto un rapporto privilegiato con la madre e ciò ha determinato un vincolo profondo che segna l’essere umano “figlio” per tutta l’esistenza.

Tra la prima e la tarda adolescenza, si riscontrano problemi diversi.

Nella prima adolescenza, ad esempio, i temi centrali da affrontare riguardano la rielaborazione della propria immagine corporea, il distacco dai genitori, l’accesso ad un elaborato di pensiero che consenta adeguate riflessioni per la risoluzione dei problemi che, quotidianamente, si devono affrontare e risolvere.

Durante la tarda adolescenza e nei momenti successivi, diviene importante acquisire una maggiore responsabilità, raggiungere la capacità di sapersi gestire l’amministrazione economica, conquistare l’autonomia e costruire la base per una vita di coppia.

La ricerca delle relazioni sociali con i coetanei, l’amicizia, l’innamoramento hanno una notevole importanza. Si porta l’attenzione sul proprio corpo, sull’apparenza esterna, sull’impressione che si fa agli altri. Si sente un forte bisogno di autonomia e i conflitti con i genitori si fanno sempre più evidenti, come pure le crisi, le preoccupazioni, le insicurezze, i dubbi sulla propria identità.

Una delle difficoltà del processo di emancipazione non è il raggiungimento della rottura dei rapporti con la famiglia, ma la trasformazione degli stessi, che tuttavia conservano gli aspetti positivi, come: fiducia, affetto, appoggio ecc.

L’adolescente ha bisogno della famiglia come fonte di sicurezza, il bisogno di vedersi emancipato, ma ha paura di perdere l’affetto dei genitori.

E i gattini, in basso, al centro dell’immagine, che significato hanno?

Un po’ d’amore, di tenerezza, di protezione… ecco questo non guasterebbe proprio!

L’appartenenza… non è lo sforzo di un civile stare insieme, non è il conforto di un normale voler bene: l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé. L’appartenenza… non è un insieme casuale di persone, non è il consenso a un’apparente aggregazione: l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé. Uomini del mio passato, che avete la misura del dovere e il senso collettivo dell’amore, io non pretendo di sembrarvi amico; mi piace immaginare la forza di un culto così antico e questa strada non sarebbe disperata, se in ogni uomo ci fosse un po’ della mia vita ma, piano piano, il mio destino é andare sempre più verso me stesso e non trovar nessuno. L’appartenenza… è assai di più della salvezza personale, è la speranza di ogni uomo che sta male e non gli basta esser civile. E’ quel vigore che si sente se fai parte di qualcosa che in sé travolge ogni egoismo personale, con quell’aria più vitale che è davvero contagiosa. Uomini del mio presente, non mi consola l’abitudine a questa mia forzata solitudine; io non pretendo il mondo intero vorrei soltanto un luogo un posto più sincero dove, magari un giorno, molto presto, io finalmente possa dire: questo è il mio posto! Dove rinasca, non so come e quando, il senso di uno sforzo collettivo per ritrovare il mondo. L’appartenenza è un’esigenza che si avverte a poco a poco, si fa più forte alla presenza di un nemico, di un obiettivo o di uno scopo, è quella forza che prepara al grande salto decisivo che ferma i fiumi, sposta i monti con lo slancio di quei magici momenti in cui ti senti ancora vivo. Sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire… NOI! (Giorgio Gaber – Canzone dell’appartenenza)

Non chiedere di avere una salute perfetta: sarebbe avidità; fai della sofferenza la tua medicina e non aspettarti una strada senza ostacoli: senza quel fuoco la tua luce si spegnerebbe; usa la tempesta per liberarti (Massima Zen)

In conclusione, quali sono le tappe e gli obiettivi da raggiungere per un percorso che ci faccia diventare adulti non solo sul piano anagrafico?

Un uomo va dal suo re che ha fama di saggezza e gli chiede: “Sire, dimmi, esiste la libertà nella vita?”

“Certo; quante gambe hai?”

“Due, mio signore!”

“E tu, sei capace di stare su una?”

“Si”

“E allora, prova; decidi tu su quale”

L’uomo pensa un po’, poi tira su la sinistra, appoggiando tutto il proprio peso sulla gamba destra.

“Bene, ora tira su anche l’altra!”

“Mi è impossibile, mio Signore!”

“Vedi? Questa è la libertà; sei libero… ma solo di prendere la prima decisione; poi, non più!” (Da Un altro giro di giostra – Tiziano Terzani – Tea Ed. 2010)

Manoppello, antico borgo abruzzese in provincia di Pescara, nasce, nella metà del’700, “Villa Pardi – Il giardino dei ciliegi” .Il complesso è stato così chiamato in ricordo della principessa georgiana Kety Mkheidzè, sposa del proprietario Gr.Uff. Manlio Pardi. Questa villa abruzzese, amata da Kety, nel paesaggio circostante ritrova la suggestiva bellezza delle colline georgiane.

Cari Lettori, sarà per l’ora tarda in cui mi trovo a scrivere queste righe ma, sotto una luna piena, nel cuore della notte, provo a fotografare mentalmente il contesto ambientale e finisco col ritrovare, nelle pieghe della memoria, una straordinaria somiglianza con le strutture architettoniche nobiliari americane del diciottesimo secolo.

Ed è a questo punto che si interseca il significato dei due personaggi dell’immagine proposta

Il patriota, è un film del 2000 diretto da Roland Emmerich e interpretato da Mel Gibson e Heath Ledger. Siamo nel Sud Carolina del 1776. Benjamin Martin (Mel Gibson), un eroe di guerra inglese, vive con i suoi 7 figli in tranquillità, dopo aver combattuto la lunga guerra tra britannici e francesi per il controllo delle colonie nord-americane. La prospettiva di una rivolta contro i britannici, agli albori della Guerra di indipendenza americana non lo convince, e si oppone inutilmente di fronte ai suoi concittadini davanti a tale eventualità. Ma la guerra inizia e la sua preoccupazione è rivolta al figlio Gabriel (Heath Ledger) che si è arruolato. Benjamin si vede costretto a riprendere le armi dopo che lo spietato colonnello inglese William Tavington (Jason Isaacs) ha fatto prigioniero Gabriel (che era tornato a casa ferito dopo una battaglia svoltasi nel campo di fronte alla proprietà di Benjamin) e ucciso, davanti ai suoi occhi, l’altro figlio Thomas (Gregory Smith). Egli riprende quindi le armi dalla parte degli americani e con una serie di agguati e battaglie cambierà il corso della guerra d’indipendenza nella Carolina del Sud.

Due uomini. Un giovane (Gabriel Martin /Heath Ledger) e un “veterano” (Benjamin Martin / Mel Gibson). Entrambi ci guardano. Il primo è sprezzante e vuole dimostrare di essere all’altezza del padre tentando di esorcizzare la paura con l’aggressione al pericolo. Il secondo conosce la vita e i dolori che le gravitano intorno. Ha meritato onori e rispetto e vorrebbe godersi ciò che resta della sua famiglia. Sarà costretto ad affrontare quello che non vuole per amore del figlio che non riuscirà a salvare ma a cui dimostrerà il significato di termini come rispetto, dignità e sicurezza: anticamera indispensabile per accedere a quel concetto astrale chiamato “maturità”.

Autostima e autoaffermazione. Due valori fondamentali indispensabili quando, sulla fune, con le calze a rete e i tacchi a spillo, ci renderemo conto che non potremo più tornare indietro. Potremo solo diventare più accorti e ridurre, in tal modo i rischi improduttivi.

Una buona occasione, nella vita, si presenta sempre. Il problema è saperla riconoscere! (Tiziano Terzani)

Qualcuno sostiene che l’inconscio di una persona è proiettato su un’altra persona, così che la prima accusa la seconda di ciò che trascura in se stessa.

Jung, a tal proposito, spiega che questo principio è di una validità talmente generale e allarmante che ognuno farebbe bene, prima di prendersela con gli altri, a mettersi a sedere e considerare molto attentamente se il mattone non dovrebbe essere gettato sulla propria testa.»

Potremmo concludere, quindi (sempre seguendo il pensiero di Jung) che il lasciar agire, il fare nel non fare, l’abbandonarsi diviene una chiave che dischiude la porta verso quello che chiamiamo “vita”

Metti da parte il libro, la tradizione, l’autorità e prendi la strada per scoprire te stesso. (Jiddu Krishnamurti)

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso, siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo. La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso. La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare, questo rumore che rompe il silenzio, questo silenzio così duro da masticare. E poi ti dicono “Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera”. Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera. Però, la storia non si ferma davvero davanti a un portone, la storia entra dentro le stanze, le brucia, la storia dà torto e dà ragione. La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere, siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere. E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia) quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare. Quelli che hanno letto milioni di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare… ed è per questo che la storia dà i brividi, perchè nessuno la può fermare. La storia siamo noi, siamo noi padri e figli, siamo noi, bella ciao, che partiamo. La storia non ha nascondigli, la storia non passa la mano. La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano. (F. de Gregori)